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Scuole, la riapertura fra sicurezza e ‘buona scuola’

di Eleonora Falci e Francesca Marchi

Sono 176mila gli alunni della regione, 40mila nell’aquilano. Proprio qui, nei comuni del capoluogo e anche in quelli del teramano, sui banchi si tornerà con qualche giorno di ritardo, tra il 15 e il 19 settembre.

Hanno riaperto alla spicciolata le scuole abruzzesi, a partire dallo scorso martedì. Molte sono ancora chiuse e lo rimarranno: non solo per questioni di calendario, ma proprio di controlli sulle strutture.

All’Aquila il problema non si è posto o quasi, dato che ci sono i MUSP, strutture che, pur essendo provvisorie, insistono sul territorio comunale da 7 anni, vista la lentezza, purtroppo, nella ricostruzione delle scuole vere e proprie. L’altra faccia della medaglia, ed è questo quello che importa attualmente, è che consentono la sicurezza che i genitori auspicano per i propri figli: quella che invece stanno cercando mamme e papà di altri territori abruzzesi.

E’ il caso di Pizzoli, dove la preoccupazione sale anche per la maggiore vicinanza ai luoghi del sisma: si sono susseguite riunioni con la cittadinanza. “Gli edifici sono agibili” spiega il sindaco, “ma ciò non significa che non siano vulnerabili ad un terremoto.” Il problema, difatti, non sta tanto nell’agibilità quanto nel fatto che in Italia non è obbligatorio, al momento della costruzione di un edificio, il certificato di vulnerabilità sismica, cosa che allarga il problema non solo agli edifici pubblici ma anche alle case private.

Se ne sta discutendo molto anche nella Valle Peligna: a Sulmona le scuole riapriranno il 19, dopo che la sindaca Casini ha posticipato di una settimana l’apertura proprio per verificare con maggiore precisione la sicurezza degli edifici. Stessa cosa a Pratola Peligna dove il sindaco e presidente della Provincia De Crescentiis ha deciso di chiudere alcune scuole perché non sicure a livello di vulnerabilità sismica: gli alunni delle elementari faranno i doppi turni in edifici dove vengono ospitati, al mattino, studenti delle superiori.

A Pescina l’istituto Fontamara è stato chiuso per motivi analoghi. A Celano il dibattito è diventato pubblico, con diverse assemblee tenutesi con la cittadinanza: dagli ultimi incontri è risultato che tre edifici scolastici non verranno riaperti, con le lezioni che si terranno all’Auditorium Fermi e alla Scuola Madonna delle Grazie.

Emblematico il caso di Avezzano. La sollevazione popolare di mamme e papà che chiedevano, senza riuscire ad ottenere risposte dal Sindaco Di Pangrazio, i dati relativi ad agibilità e vulnerabilità sismica degli edifici scolastici della città ha portato prima ad una raccolta firme, poi alla diffusione da parte del Comune di dati differenti da quelli distribuiti pochi giorni prima: una confusione che ha ingenerato ancor più preoccupazione nei genitori che adesso si chiedono come andare avanti per la sicurezza dei loro figli, arrivando anche a non farli entrare. Lunedì mattina si terrà proprio davanti alle scuole un collegamento con la trasmissione Rai Mi Manda Rai Tre.

Anche nella Valle Subequana c’è apprensione: dopo un incontro pubblico con i genitori venerdì scorso, la riapertura delle scuole avverrà regolarmente lunedì a Castelvecchio Subequo. Qualche genitore ha però optato per portare i propri figli negli edifici scolastici antisismici di Goriano Sicoli costruiti dopo il sisma del 2009.

Infine, l’allarme creato dallo sciame sismico ha fatto slittare la riapertura delle scuole a Teramo città, dove per le superiori, che sono di competenza della Provincia, la nuova data di rientro nelle aule è stata fissata al 19 settembre, con una settimana di ritardo rispetto al calendario.

Oltre ai problemi legati alla sicurezza in tutta la regione prosegue un dibattito acceso sul funzionamento della ‘buona scuola’. Molti insegnanti abruzzesi infatti sono stati trasferiti nelle regioni del Nord. A Pescara un flash mob per manifestare contro il funzionamento del sistema scolastico e i disagi degli insegnanti.