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L’esercito dei dispersi in Russia, l’appello dell’Abruzzo

Dopo settantatré anni è stato ritrovato in Russia l’esercito dei dispersi: corpi di soldati che persero la vita durante la ritirata, fine tragica dell’operazione dell’Armata italiana in Russia, decisa da Benito Mussolini in accordo con i nazisti nell’ambito dell’Operazione Barbarossa. Morti dopo essere stati imprigionati nei gulag sovietici con l’inizio della controffensiva di Stalingrado.
Ecco che il passato mai dimenticato ritorna. Dalla Russia non sarebbero mai più tornati 56.689 soldati. Dei tanti morti in prigionia si hanno pochissime notizie e molti sono i figli e i nipoti dei reduci di guerra. Sono morti di freddo, fame e malattia dopo la deportazione.

LA VOCE DELL’ABRUZZO: Anche dall’Abruzzo parte un appello affinché si tenga conto dell’identificazione degli alpini abruzzesi, Julia Battaglione L’Aquila  ha lasciato tanti commilitoni in Russia. La voglia di sapere, di avere conferme è enorme, soprattutto dopo che è stato identificato il primo alpino italiano grazie al ritrovamento della piastrina, era di Parma.

LA FOSSA COMUNE DI KIROV: Cinquecento metri di lunghezza e cento di larghezza che contiene resti umani fino a quattro metri di profondità. Queste le prime informazioni che arrivano dalla Russia e che sono al vaglio del governo e dell’ambasciata italiana a Mosca.  Finora sconosciuta la sepoltura di massa è stata individuata lo scorso giugno a 15 chilometri dalla città di Kirov, situata 800 chilometri a nordest di Mosca.  E’ bastato scavare poco per vedere i primi resti: ossa e qualche medaglietta. A Kirov si cerca ogni giorno di dimenticare quelle fosse di morte, alcune diventate campi coltivati o possibili terreni di costruzione.

La notizia è stata diffusa dalla sezione Ricerche storiche del Gruppo speleologico di San Martino del Carso. Stando ai primi scavi a campione, sarebbero state individuate tracce di soldati italiani, tedeschi, rumeni e ungheresi.

Riceviamo comunicazione da un’associazione con cui collaboriamo in Ungheria che degli amici russi di un’altra associazione, che si occupa della ricerca e del ripristino di cimiteri di guerra, hanno fatto una scoperta molto importante: nei pressi della città di Kirov (un migliaio di chilometri ad nord-est di Mosca) una fossa comune in cui sono sepolti presumibilmente dai 16000 ai 20000 soldati morti in prigionia durante la seconda Guerra Mondiale.
Dai ritrovamenti fatti fino ad ora si tratterebbe di soldati tedeschi, ungheresi, rumeni e italiani, morti in prigionia di stenti, di freddo e di fame.
Ci chiedono aiuto per informare e far intervenire le autorità italiane competenti, in quanto i loro tentativi anche verso l’ambasciata italiana a Mosca, non sono andati a buon fine.
Fino a quel momento sono riusciti a informare e a far intervenire le autorità ungheresi e rumene, e sono riusciti ad avere un contatto con le autorità tedesche, ma fino ad ora nessuna risposta da parte italiana e cercano con il nostro aiuto altri canali per mettere al corrente le massime autorità italiane della vicenda.
Chiediamo ulteriori informazioni e ci inviano foto, notizie e coordinate geografiche dettagliate del luogo del ritrovamento.
Tutto il materiale che ci inviano viene da noi trasmesso alle autorità italiane preposte.
Ci viene risposto che verificheranno la notizia e che interesseranno chi di dovere.
Dopo oltre un mese di attesa di notizie a riguardo e dopo aver verificato tramite i nostri amici russi che nessuno si era ancora messo in contatto con loro, chiediamo un incontro con una senatrice della Repubblica della nostra regione e le comunichiamo la notizia che ci hanno inviato con la richiesta di aiuto.
La senatrice si è immediatamente attivata e ha inviato il materiale in nostro possesso direttamente al ministro degli affari esteri, che in questi giorni ha risposto.
Possiamo oggi comunicare che le verifiche effettuate tramite l’ambasciata italiana a Mosca hanno confermato la presenza della fossa comune come indicato dai nostri contatti e che attualmente sono in atto le misure di messa in sicurezza del sito affidate alle autorità locali russe. Alla conclusione di queste attività si potrà procedere a determinare con esattezza il numero e la nazionalità dei caduti sepolti nella fossa comune.
Il ministro comunica inoltre che l’ambasciata continuerà a monitorare l’evolversi della vicenda, affinché ove sia accertata la presenza di caduti italiani, le loro spoglie possano essere eventualmente rimpatriate.
Ringraziamo la senatrice Laura Fasiolo, che ha contribuito in maniera determinante a dar seguito positivo alle richieste di aiuto che sono pervenute alla nostra associazione da parte di associazioni con cui siamo in contatto e che da molti anni collaboriamo e che talvolta portano a questi risultati.
Questo post come le varie mostre, i libri e gli eventi che realizziamo sono il mezzo per portare a conoscenza al pubblico le varie attività e i risultati delle ricerche della nostra piccola associazione di volontari.
Ringraziamo naturalmente gli amici russi Alexey Ivakin, Andrey Ogoljuk e l’amico ungherese Szebenyi Istvan dell’associazione Had-és Kulturtorténeti Egyesulet, che ci hanno contattato, per la fiducia che hanno sempre dimostrato verso la nostra associazione.
Li ringraziamo inoltre per la possibilità che hanno dato alla nostra Patria di poter, se accertato, riportare a casa i nostri caduti, mandati a combattere e a morire in terra russa.
Sarà nostro compito verificare costantemente, come è nostra abitudine, che tutto abbia un seguito positivo.
Gruppo Speleologico Carsico
San Martino del Carso