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L’ enciclica Laudato sì, nella Dottrina sociale della Chiesa

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di Enrico Cavalli

Con la fine del temporalismo, lo sguardo della Chiesa sull’uomo e società si fa più ampio, fino ad abbracciare tutte le questioni significative e spingersi agli estremi confini della terra e alle problenatiche sociali e naturali del nostro pianeta.
La Dottrina Sociale della Chiesa, riguarda il complesso di principi, insegnamenti e direttive del cattolicesimo volti ad affrontare i problemi sociali, politici, economici, ambientali, secondo lo spirito del Vangelo.  Punto di riferimento costante è la enciclica (lettera circolare ai vescovi) Rerum Novarum del 1891 di papa Leone XIII, tanto che molti dei documenti magisteriali dei successivi pontefici, sono usciti in occasione di ricorrenze decennali della enciclica leonina.
Risale alla enciclica Quadragesimo anno del 1931, di Pio XI, l’ufficiale ”Dottrina Sociale della Chiesa”, i cui principi fondativi sono il rispetto della dignità della persona umana, bene comune, sussidiarietà, solidarietà, partecipazione e destinazione dei beni universali, tutti intrecciati all’opera di evangelizzazione, che deve tenere conto delle condizioni concrete delle persone e popoli. Si sviluppa una riflessione sulla vita sociale, basata sulla speranza  in una giustizia piena e che seppure ci sarà per dato teologico, in pienezza nella escatologia, non dispensa i cristiani dal migliorare il mondo.
La DSC., è dentro la Teologia morale e si colloca fra fede e ragione, leggendo le esigenze della natura umana, alla luce della Rivelazione che riconduce l’umanità al progetto divino della Creazione.  Da che esiste l’umanità, si osservano fasi di maggiore o minore benessere morale e materiale: guerre, specie le ultime due mondiali,  crisi economiche, questioni ambientali, costellano la storia generando problemi talora difficili e drammatici.
Alla fine della guerra fredda fra Est ed Ovest, negli anni’90, segue l’ideale di una comunità economica internazionale, corrispondente anche ad una società civile internazionale, capace di esprimere forme di soggettività sociale e politica, ispirate alla solidarietà e ricerca del bene comune di un pianeta, il cui stato di salute è quindi fondamentale.
Dall’enciclica Populorum Progressio del 1967 di Paolo VI sulla giustizia in risposta ai bisogni umani; dalla Sollicitudo Rei Socialis del 1987 e Centesimus Annus del 1991 di Giovanni Paolo II, sull’intersolidarietà fra nazioni e difesa della cultura dei popoli ed ambiente, dinanzi alla globalizzazione dei fattori produttivi; fino alla Caritas in Veritate del 2009 di Benedetto XVI (annunciata al G8 di L’Aquila, luglio 2009) per cui come l’uomo tratta l’ambiente, tratta sé stesso,  la DSC., è gradualmente attenta al rapporto fra uomo e Creato.
I primi interventi di papa Francesco, sono per gli ultimi del pianeta e contro la teoria dello scarto di tutto ciò che, dal lavoro all’ambiente, è preteso come diseconomico da una logica di sviluppo finanziario, aliena da sistemi produttivi finalizzati ai fabbisogni materiali e morali dell’umanità.
Se lo sguardo percorre “quell’aiuola che è la terra nostra dimora”(Dante Alighieri, Paradiso, Canto XXII, Verso 151), ci si accorge che l’umanità ha deluso il progetto della creazione. Il rapporto dell’uomo con il Creato non è stato idilliaco. Gli sforzi per ricavare dall’ambiente il necessario per nutrirsi e proteggersi, quelli per difendersi dalle forze della natura e la conoscenza ed uso delle stesse, per migliorare la qualità di vita dell’uomo, sono una delle parti costitutive della esperienza umana e delle culture.
Da un paio di secoli, è comparso un modo nuovo di considerare le attività umane, in rapporto all’ambiente naturale. Un uso irresponsabile delle tecnologie ed aumento della popolazione terrestre, fanno sì che in tutto il pianeta sorto quasi 5 miliardi di anni fa,  si avvertano effetti negativi causati da attività umane: effetto serra e riscaldamento globale, inquinamento di acque e terra, desertificazione avanzante in aree non più solo povere, dissesto idrogeologico, fughe di materiali tossici e nucleari, smaltimento dei rifiuti sempre più costoso e problematico, da cui il deterioramento delle condizioni di vita umana e sociali.
Sono nate così, una consapevolezza e sensibilità nei confronti dell’ambiente naturale, tanto che dalla scienza ecologica (termine coniato nel 1866 da Ernst Haeckel), lo studio delle interazioni tra gli organismi e il loro ambiente, è derivata un nuovo sapere, la bioetica che si occupa a livello interdisciplinare delle responsabilità morali dell’uomo, in ordine alla vita, salute ed ambiente
Doppiamente significativa e riassuntiva di questo scorcio di DSC., uscita alla Pentecoste, il 24 maggio 2015,  la Laudato sì, è sulla cura della casa comune della ecologia, nel legame tra il nome assunto dal cardinale Bergoglio, all’indomani della sua elezione al soglio di Pietro e il Santo poverello di Assisi. Grande novità dell’enciclica, la prima della Chiesa, in materia ecologica, è nell’approccio: in dialogo con i non credenti, ecumenico, interreligioso, perché tutti debbono avere cura della ”casa comune”, la Terra.
Non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra socio-economica, bensì, ambedue, sono una sola e complessa criticità, che richiede una sfida educativa e conversione ecologica, nuovi atteggiamenti e stili di vita, istituzioni e processi politici trasparenti e sottoposti al dialogo, secondo i principi di solidarismo e sussidiarietà.
Alla base del degrado ambientale, sta un errore antropologico, cioè, che l’uomo nella sua prassi trasformatrice della  terra, oblia che essa lo precede. La DSC., avverte della ”necessità dell’habitat naturale (…) e di un’urbanizzazione attenta alla vita delle persone”, ciò, in linea ai dettami ecclesiastici, mirabili nella predicazione di Francesco di Assisi, ovvero, una concezione ambientale, lontana dall’antropocentrismo che dall’ecocentrismo.
L’umanità se coniugherà il sapere tecnologico alla dimensione etica, sarà in grado di promuovere l’ambiente come casa comune e risorsa a favore dell’uomo.
In conclusione, la DSC., vuole far comprendere che oltre i conflitti tra classi e sistemi economici, c’è da dare eticità all’ordine mondiale segnato dalle tensioni Nord-Sud e difesa dell’ambiente. La Chiesa del Concilio VaticanoII, “sale e lievito nella massa”, intende salvare il mondo entro sue leggi e storia, quindi, a partire dall’ambiente, che è la prima Rivelazione del Creatore all’uomo.

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