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Un piano parco senza rilancio turistico

“In questi giorni si sta portando all’approvazione definitiva il Piano del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che tra pochi anni sarà unito con quello dei Monti Sibillini e della Majella nonché con il Parco Regionale del Velino- Sirente,  nell’assoluto disinteresse degli enti che dovrebbero avere a cuore la storia, le tradizioni e soprattutto il futuro dei nostri popoli di montagna che così poco contano in termini elettorali, ma che tanto sono determinanti per la vita di questi territori”.

E’ l’allarme lanciato da Save Gran Sasso, Save Appennino e Progetto Montagna, alla luce del delicatissimo passaggio di pianificazione a cui è sottoposta l’area:

“Questo Piano, se approvato senza modifiche, porterà per decenni ad abbandonare ogni speranza di rilancio turistico ed economico dei nostri territori, elude qualsiasi riferimento alle forme di sviluppo turistico sostenibile, pur se già inserite all’interno di strumenti di pianificazione (regionali e comunali) vigenti, ma completamente ignorati”.

Le associazioni lanciano una serie di interrogativi:

“Perché il Comune dell’Aquila (50% della popolazione del Parco) ed altri enti locali coinvolti in questo processo distruttivo non dicono nulla? Dov’è la coerenza del Piano del Parco proposto con il tanto sbandierato Piano strategico del Comune dell’Aquila? Dov’è la coerenza con il Piano d’area del Gran Sasso aquilano e con quelli di altre zone della Provincia di Teramo? Dove sono i riferimenti alle necessità vere dell’agricoltura e della pastorizia nelle quali risiedono le radici della nostra storia?. Questo Piano e soprattutto le politiche regionali, nazionali ed europee che lo sostengono- conclude la nota-, se non contrastati porteranno alla distruzione delle nostre tradizioni, allo spopolamento totale dei nostri centri montani, all’abbandono del nostro territorio a vantaggio della burocrazia verde, dei ministeriali che giudicano la nostra vita in montagna guardandola in tv, di chi nelle associazioni ambientaliste tradisce i propri iscritti preoccupato del mantenimento della sua posizione più che della salvaguardia della Madre Terra e di chi, amministrando la nostra vita pubblica, sta svolgendo la propria funzione nell’ignavia e nel tradimento”.

Questo avviene in un momento in cui la popolazione si muove verso un’altra direzione: la raccolta firme per due petizioni rivolte alla rimodulazione dei Sic e alla riperimetrazione dei confini del Parco, che raggiungono oltre 2000 ‘sì’.
REFERENDUM SLITTA NEL 2018 – Si tratta di un cambio di rotta che anticipa l’azione referendaria: il ritardo nella nomina del Comitato dei Garanti che avrebbe dovuto esaminare l’ammissibilità dei quesiti avrebbe fatto però slittare il referendum di almeno un altro anno e, visto che non c’è tempo da perdere per la nostra montagna, i suoi abitanti e la sua economia, l’associazione legata a #SaveGranSasso ha deciso di virare verso la petizione.

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