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Ingv, verso la chiusura

Mancano poche settimane alla smantellamento della sede dell’Ingv – Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia- dell’Aquila. La città del terremoto del 2009 è a un passo dalla chiusura di quella ‘casa’ che da Roma si era voluta impiantare nella nostra realtà dopo il 6 aprile. Nel palazzo in Via dell’Arcivescovado, all’interno dell’immobile di proprietà dell’imprenditore Gabriele Valentini, c’è un call center da questa estate.
La notizia dell’imminente uscita di scena di quello che è stato un punto di riferimento importante fa molto discutere anche dopo il terremoto di Amatrice. Sette anni fa i soldi c’erano grazie a un accordo tra il Miur e l’Ingv. E prevedevano un’autonomia quinquennale, con scadenza fissata al 31 dicembre 2015, poi prorogata di un anno.
A capo della struttura che coordinava una trentina di esperti, la maggioranza dei quali con contratto a tempo determinato, viene nominato il sismologo Fabrizio Galadini. Quest’ultimo intervistato dal Sole24Ore fornisce una sua interpretazione dei fatti: “Evidentemente la difesa dei terremoti non è una priorità politica”. Eppure si dovrebbe sapere che la struttura dell’Ingv oltre che del monitoraggio sismico si occupa dello studio delle faglie attive, della risposta dei terreni alle sollecitazioni sismiche, la cosiddetta microzonazione in corso dal 2010 su 2 mila Comuni italiani.
Sette anni fa fu l’allora presidente dell’Ingv, Enzo Boschi, a individuare la sede nel cuore del centro storico dell’Aquila quasi con un atto d’imperio: “M’impuntai perché era ovvio che dopo il terremoto del 6 aprile non c’erano più attenuanti: il sottosuolo di quest’area andava indagato con sistematicità”.
Oggi non c’è più nessuno a sbattere i pugni sul tavolo. (f.m.)