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Palazzi storici, lavori da incubo

Scarti di lavorazione finiti nelle tubazioni, pavimenti in cotto macchiati, infissi di colore e taglio differente da quelli originali e, addirittura, una rampa di scale, in ferro, che nasconde l’ingresso di un appartamento. Veri e propri lavori da incubo quelli che ci racconta un lettore de Il Capoluogo, tanto da farci chiedere “come (non) si sta ricostruendo in centro?”

I fatti. Siamo nel pieno centro storico, lungo una traversa del Corso: un palazzo storico del ‘400 che si sviluppa su tre piani. Una corte interna, splendida, come quella di tanti palazzi che a poco a poco vengono restituiti alla città. Ma la felicità di tornare in centro cozza tremendamente quando, a poche settimane dal rientro a casa, il nostro lettore nota che qualcosa non va.

“A luglio ho iniziato a notare delle perdite d’acqua dai piani sovrastanti: il mio soffitto è in legno e inevitabilmente tutti i muri sono diventati marroni. Non riuscivo a capire come in un palazzo restaurato e ristrutturato da poco potesse accadere una cosa simile. Svelato l’arcano: sono venuti i tecnici che con sonda e pc hanno scoperto che nelle tubazioni c’erano scarti di lavorazione, sterro, pezzi di massetto che hanno distrutto, di fatto, i tubi e provocato l’allagamento”.

Le foto sono eloquenti.

Lavori da incubo: ristrutturazione fatta male a santa maria paganica
Lavori da incubo: ristrutturazione fatta male a santa maria paganica

Il nostro lettore vive quindi, a quattro mesi dall’essere rientrato nella propria abitazione, in un cantiere fra le quattro mura di casa. “Hanno tirato fuori un secchio pieno di massetto. Mi hanno rotto tutta la zona giorno, per fare i lavori: ancora una volta”.

Ai problemi legati a lavori fatti indubbiamente non a regola d’arte (e che inevitabilmente mettono in cattiva luce anche chi – e sono la maggior parte – lavora bene) si accompagnano altri particolari “che denotano la superficialità di chi ha lavorato: sul pavimento, in cotto, c’erano delle macchie bianche e alcune mattonelle erano rotte. Al posto delle finestre in noce, che rispettano lo stile dell’appartamento e del palazzo tutto, mi sono ritrovato delle finestre gialle”.

Un disastro, insomma: disagi su disagi che si aggiungono a quelli di un centro storico che per i residenti spessissimo è molto difficile da vivere. “Basta con la storia delle corti che tornano a vivere: tornare in centro a vivere è difficile, se non impossibile. Quando sono tornato ad abitare qui, a luglio, non c’era nessuno: ero nella solitudine più assoluta. La sera le strade non sono illuminate, il passaggio con le auto è interdetto”. Disagi ai quali si aggiungono quelli dei sottoservizi, che partono proprio oggi nella parte del corso stretto e termineranno poco prima di Natale.

“Ma soprattutto” conclude “un appello ai tecnici e ai direttori dei lavori. E’ inutile far vedere le corti dei palazzi ristrutturati. Come sono state ristrutturate le abitazioni?

 

 

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