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Processo auto blu, Di Pangrazio in tribunale

di Roberta Galeotti

Il 15 settembre si apre finalmente, dopo molte eccezioni procedurali, il processo al Sindaco di Avezzano, Giovanni Di Pangrazio. Un processo richiesto con forza dalla Procura della Repubblica dell’Aquila e che il Sindaco ha provato inutilmente a spostare nella sede di Avezzano.

I patteggiamenti intervenuti modificano l’assetto delle accuse, frutto di lunghe e complesse indagini. Il “supermanager pubblico”, come ama definirsi, viene processato per una serie di reati contro la Pubblica Amministrazione: è accusato di falso, peculato e abuso d’ufficio per aver attestato la regolarità tecnica di una delibera provinciale e per aver usato impropriamente l’auto blu della Provincia, di cui è dirigente.

Il processo complica notevolmente il percorso politico del Sindaco, in vista della sua ricandidatura alle prossime amministrative. La tempistica costringe Di Pangrazio a costruire le liste e ad affrontare la campagna elettorale con questo pesantissimo fardello sulle spalle, perché è molto difficile che il dibattimento iniziato il 15 settembre possa concludersi in sette mesi.

Questa circostanza porta al centro del dibattito politico una questione sino ad ora attentamente evitata dal Partito Democratico.

In caso di condanna in primo grado superiore ai 18 mesi, infatti, la legge Severino prevede la decadenza dall’incarico del primo cittadino. Al di là della questione di opportunità politica, questa possibilità rappresenta un esito ingombrante per il futuro della Capitale della Marsica.

La legge Severino è un bel problema per il Sindaco, perché prevede l’immediata sospensione dall’incarico su richiesta del prefetto e del ministero dell’Interno nei confronti degli amministratori pubblici condannati anche solo in primo grado per una serie di reati, tra i quali per l’appunto quelli contro la pubblica amministrazione.

Il buon senso vorrebbe che un Sindaco sotto processo dovrebbe evitare di ricandidarsi.

Questa imbarazzante situazione mette in difficoltà soprattutto il PD, che ha fatto della legalità la sua bandiera ed ora si trova un Sindaco in carica, e ricandidato in pectore, con qualche problema giudiziario. E’ appena il caso di ricordare che alle ultime elezioni regionali il PD ha impedito la candidatura alla presidenza della Regione Sardegna di Francesca Barracciu, vincitrice di primarie, per un “semplice” avviso di garanzia: pensare di battagliare ad Avezzano per ripresentare agli elettori un candidato sotto processo appare una impresa disperata, anche per gli esponenti di un partito capaci come pochi di arrampicarsi sugli specchi.
Il PD ha il dovere di assumere una posizione chiara sulla ricandidatura, altrimenti i cittadini non potranno digerire il fatto che, per dirla con Giolitti, per i nemici la legge si applica e per gli amici invece si interpreta, consentendo così la ricandidatura dell’uscente. E’ troppo alto il rischio di lanciare nell’arena elettorale un primo cittadino che rischia di essere mandato a casa dalla Procura.