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Consiglio regionale, staffetta tra Di Matteo e Di Pangrazio

di Roberta Galeotti

Pare che la maggioranza abbia trovato la quadra: per risolvere il precario equilibrio politico che ha caratterizzato negli ultimi mesi i lavori del consiglio regionale, si avvicenderanno in una vera e propria staffetta Peppe Di Pangrazio, attuale Presidente del Consiglio regionale, e Donato Di Matteo che allo stato dei fatti è Assessore ai Lavori Pubblici.
Salvo per miracolo dalla mozione di sfiducia di pochi giorni fa, Peppe Di Pangrazio avrebbe trovato il modo di abdicare senza farsi tagliare la testa. Sta di fatto che la Giunta D’Alfonso continua a non avere pace.

Settembre in Abruzzo non è solo il mese della transumanza dei pastori di D’Annunzio, ma è anche il mese dei rimpasti. Nel settembre 2015 andò in onda l’ingresso come assessore dell’enfant (prodige) Andrea Gerosolimo e di Mario Mazzocca di SEL, e contestualmente l’uscita a malincuore di Camillo D’Alessandro.

Ma non è bastato: la maggioranza si è mostrata ancor più litigiosa di prima ed il Consiglio Regionale è di fatto una bolgia sempre più ingovernabile. Ed ecco l’ennesimo rimpasto di D’Alfonso che tenta di ricucire gruppi e gruppuscoli ormai in disaccordo su tutto: una compagine che rischia realmente di esplodere allorquando si dovrà affrontare l’argomento spinosissimo della ASL unica.

Nei prossimi giorni l’ennesimo drammateatro della politica regionale, sempre più distante dagli interessi dei cittadini che tutti questi balletti non capiscono e certamente non valutano bene, se non altro per il tempo che impegnano, rubato alla soluzione dei problemi, ed impegnato da professionisti della politica che godono di stipendi semplicemente vergognosi se confrontati a quelli degli elettori.

Ecco allora il piano. Il balletto guidato da D’Alfonso prevede la staffetta tra Donato Di Matteo, il cui rapporto con il governatore è sempre più conflittuale, e Giuseppe Di Pangrazio, quel Sua Peppanza sfuggito recentemente all’agguato in Consiglio dove molti consiglieri vorrebbero sfiduciarlo per manifesta inadeguatezza, mancanza di terzietà ed oggettività nella conduzione dei lavori della massima assise.

Sua Peppanza assumerebbe quindi il ruolo di Assessore ai Lavori Pubblici con deleghe molto ridotte, mentre Donato Di Matteo verrebbe allontanato dall’esecutivo ed assumerebbe la presidenza del Consiglio regionale che, certamente, si gioverebbe della sua pluriennale esperienza.

La staffetta si collegherà probabilmente ad un riassetto di giunta ancor più ampio. Ipotesi molto probabile, a questo punto, per ottemperare agli ordini impartiti da Roma: ingaggiare l’NCD, il partito di Alfano ridotto allo zero virgola come consensi, in tutte le amministrazioni a guida PD.

Manovre di avvicinamento che in Abruzzo prevederebbero l’espulsione di Mazzocca (SEL) dalla giunta regionale, con la nomina di D’Ignazio (NCD) e l’appoggio dell’on. Piccone ai dipangrazios alle prossime elezioni comunali di Avezzano. Sulle elezioni comunali di Avezzano e sulle incredibili giravolte di Piccone torneremo in un successivo articolo… la staffetta tra Mazzocca e D’Ignazio sarebbe invece contestuale a quella tra Di Matteo e Di Pangrazio.

Con questa doppia staffetta D’Alfonso accontenterebbe pure Gerosolimo che da mesi insidierebbe la poltrona di Giuseppe Di Pangrazio, che avrebbe commesso l’errore fatale di impicciarsi delle elezioni comunali di Sulmona contro la “sua” sindaca Casini.

Tutti contenti, quindi? Una vittima c’è, ed è illustre. La vittima è una intera città, la capitale dei Marsi, Avezzano. Il “capoluogo della Marsica”, come recita il vuoto slogan dell’altro Di Pangrazio, Gianni che di Avezzano è Sindaco, è condannata alla definitiva irrilevanza nello scenario politico regionale. Quando Peppe fu nominato Presidente del Consiglio, si disse che la Marsica ne avrebbe enormemente giovato, che sarebbe stato tre volte Natale e festa tutti i giorni.

Nulla di tutto questo è successo, ed anzi Avezzano è in via di desertificazione industriale dopo la decisione di D’Alfonso, ingurgitata dai dipangrazios, di accoltellare la “capitale della Marsica” alla schiena con l’esclusione dagli aiuti di Stato alle imprese. Questa decisione ha determinato la morte dello sviluppo di Avezzano, per non parlare della penalizzazione continua subita dalla Marsica sugli investimenti regionali (Masterplan) e della megabufala del Progetto Marsica.

Ora Giuseppe Di Pangrazio, dopo aver combinato quasi nulla da presidente del Consiglio, passa ad assumere deleghe ridotte ai Lavori Pubblici. E questo quando tutti sanno che il vero assessore ai Lavori Pubblici è D’Alfonso, che il cronoprogramma delle opere è già definito fino a fine legislatura. Sua Peppanza ne esce malissimo, come un fedele “maggiordomo” che D’Alfonso sposta di qua e di là a suo piacimento, tanto irrilevante è la sua azione politica, quale che sia la postazione che occupa.

Del resto, per Sua Peppanza meglio così, piuttosto che subire l’umiliazione della sfiducia nell’aula del Consiglio regionale.

Povera Avezzano, povera Marsica.