IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Addio a Dario Fo: lo ricordiamo così

Se n’è andato Dario Fo, attore e drammaturgo, ultimo premio Nobel per la letteratura italiano: nel giorno stesso in cui, peraltro, verrà assegnato il premio Nobel per la Letteratura.

Dario Fo era nato a Sangiano il 24 marzo 1926: vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1997 (già candidato nel febbraio 1975), i suoi lavori teatrali sono rappresentati con successo in tutto il mondo. In quanto attore, regista, scrittore, scenografo, costumista e impresario della sua stessa compagnia, Fo è stato uomo di teatro a tutto tondo.

Era il 2009 quando Dario Fo è tornato in scena, con Franca Rame, per parlare dell’Aquila.

Di seguito, l’intervista al Premio Nobel rilasciata al Capoluogo, con la quale Maria Cattini ha vinto il premio Polidoro, edizione 2010.

 

Dario Fo* torna in scena con Franca Rame e parla dell’Aquila

“Furono preti e suore a ripopolare la città nel Trecento”

di Maria Cattini

“Vedo già il sorriso cattivo degli eruditi maligni: «Ah, ah, metti le mani avanti, furbacchione…come al solito te lo sei inventato tu il fatterello!» Ebbene sì, è vero,…spesso invento…ma attenzione, sia chiaro…le storie che mi fabbrico di sana pianta vi sembreranno ogni volta terribilmente autentiche…quasi ovvie..invece, quelle impossibili, paradossali, che giurereste inventate, sono al contrario tutte autentiche e documentabili. Sono un bugiardo professionista. E sono riuscito a far cascare in questa trappola del «Non è vero, dubito» decine di prevenuti cacadubbi chiosatori. D’altronde, lo ripeto da una vita: gli eruditi supercrititici-spulciaioli son quelli che, quando gli mostri la luna, loro ti guardano il dito…e in particolare l’unghia, per indovinare esattamente da quanto te la sei tagliata”. (Dario Fo, Manuale minimo dell’attore). 

E’ a Cesenatico il Maestro e lavora alacremente a tre spettacoli: una lezione/show su Boccaccio, un lavoro sulla Chiesa, religione e sesso (come già in Mistero Buffo) e un monologo teatrale sui terremoti che colpirono L’Aquila nel 1315 e nel 1349. “Dal sacro all’osceno, da Boccaccio all’Aquila del Trecento” è il titolo del progetto che ha già visto la nascita di un nuovo libro: L’osceno è sacro. Il debutto a teatro è previsto per gennaio insieme alla moglie Franca Rame.

“L’idea è nata a seguito del sisma del 6 aprile 2009 – spiega Dario Fo – Ancora una volta è un’opera che ha collegamento con la realtà e ripercorre la storia del nostro Paese. Rimanda alla cronaca attuale con lo scempio aquilano e parla di solidarietà e di sciacalli esattamente come sta accadendo ora.  Con la differenza – precisa –  che ho trovato nelle splendide cronache dei due terremoti avvenuti all’Aquila nel 1315 e nel 1349 il riscontro di una solidarietà che oggi ci sogniamo, come risposta per sconfiggere e debellare le organizzazioni che speculano e fanno del denaro sulle disgrazie”. Il testo ancora non è pronto ed è basato sulla Cronaca Aquilana di Buccio di Ranallo, poema in versi scritto probabilmente a partire dal 1355, in quartine e alessandrini.

“Dopo il secondo terremoto che colpì L’Aquila nel Trecento – riprende il premio Nobel – il podestà chiuse la città. Il terribile sisma si verificò il 9 settembre 1349 e si stima che abbia avuto un’intensità pari a magnitudo 6,5 della Scala Richter e che abbia prodotto danni valutabili nel X grado della Scala Mercalli. Furono sbrecciati e atterrati ampi tratti delle mura cittadine e crollarono moltissime case e chiese. Le vittime furono ottocento e, poiché all’epoca gli abitanti dell’Aquila erano meno di diecimila, si trattò di quasi il 10% della popolazione. Anche la Chiesa era in preda ad un momento disastroso – aggiunge Fo – il Papa di allora, Clemente V, si trovava ad Avignone, senza rapporti con i vescovi. Erano anni ‘particolari’ per la Chiesa come istituzione, anzi potremmo dire di vero disastro, si pensi ad esempio alla Festa delle Insolenze, dove le prostitute occupavano la chiese ed eleggevano una loro Santa o alla Festa delle Malmaritate nella quale le serve, nel giorno di Sant’Agnese (n.d.r.  il 21 gennaio secondo gli statuti del 1300) potevano dare libero sfogo alla maldicenza e al pettegolezzo, riferendo tutto quanto era in loro conoscenza accadere nelle dimore dei ‘signori’ dei quali erano spesso le amanti non ufficiali. Le povere donne, costrette ad esercitare ‘l’antico mestiere’ venivano accolte dalle suore di Sant’Agnese, alcune delle quali appartenenti alle famiglie nobili della città dell’Aquila”.

“Per ricostituire la città distrutta in un siffatto stato di cose e con l’intento di farla più bella di prima (Gridaro tucti insieme la città facciamo bella che nulla nello regame possa confrontarsi ad essa) la fonte storica è Buccio – puntualizza Fo – si chiuse un occhio, diciamo così, acconsentendo che preti e suore si accoppiassero per ripopolarla. Questa pensata del travolgere d’amore parroci e monachelle la riprese in seguito Beolco (alias Ruzzante) in un brano dell’orazione al cardinal Cornaro, declamato da Ruzzante in persona davanti al sommo prelato”.

“Oltre ai tremendi terremoti – prosegue il Premio Nobel – L’Aquila dovette fare i conti con la peste e l’invasione delle cavallette e con l’occupazione dei fratelli del re di Napoli  dopo l’uccisione della regina. Le vicende politiche inoltre andavano trascinando la città verso una sanguinosa guerra tra i D’Angiò e gli Aragonesi, che si sarebbe consumata di lì a poco, negli anni Venti del 1400. L’Aquila tuttavia fu riedificata e i primi maestri che cominciarono a ricostruirla furono i comacini con la tecnica di sgomberare il centro per poter lavorare alla ricostruzione. L’Aquila quindi può e deve essere ricostruita. E’ questo l’augurio che volgo agli aquilani”.

*Dario Fo (Sangiano, 24 marzo 1926), premio Nobel per la letteratura nel 1997 (Perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi) è attore, regista, drammaturgo e scenografo. Diplomatosi nel 1950 all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, è sposato dal 1954 con l’attrice Franca Rame con la quale ha un figlio: Jacopo Fo. Fra i suoi lavori Il dito nell’occhio, Gli arcangeli non giocano a Flipper, Chi ruba un piede è fortunato in amore, La signora è da buttare, Mistero Buffo, Morte accidentale di un anarchico, dedicata all’anarchico Pinelli. Un sondaggio svolto in Gran Bretagna lo ha collocato al 7° posto nella lista dei 100 geni viventi.

X