IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Pastore abruzzese, patrimonio d’Abruzzo

Il Governo ha approvato la valorizzazione del cane da pecora abruzzese, comunemente chiamato Pastore Abruzzese, lo scorso 9 settembre in Consiglio dei ministri. Un riconoscimento importante per la cultura e la tradizione pastorale abruzzese ed una gratificazione significativa per questo coraggioso ed intelligente animale, da sempre temuto e allontanato.
Tra le leggi per cui il Consiglio dei ministri ha deliberato la non impugnativa c’è anche la n. 21 del 9 luglio 2016 della Regione Abruzzo, «Riconoscimento del cane bianco italiano da custodia delle greggi patrimonio culturale della Regione Abruzzo con il nome di “cane da pecora abruzzese” o “mastino abruzzese”».

«Parte integrante del patrimonio culturale»
L’articolo 1 della legge recita al primo comma: «La Regione Abruzzo riconosce il cane bianco italiano da custodia delle greggi, così come trasmesso dalla civiltà pastorale abruzzese, unico e inconfondibile, parte integrante del proprio patrimonio culturale con il nome di “cane da pecora abruzzese” o “mastino abruzzese”».
E al secondo comma: «Il cane bianco italiano da custodia delle greggi, capolavoro della collettiva e plurimillenaria opera di selezione genetica delle genti della montagna abruzzese, è stato ed è elemento insostituibile nell’attività armentaria ecocompatibile della tradizione pastorale abruzzese».

«L’amico delle pecore»
L’articolo 2 specifica le caratteristiche del Pastore Abruzzese: «Il cane bianco italiano da custodia delle greggi della tradizione pastorale abruzzese possiede e si distingue per: a) l’assoluta mancanza di istinto predatorio e di ogni forma di aggressione nei confronti degli ovini; concetto che si perfeziona nell’istinto mastino, quale rapporto di protezione e fratellanza nei loro riguardi; b) il ristretto campo di azione inteso sia in senso stretto, cioè fisico, sia in senso lato, cioè attitudinario; c) l’autonomia operativa ossia la capacità che il cane ha di eseguire autonomamente il lavoro di custodia del gregge con iniziative proprie e differenziate a seconda delle circostanze, soprattutto in assenza del fattore uomo; d) una struttura fisica idonea ad affrontare i predatori delle greggi e le condizioni dell’ambiente di vita e di lavoro unita a notevoli doti di agilità e di coraggio, espressione di massimo equilibrio morfologico ed attitudinale».