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A24, il progetto Toto approda in consiglio regionale

di Eleonora Falci

E’ stato definito inutile, costoso, devastante: parliamo del progetto di messa in sicurezza dell’A24 e A25, ormai conosciuto come il progetto Toto. Investimenti pari a oltre 2 miliardi e mezzo che prevedono viadotti, sbancamenti e tunnel e al tempo stesso la proroga della concessione delle due autostrade all’attuale gestore per 45 anni. E’ questo il succo del progetto che domani, in un consiglio regionale straordinario richiesto dalle opposizioni, approderà all’Emiciclo.

Un confronto su questo tema era già stato chiesto, alla fine di luglio, dal centrodestra a causa del contrasto tra il parere favorevole di massima espresso dal Presidente della Regione D’Alfonso e al tempo stesso la bocciatura da parte del Governo nazionale che, per bocca del sottosegretario Della Vedova, aveva sottolineato ad inizio agosto come gli unici lavori possibili fossero appunto “quelli di manutenzione e messa in sicurezza dell’attuale percorso, per un investimento totale stimato di circa un miliardo di euro”.

I no a questo progetto sono molti: dalle associazioni ambientaliste ai comuni che verrebbero estromessi dall’accorciamento – di pochi chilometri, a dire il vero – della tratta autostradale che porta a Roma. Su tutti, i territori della Valle Peligna, con il sindaco di Pratola e presidente della Provincia De Crescentiis in testa. Pochi giorni fa Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, ha depositato una Interrogazione nella quale intende chiedere al governo nazionale un parere sull’intero progetto, a fronte delle conseguenze piuttosto pesanti sul territorio: “Accanto al corretto obiettivo di messa in sicurezza anche dal punto di vista antisismico del sistema autostradale A24-A-25 è necessario approfondire se le soluzioni proposte siano coerenti e adeguate alle finalità dichiarate o se non appaiano sovradimensionate e controproducenti. Per tagliare in modo marginale la lunghezza dei due tracciati – afferma il parlamentare – si andrebbero a toccare almeno 10 corpi idrici sotterranei importanti per l’assetto idrogeologico; verrebbero stravolti gioielli ambientali unici in Europa e sarebbero direttamente coinvolti il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco regionale del Sirente-Velino, la Riserva del Monte Genzana e la Riserva delle Gole di San Venanzio. Un progetto che rischia dunque di compromettere pesantemente il futuro e la vocazione di quelle aree, legati anche alle produzioni agroalimentari di qualità e ad un turismo attento ai valori paesaggistici, ambientali e culturali.”

Al tempo stesso, c’è chi dice sì: i comuni della Valle Subequana, costretti ogni giorno a combattere per una viabilità perlomeno sicura. La vicenda della chiusura delle Gole di San Venanzio decisa in solitario dall’Anas e poi ritrattata dopo la forte opposizione delle comunità locali fa ben capire quanto il tema della viabilità sia delicato nel centro Abruzzo.

E poi c’è la Regione stessa, che con il suo parere favorevole di massima espresso lo scorso giugno ha dato una forte indicazione sulla questione: ma l’equilibrio fra i banchi della maggioranza – gli sgambetti, le voci di corridoio che vogliono la Presidenza Di Pangrazio al capolinea e i rallentamenti dei lavori delle ultime settimane lo hanno dimostrato – non è così stabile da far dormire sonni tranquilli al Presidente D’Alfonso.

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