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CASE, storia di un bollettone annunciato

di Roberta Galeotti

Pagare le bollette delle utenze non è una novità. Subire le ingiustizie di conteggi approssimati ed iniqui non è una cosa fattibile.

I ‘Bollettoni’ dei Progetto CASE erano una spada di Damocle che pendeva sulla testa di molti aquilani. Per quasi 3 anni gli inquilini dei CASE non hanno ricevuto dal Comune le bollette delle utenze per riscaldamento ed acqua calda, dopodiché si è scatenato l’inferno.

Abbiamo cercato di ricostruire la storia di questo annoso problema con Giustino Masciocco, presidente della Prima Commissione Bilancio del Consiglio Comunale. Il Bilancio del Comune ha risentito in modo pesante del mancato incasso delle bollette, tanto che il Consiglio nel 2015 ha accantonato oltre 5 milioni di euro del bilancio comunale nel Capitolo Debiti fuori Bilancio e Passività Pregresse, proprio per far fronte agli squilibri economici dovuti alle bollette delle utenze da pagare ed alle morosità che si accumulano. In un anno il Comune ha già utilizzato 3.300.000 euro per le anticipazioni delle utenze.

«A febbraio 2010 il Comune di L’Aquila ha chiesto la voltura delle utenze delle 180 piastre dei CASE – ricostruisce Giustino Masciocco -. Fino a Febbraio 2010 le bollette delle piastre sono state pagate dalla Protezione Civile Nazionale.

Dal 1 marzo 2010 il Comune di L’Aquila ha iniziato a ricevere una bolletta per ogni piastra, 180 bollette a bimestre. L’ufficio comunale competente ha pensato bene di accantonare questi documenti importanti in uno scatolone – ci spiega Masciocco, evitando diplomaticamente di rispondere alla domanda su chi avesse dato questa disposizione -. Risale a questo momento storico l’inizio di tutti i problemi che oggi il Comune si trova ad affrontare».

Dal 2010 al 2013 le bollette non sono state recapitate agli utenti, cioè alla popolazione assistita del post sisma che si era vista assegnare dall’algoritmo gioiello un appartamento del CASE nelle 19 newtown.  Nel 2011 il Comune di L’Aquila diventa moroso nei confronti dell’Enel che, quindi, si pone in autotutela aumentando il costo base per kw per tutti i contratti in capo all’amministrazione.

La Corte dei Conti, con sentenza 57/2015, condanna il sindaco Cialente per aver consapevolmente ritardato l’invio delle bollette per un calcolo politico. Massimo Cialente ed Alfredo Moroni sono stati condannati per danno erariale dalla Corte dei Conti per non aver inviato e riscosso le utenze e per aver creato un buco di bilancio enorme.

«Sono state valutate molte soluzioni di ripartizione dei consumi – continua Masciocco -, tra cui l’ipotesi di dividere i consumi totali delle piastre per i metri quadrati definendo così un consumo medio per appartamento, senza penalizzare gli aquilani collocati nei primi piani dei CASE o in piastre con una inferiore tenuta termica.

Studiando il consumo delle piastre abbiamo rilevato con gli uffici comunali una differenza sostanziale, fino anche al 35%, di consumi da piastra a piastra. La tenuta termica delle strutture differisce in modo rilevante incidendo sui consumi finali in bolletta. Abbiamo riscontrato differenze di consumi sostanziali anche tra gli appartamenti di una stessa piastra posizionati al primo o al secondo piano.

L’Enel a marzo 2010 ha ceduto il credito verso il Comune di L’Aquila che ormai ammontava a circa 9 milioni di euro a Banca Sistema. L’Ente si è visto costretto ad inviare alle famiglie aquilane nei CASE i famigerati Bollettoni del 2013».

Tutti ricordiamo i mega conti di 2.000-2500- anche 3000 euro che molti cittadini hanno pagato in una unica soluzione o rateizzando gli importi.

«Questo disallineamento tra un costo dell’ente ed un incasso incerto – conclude Giustino Masciocco – ha creato svariati problemi al bilancio del Comune. Nel 2013 le morosità erano pari al 65% dei consumi pari a oltre 7 milioni di euro. Nel 2016 le morosità sono scese al 25%».

Dal 2013 ad aprile 2016 i cittadini hanno pagato, non senza polemiche, i consumi a metro quadro. Una famiglia di 2 persone ed un mononucleo hanno pagato gli stessi consumi per un appartamento di uguale metratura. Idem dicasi per gli appartamenti più grandi occupati da quattro persone o da sei.

A maggio 2016 l’emendamento Pelino alla Legge di Stabilità ha introdotto i consumi individuali per appartamento, cioè il conteggio del consumo ad utenza, creando la scia di polemiche che ancora oggi non trovano soluzione.

Per il sindaco Cialente questo emendamento è discriminatorio per le persone anziane ed i diversamente abili che hanno dovuto scegliere, per le barriere architettoniche, gli appartamenti a piano terra e che, quindi, hanno una maggiore dispersione termica e maggiori consumi.

Il Comune ha predisposto un bando per la manutenzione dei CASE con il posizionamento dei rilevatori per il controllo remoto dei consumi; ha incaricato una società per la riscossione dei crediti per 500 posizioni pari a circa 1.200.000 euro; ha portato a termine una convenzione con l’Ater per l’affidamento e la gestione diretta di 20 piastre, cioè 48 appartamenti; infine, ha inviato un conguaglio per gli anni 2010-2013 a tutti gli inquilini ospiti nel 2016 dei CASE creando il nuovo problema dei conguagli per chi non viveva nei CASE in quegli anni. Infatti, 600 nuclei familiari sono entrati nei CASE per fragilità sociali, dopo che molti aquilani avevano liberato gli appartamenti tornando nelle proprie case. Il conguaglio non è dovuto se non si occupava il CASE in quegli anni e, fanno sapere dagli uffici comunali, la somma richiesta sarà decurtata nella fatturazione successiva.

Nella commissione Bilancio tenutasi ieri mattina la dirigente Enrica De Paulis ha presentato una relazione di 10 pagine in cui sintetizza numeri e costi aggiornati al 2016. La morosità è risultata pari al 25% dell’emesso.

Molti cittadini domiciliati nei CASE hanno deciso di ricorrere all’Autorità Giudiziaria avverso alle bollette di conguaglio, relative al periodo aprile 2013-dicembre 2014, poichè i conteggi sono stati effettuati in base alle superfici lorde degli appartamenti.

Il sindaco Cialente demonizza e deplora i cittadini che continuano a non voler pagare per scelta e per protesta le morosità, ma al contempo non procede allo sfratto.