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Dario Fo, l’ultima burla

di Silvio Sarta*

Nella logica irregolare della dimensione di vita di un artista, Dario Fo è morto giovane.
90 anni, quando si decide di esplorare l’uomo di tutti i tempi, le sue passioni, i suoi guai, i suoi eterni sberleffi, e lo si fa per lo più calpestando il legno del palcoscenico di un teatro, 90 anni sono poca cosa.
Fo apparve distrutto ma giovanissimo quando, appena tre anni fa, gridò il suo interminabile “ciaooooooo…” carico d’amore, sulla bara di Franca Rame, il suo doppio, il suo specchio, il suo sole e luna da sempre, per sempre.
Ed è tipico di una forza giovane lanciarsi in mille progetti contemporaneamente ( teatro ovviamente, ma anche pittura, scultura e chissà cos’altro ) perché l’avidità di vivere è un tratto personale, che s’affaccia sul mondo quando vuole, senza obbedire ad abitudini o schemi. Tutto questo fino a ieri.
L’ipocrisia trionfante, anche involontaria, di ogni epoca, santifica l’uomo o la donna soltanto un istante dopo la morte. Nel caso di Fo l’operazione ha sembianze grottesche, visto che l’artista sbeffeggiò a modo suo molti santi, o forse solo il volto deformato del concetto di “santita”.
Negli ultimi anni ha faticato a raccapezzarsi con le capriole e gli avvitamenti della politica, anche con quelli della sua fazione storica. Difatti dietro alla patente di padre nobile di idee, ideali e ideologie, faceva capolino una cortese presa di distanza, semmai delegando qualche flash al figlio Jacopo, onestissimo portavoce di sapori familiari ma non certo erede pieno del carisma.
E’ stato un errore. Perché le provocazioni di Fo sono state e restano profondamente più giovani delle irruenze dei trenta, quaranta, cinquanta o sessantenni che oggi dovrebbero disegnare le parabole artistiche di un domani qualsiasi.
Anche chi lo ha detestato  potrà riflettere, e magari addolcirsi, sulle parole che le cronache riportano essere state affidate ad amici. Lui, ateo e anarchico per definizione, confidava che pur non credendo in nessun aldilà, sperava tuttavia, una volta raggiunta la meta sgradita, di essere sorpreso.
L’ultima burla. Stavolta subita. Magari da oggi.

*Silvio Sarta con Al Centro dell’Attenzione su IlCapoluogo con un appuntamento settimanale di approfondimento e con una rubrica Contro Corrente. [AAA, Al Centro dell’Attenzione]