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Di Pangrazio: tengo famiglia

“Restano inopportune, seppure legittime, le numerose consulenze retribuite al figlio del sindaco di Avezzano Giovanni Di Pangrazio”.

A dirlo, in una nota, i Consiglieri Comunali di Avezzano Stefano Chichiarelli, Emilio Cipollone, Mariano Santomaggio, Alberto Lamorgese, Alessandro Barbonetti, Vincenzo Gallese, Claudio Tonelli, Fabio Ranieri ed il Consigliere Provinciale Felicia Mazzocchi.

“Iniziamo seriamente a pensare che Gianni Di Pangrazio, se non avesse (disgraziatamente per noi) fatto il Sindaco di Avezzano, avrebbe ben potuto dedicarsi all’arte del piccolo cabaret nei locali dei sobborghi cittadini. Oggi nell’intervista a “Il Centro” il Sindaco dalle mille mani e dai mille incarichi ha superato sé stesso, lanciandosi in una serie di affermazioni che sarebbero semplicemente ridicole se non fossero tragiche, dato che provengono dal “primo cittadino” di una città importante come Avezzano.
Un Sindaco che ha dedicato solo una parte residuale del suo tempo al governo della Città, che ha preferito di mantenere diversi e lucrosi incarichi nella pubblica amministrazione, si permette di additare come “cacciatori di incarichi” i consiglieri dell’opposizione eletti dal popolo, i quali si limitano legittimamente ad esercitare il legittimo diritto di controllo sugli atti della Giunta comunale.
Un Sindaco arrogante nelle parole e supponente negli atteggiamenti che non tollera l’esistenza stessa dell’opposizione, ed insulta come “nemico della città” chiunque osi pensarla diversamente da lui, sovrano assoluto ed illuminato libero dall’errore.
Un Sindaco che ancora oggi difende l’indifendibile, come sono indifendibili le numerose consulenze assegnate a suo figlio Stefano, un ragazzo dai requisiti così luminosi che, oltre ad essere divenuto dipendente del Comune di Avezzano in tenera età, compare ben cinque volte nell’elenco degli “Incarichi conferiti e autorizzati ai dipendenti”. Incarichi extra e molto ben retribuiti: 19mila Euro di compenso al Comune di Castellafiume, compenso di 4.500 Euro al Comune di Civita D’Antino, compensi per docenza a una società di informatica, e così via cantando. I figli sono pezzi di cuore, si sa. Sono sempre i più bravi, i più preparati, i più tutto. Tutto legale, sia chiaro, nessuno ha mai messo in discussione (per ora) la legittimità degli incarichi. Ma sul piano dell’opportunità ribadiamo con forza tutte le nostre critiche, che il Sindaco arrogante definisce “scialbe”. Scialbe un corno! Siamo sicuri che il figlio del Sindaco, ove non fosse stato il figlio del Sindaco, avrebbe avuto tutti questi lucrosi incarichi? Il giovane figlio del Sindaco sarà sicuramente bravissimo, ma non meno bravi sono le decine di professionisti laureati e specializzati che non riescono a sbarcare il lunario in periodi grami come quelli attuali.”

“La legalità può essere un comodo alibi per coprire il familismo.” prosegue la nota. “Come un comodo alibi legale fu quello utilizzato dal fratello del Sindaco, Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, che inserì nell’ufficio di presidenza una signora che da anni lavora a Como. Tutto legale, peccato che la signora è la moglie del fido Boccia, vicesindaco di Avezzano. Tutto legale. Ci scusi il Sindaco supermanager (dei fatti suoi) per la “scialba” critica: ma come nel caso del figlio Stefano, anche questo è opportuno?
La famiglia è la famiglia, si sa, e sta sempre al primo posto, anche nel cuore dei fratelli Gianni&Peppe.”