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Ricostruire sulle grotte, il caso Picenze fotogallery

di Francesca Marchi
Picenze di Barisciano. Sotto il paese c’è un’altra città, fatta di grotte e cunicoli che si snodano nel sottosuolo. Queste cavità, un tempo, rappresentavano ricoveri per il bestiame, ma anche prolungamenti delle stese abitazioni, tanto da essere usate “nei tempi duri, come alcove, nei giorni di freddo riscaldati dal calore degli animali”. Lo raccontano gli anziani del paese che tramandano i ricordi dei loro avi. Le cavità ipogee vendono chiamate volgarmente rottoni e sono presenti anche in altri comuni da San Demetrio a San Pio delle Camere.
STUDIO DELLE CAVITA’ IPOGEE:  Antonio Moretti, docente di geologia regionale e sismologia all’Università dell’Aquila e speleologo, ha eseguito un’indagine accurata su questo caso.  “Rispetto a sei anni fa, quando abbiamo fatto i primi rilevamenti c’è una situazione di degrado che si è protratta nel tempo e che abbiamo monitorato anno per anno. Negli ultimi mesi si son verificati dei crolli molto importanti, sia per il terremoto del reatino sia per il transito dei mezzi pesanti impegnati nella ricostruzione”. Lo afferma dopo l’ennesimo sopralluogo (8 settembre 2016), a cui ha partecipato una parte dei residenti, tra cui alcuni romani che hanno le loro case ancora da ricostruire nella frazione. – Video all’interno di una grotta: siamo sotto Piazza Bonomo, nel centro storico del paese

PROBLEMA MACERIE NELLE GROTTE: “Il problema non è legato alla stabilità delle volte: se c’è sufficiente spazio tra una volta e la casa, quindi bene o male si ricostruisce. Il problema è levare i materiali crollati che equivalgono a centinaia di tonnellate da estrarre in condizioni di sicurezza. Ci vorranno molti più soldi di quelli che ci sarebbero voluti tempo fa. Per paradosso il volume del materiale crollato viene sottratto dal finanziamento. Ma ripulire costa: vanno messi binari, carrellini elettrici che senza alcuna vibrazione portino fuori il materiale”.
I FONDI PER I LAVORI NON SONO PIU’ SUFFICIENTI: La presenza delle grotte impone due tipi di considerazioni: per gli interventi privati, quando i cunicoli si trovano sotto gli aggregati, la normativa ha previsto una somma aggiuntiva di 150 euro a metro cubo da destinare alla messa in sicurezza delle cavità naturali. Diverso il discorso per la proprietà pubblica, ovvero quando la presenza di grotte si rileva sotto strade e terreni comunali: in questo caso è l’amministrazione ad intervenire con specifiche risorse. “I 150 euro a metro cubo previsti dalla mic non bastano più. Se l’avessero fatto anni fa ora non avremmo questo problema . Si può anche decidere di riempire tutto e salutare duemila anni di storia. Ma come va fatto il riempimento? E’ importante capire che il materiale non può essere lasciato lì, non puoi puntellare sulla maceria”- aggiunge Moretti. “Con i soldi previsti dalla Mic si potrebbe optare con la schiuma con cemento cellulare, che sarebbe una sicurezza anche per gli operai che lavoreranno all’interno delle strutture. Non si possono utilizzare mezzi perforanti, qualsiasi movimento potrebbe causare crolli”.
Anche Chiodi Costruzioni e Felici Costruzioni, le ditte impegnate nei lavori degli aggregati che insistono sulle cavità ipogee, sposano la soluzione di Moretti. Inoltre “è fondamentale pensare alle grotte come alle fondamenta delle case”.
“Il miglioramento sismico ci garantisce la sismicità di queste strutture?” – si interroga la popolazione che, dopo il terremoto del 24 Agosto, ha richiesto ai progettisti di fare sopralluoghi nelle case già inagibili. “Le abitazioni hanno crepe visibilmente allargate”. Adesso i residenti chiederanno un sopralluogo ufficiale all’Università sul caso grotte.
Aldilà dell’emergenza ricostruzione per il geologo Moretti queste cavità ipogee dovrebbero essere considerate Patrimonio dell’Umanità per i ritrovamenti importanti, come quello di una tavola d’altare di epoca paleocristiana: