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Portaborse, un sì a 5 Stelle che spacca

Nel giorno in cui i Cinque Stelle puntano il dito contro i “nuovi oneri per i cittadini in difficoltà, in riferimento alla compartecipazione alle spese sanitarie sulle quali si promette battaglia, a fare le pulci ai conti e alle decisioni prese dagli stessi pentastellati ci pensa Lilli Mandara, che sul suo blog Maperò oggi dedica un articolo alla questione dei Portaborse.

Il caso cinquestelle esplode e urta il nervo scoperto del movimento: sui soldi non si scherza e uno stipendio di 4.783 euro lordi per i collaboratori dei consiglieri regionali abruzzesi e’ un bel pugno nello stomaco, hai voglia a dire che loro rispettano le regole e i contratti: non ci stanno gli attivisti grillini, vogliono vederci chiaro, si sentono traditi. E così si scatena la caccia al colpevole: chi ha votato l’aumento a 4.783 euro mensili lordi (2.900-3.000 netti) per 12 mensilità per i portaborse?

Una polemica che lo stesso Gianluca Ranieri, a margine della conferenza stampa di stamani, smorza: “Se risponderemo, lo faremo ufficialmente. Posso dire che comunque è una questione che non si pone: sono contratti diversi da quelli della p.a. e, inoltre, un conto è il lordo e un conto è il netto che percepiscono i nostri collaboratori.”

C’è da dire che è’ tutto trasparente, in pieno stile pentastellato: i compensi sono pubblicati correttamente sul loro sito. Ognuno dei cinque consiglieri regionali pentastellati ha un collaboratore di fiducia con contratto Cococo che incassa 4.783 euro, come costo mensile minimo, per 12 mensilità: dunque, aumentabile.

A dire il vero però, ad essere sotto la lente d’ingrandimento è anche la compattezza – o meno – dei Cinque Stelle: voci di corridoio parlano di più di qualche dissapore all’interno del gruppo. E anche il voto del quale riferisce Mandara lo testimonierebbe, visto che a votare no agli aumenti sarebbero stati Pietro Smargiassi e Riccardo Mercante, con il sì arrivato da Ranieri, Marcozzi e Pettinari.

Malumori che Ranieri smentisce: “Il nostro Gruppo è unito: semplicemente, siamo come una famiglia. Se non siamo tutti d’accordo, decidiamo a maggioranza.”

Ma se la spaccatura non c’è nella famiglia, potrebbe esserci in chi quella “famiglia” l’ha votata. Quei soldi, stando a sentire il tam tam degli attivisti grillini, potevano essere rifiutati o utilizzati in un altro modo.

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