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La Vesuvius lascia. La disfatta dei dipangrazi

di L. S.
Ormai è definitivo. Un’altra fabbrica, la Vesuvius, chiude e se ne va da Avezzano. Non fa quasi più notizia, nella Marsica, la dismissione di un’attività industriale, tante sono le aziende che se ne sono andate o hanno ridimensionato gli impianti o semplicemente non investono più in questo territorio diventato la Cenerentola d’Abruzzo. Eppure la Vesuvius non è un’azienda qualsiasi, è una fonderia ad avanzata tecnologia che produce (anzi produceva) l’80% degli stampi per gli altiforni delle acciaierie italiane, un fiore all’occhiello del nucleo industriale di Avezzano. E chiude, senza speranza, lasciando nella disperazione 83 addetti diretti (e famiglie) ed oltre cento dell’indotto.

Dopo l’annuncio della chiusura dello stabilimento, è ripartito lo stanco ed inutile teatrino delle istituzioni, con il Sindaco Di Pangrazio che non perde occasione per rilasciare interviste e se la prende addirittura con le regole dell’economia mondiale. Un Sindaco che dice cose semplicemente incredibili e fuori dalla realtà, mentre 183 famiglie finiscono sul lastrico. La solita assoluta refrattarietà ad assumersi una responsabilità, perché la colpa è, per definizione, sempre degli altri.

Eppure la colpa non è dell’Euro. Non si può prescindere dal dato di fatto che è l’intera Avezzano industriale in profonda crisi: sono troppe le aziende che hanno chiuso o sono in difficoltà, e da diversi anni nessuna nuova impresa si insedia in città, a parte quella che nessun altro vuole perché tratterà tonnellate di rifiuti tossici, ospedalieri e nocivi.

Bisogna interrogarsi seriamente sul perché sia in atto una vera e propria desertificazione industriale, ma il Sindaco preferisce prendersela con la globalizzazione. La risposta c’è, ed è di una semplicità assoluta. Le imprese chiudono e si spostano altrove perché i costi di produzione ad Avezzano sono troppo elevati. E sono troppo elevati perché la giunta Di Pangrazio in cinque anni non ha fatto alcuna politica industriale efficace per attrarre nuove imprese o far restare quelle che ci sono. I servizi sono carenti, le tasse comunali sono troppo alte, ma il motivo principe è un altro: Avezzano è stata esclusa dagli Aiuti di Stato alle imprese (TFUE 107.3.c) da una scellerata decisione della Giunta regionale. La delibera n.468/2014 ha segnato il destino di Avezzano, un atto ingurgitato senza colpo ferire sia dal Sindaco che dal fratello Peppe, quel presidente del Consiglio regionale da tempo sul filo della sfiducia, sempre presente quando si tratta di inaugurare una stradina a Paterno, ma sempre assente quando si tratta di difendere lo sviluppo della Marsica, come quando siamo stati esclusi dagli Aiuti di Stato.

Ma il gioco è di corto respiro. Chi governa deve rispondere del proprio operato e non può fare solo propaganda, non è una cosa accettabile da parte di un Sindaco e di un Presidente del Consiglio Regionale. E’ inqualificabile la comunicazione del Sindaco che finge stupore di fronte agli imprenditori che se ne vanno, è offensivo dell’intelligenza dei cittadini mescolare le carte senza nulla decidere e senza assumersi responsabilità, è ridicolo richiamare continuamente un programma elettorale dell’amministrazione ridotto ormai a carta straccia. Il Sindaco può pure continuare a giocare con le parole, ma a pagare un caro prezzo è la città. Una città immobile, esclusa da ogni virtuoso circuito di sviluppo.