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Avezzano, l’opposizione alza le barricate

di Pierluigi  Palladini

 Rottura palese fra l’opposizione consiliare di Avezzano e il “DiPangrazioSindaco”. A far saltare i tavoli sono state le dichiarazioni del primo cittadino che è stato aspro nei confronti nella minoranza sulla questione delle opere pubbliche bloccate e l’Anac, minoranza tacciata di dire il falso e, naturalmente, in soldoni, di lavorare contro la città. La minoranza, che forse troppo spesso ha cercato una via di confronto e di dialogo col primo cittadino, ora si dichiara stufa di questi metodi dittatoriali e passa al contrattacco. La prima mossa è quella, di mostrare come grandi opere a parte, il “DiPangrazioSindaco” non stato capace nemmeno di garantire l’ordinaria amministrazione e la manutenzione quotidiana della città. Teatro di queste palesi testimonianze di vuoto chiacchierare senza fatti concreti, sarebbero l’abbattimento del solo tetto della casa sismica su via Garibaldi, oggetto di una campagna di informazione meritevole di miglior destinazione d’uso, ma che ha solo prodotto un cumulo di rottami e macerie sul sito che è diventato, a detta dei residenti, teatro di convention di grandi dimensioni di ratti di ogni genere. Poi c’è un tombino su via Don Minzoni, abbassatosi talmente a un livello pericoloso, rispetto alla sede stradale, da essere stato ingabbiato ma senza che nessuno ponga un rimedio serio. Infine, l’annosissima vicenda del marciapiede lungo via Don Minzoni, stessa strada, ma nella parte più a nord, proprio davanti al Comando della Polizia Locale. Il marciapiede in sostanza non esiste più se non qualche pallida rimembranza qua e la  che si fa strada fra erbacce alte, pezzi di sterrato, buche e terriccio. Insomma una vera porcheria, tanto per ricominciare a chiamare le cose con il loro nome. Ma l’affondo delle minoranze consiliari non si ferma qui. I consiglieri Mariano Santomaggio, Emilio Cipollone, Vincenzo Gallese, Alberto Lamorgese, Alessandro Barbonetti e Stefano Chichiarelli, prendono lo spunto per puntare il dito contro l’atteggiamento complessivo del “DiPangrazioSindaco”: «Il Sindaco Di Pangrazio non finisce di stupirci. Preso atto del suo totale fallimento come amministratore, ormai gioca ogni giorno di più le carte dell’antipolitica e del patetico vittimismo. Oggi, con le farneticanti esternazioni su tutti i mezzi di comunicazione, il Sindaco Pinocchio ha raggiunto il limite, oltre il quale non è più possibile andare. Non siamo più disponibili – affermano i consiglieri di opposizione – a sopportare, come consiglieri eletti dal popolo, gli insulti quotidiani da parte del Sindaco pro-tempore. Basta! Non si può tollerare un Sindaco che accusa l’opposizione, rea di fare il proprio mestiere, di volere il male della città! Se Di Pangrazio continua su questo registro, saremo costretti a tutelare in via giurisdizionale le prerogative dell’opposizione, sancite dalla Costituzione e dalle leggi vigenti. Il Sindaco governa, l’opposizione controlla. Così funziona la democrazia. Con le sue offensive esternazioni il Sindaco dimostra la sua profonda natura antidemocratica, la sua intolleranza verso ogni legittima critica e verso ogni costruttiva proposta. Non è colpa nostra se il Sindaco ha promesso di rivoltare in meglio Avezzano e poi, in realtà – affondano dall’opposizione – non è riuscito e non riuscirà ad onorare nessuna delle sue grandi promesse di opere pubbliche e migliorie. Non è colpa nostra se la città di Avezzano è sempre più spenta, emarginata dai circuiti che contano, ridotta dall’amministrazione Di Pangrazio ad uno sperduto paesino di provincia. Il Sindaco è vittima di se stesso: la Regione a guida PD sta distruggendo Avezzano, a partire dall’esclusione dagli Aiuti di Stato e per finire con la Sanità, la nostra città sta patendo una serie incredibile di scippi ed umiliazioni. Ed il Sindaco non può dire nulla, per non mettere in imbarazzo il fratello Peppe che condivide con D’Alfonso tutte le scellerate scelte che stanno minando il futuro della Marsica. Il problema sta tutto qua, in questo gigantesco ed irrisolto conflitto di interessi che danneggia la Marsica intera. Ed infine, che pena il Sindaco che fa causa alla Provincia per questioni di pecunia, Ente del quale è dirigente ed è stato per anni Direttore generale. Che pena vedere un “civil servant”, come egli stesso ama definirsi, adire le vie legali contro quello Stato del quale dovrebbe essere fedele servitore. Che pena vedere il “supermanager” Di Pangrazio, come ancora ama definirsi, piagnucolare per il taglio dello stipendio e prendersela di nuovo con l’Anac, una delle massime autorità della Pubblica Amministrazione italiana. Povero Sindaco! Solo alla Provincia guadagnava oltre 5mila euro netti al mese, ed ora l’Anac gli ha giustamente ridimensionato lo stipendio a livelli di decenza. Dovremo fare una colletta per sostenere le sue finanze. Povero Sindaco, che pena! L’immagine di un disperato – concludono i sei consiglieri – è questo che la cittadinanza ha tratto dalle strampalate esternazioni di un Di Pangrazio che non finirà mai di stupirci, ma in peggio». L’opposizione, insomma, finalmente ha battuto un colpo potente e l’ha fatto con prove e testimonianze. Ora, per confermare la loro credibilità di oppositori, dovrebbero mettere mano a due iniziative. La prima sarebbe quella di abbandonare il Palazzo di Città, proprio perché in quel palazzo la politica non esiste più e, quindi, ci si tornerà dentro quando sarà consentito alla politica di tornare. Un piccolo Aventino all’Avezzanese, per intenderci, che manifesti in tutta la sua gravità la situazione in cui è precipitata questa città. La seconda, è inutile starci troppo a girare intorno, è quella di trovare rapidamente un’intesa, anche fra colori e persone diverse, per fare in modo di trovare una persona che possa dal prossimo anno governare questa città in modo del tutto diverso avendo presente l’orizzonte della collettività e del bene comune. Una persona possibilmente giovane, che abbia un background culturale che parli di una persona del fare, che abbia capacità imprenditoriali e manageriali, che abbia la forza necessaria per cambiare l’ordine delle cose in città e anche dentro quel palazzo dove tutto sembra diventato stantio. Una persona, infine, che stringa le mani alla gente e non creda di essere superiore a nessuno, dal più umile al più potente degli avezzanesi. Una persona che ragioni con la testa del terzo millennio e non sia ancorata a vecchi schemi, vecchie idee e vecchi personaggi che da troppo tempo, sulla ribalta e dietro le quinte manovrano e fino ad ora producendo solo danni a questa povera città. Una persona che non cada nel familismo, nel nepotismo, nella raccomandazione e nel favoritismo e tanto meno negli interessi di bottega. Una persona che abbia la forza di contornarsi di persone nuove, giovani, donne, preparate davvero, competenti che possano finalmente “ribaltare” la faccia di Avezzano. Serve un candidato Sindaco vero, coraggioso, un candidato che al momento, fra i nomi già usciti e confermati, non c’è.

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