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Masterplan, l’illegittimo libro dei sogni della maggioranza

Un illegittimo libro dei sogni. Si riduce a questo, per le opposizioni in consiglio regionale, il Masterplan, piano di interventi programmatici sul territorio abruzzese che promette interventi su infrastrutture, viabilità, turismo e sviluppo economico  per oltre un miliardo e trecento milioni di euro.

Ma perché si è tornati a parlare di Masterplan, a distanza di mesi dalla sua approvazione in Giunta, con tanto di via libera dato dal Presidente del Consiglio Renzi? Il perché è esso stesso motivo di querelle all’Emiciclo.

Difatti attorno all’ora di pranzo, fra una Commissione e l’altra, è stata convocata una seduta straordinaria del consiglio regionale non tanto per parlare del Masterplan in generale, quanto della sua attuazione: la richiesta della seduta è stata fatta da consiglieri di maggioranza.

Il documento finale, passato a maggioranza, impegna i consiglieri a farsi sentinelle e al tempo stesso a resocontare, volta per volta, i progressi fatti nell’ambito dei progetti inseriti nel Masterplan. Insomma, controllare che questi fondi vengano spesi e spesi bene per i progetti definiti. Peraltro, c’è l’urgenza di agire per il primo biennio, sottolinea Camillo D’Alessandro: “già dal 2017 possiamo consegnare i cantieri. Tutti devono pressarci affinché non si perda nemmeno un mese a discutere: su tutte le opere ci si affretti ad acquisire progetto e parere, in modo tale da poter definire il cantiere entro l’anno 2017“.

Ma l’attenzione e la premura che hanno dimostrato in questa occasione i consiglieri di maggioranza perché non l’hanno messa in pratica anche mesi fa, quando il Masterplan è stato approvato dalla Giunta calando gli interventi dall’alto, senza nemmeno passare per il Consiglio? E’ questa la domanda che si sono poste le opposizioni, centrodestra in testa, riguardo anche alla riunione di questa seduta del consiglio regionale, “convocato per sanare un iter lacunoso visto che tutti i documenti programmatici devono passare, per Statuto, dall’esame dell’Aula“sottolinea Lorenzo Sospiri. “E’ una forma goffa di sanatoria, questo consiglio” accusa, insieme al collega di partito Mauro Febbo, per poi attaccare i tanti interventi “non strettamente necessari alla regione. Può contenere il Masterplan la teleferica di Teramo per 10 milioni di euro e non avere i soldi per la messa in sicurezza delle scuole? Può il Masterplan contenere la ristrutturazione di Villa Torlonia ad Avezzano e non avere la cifra per realizzare in modo corretto i bacini idrici del Fucino? Può escludere totalmente la partita del dissesto idrogeologico?” Domande rimaste sospese nel vuoto anche se, e qui c’è stata una apertura soprattutto da parte di D’Alessandro e del Presidente D’Alfonso, qualora emergessero interventi urgenti si potrebbe attingere ai fondi del piano programmatico.

Ma al di là dei contenuti, sui quali il Presidente invita a non fossilizzarsi, il tema è anche sul metodo: quello stesso metodo che non fa condividere progetti che cambiano il volto della regione né con i consiglierei regionali, né con sindacati, parti sociali, imprenditori e cittadini. Prova ne è la discussione sul Ponte della Mausonia, che ha animato la dialettica politica aquilana e interna al Pd per mesi.

Al tempo stesso, le opposizioni sollevano un altro dubbio: molti progetti sono stati inseriti senza le valutazioni ambientali necessarie. Ciò significa che si andrà incontro a degli stop forzati, dovuti a valutazioni e studi che sarebbero dovuti essere stati prodotti e analizzati al momento della stesura del piano.

(e.f.)