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Fungaioli fai da te: rischio intossicazione

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L’autunno è la stagione ideale per fare una scampagnata nei boschi alla ricerca di funghi e castagne.
Ma attenzione, se non si è più che esperti fungaioli si rischia di scambiare per buono qualche fungo che invece non è commestibile se non addirittura tossico. E si rischia di stare molto male, come è accaduto nei giorni scorsi a tre persone che sono rimaste intossicate in Valle Peligna e per loro si è reso necessario il ricovero presso l’Ospedale di Sulmona. I residui di funghi consumati sono stati inviati dal Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione della ASL 1 al Centro Micologico Regionale dell’ARTA Abruzzo che ha sede presso il Distretto Provinciale di L’Aquila e le analisi hanno evidenziato la presenza della Clitocybenebularis, conosciuta in diverse zone dell’Abruzzo come “Orcella”e in altre parti d’Italia come “Nebbione”. Si tratta di un fungo che non rientra nell’elenco delle specie ammesse al consumo da parte del Ministero della Salute, anche se, fino a qualche anno fa, veniva consumato regolarmente.  Recenti studi ne hanno rilevato la tossicità o, quanto meno, una sua scarsa tollerabilità da parte di soggetti particolarmente sensibili. Le raccomandazioni, troppo spesso ignorate, non sono quindi mai troppe. “La confusione fra funghi commestibili e non commestibili – spiega Giorgio Bisulli dell’Ispettorato Micologico di Cesena – è la principale causa di intossicazione. E’ molto importante invitare ancora una volta a prestare la massima prudenza. Si raccomanda a chiunque effettui raccolte di funghi, specialmente se sporadiche, di rivolgersi sempre ad esperti prima di consumare funghi non perfettamente conosciuti e determinati”. La stessa raccomandazione indirizza ai fungaioli fai da te Virgina Lena, direttore del Dipartimento Provinciale ARTA dell’Aquila, sottolineando come non abbiano “alcun significato le prove di tossicità fatte in casa né quelle fatte sugli animali: l’unica certezza sulla commestibilità viene solo dalla conoscenza. E’ necessario quindi far controllare i funghi raccolti presso gli Ispettorati Micologici dei Dipartimenti di Igiene delle ASL”.

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