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E dopo la paura?

di Valter Marcone

Rimane dentro la paura. La paura ancora per quello che si è vissuto. Per le attese e le speranze d’improvviso messe in forse. Per le sofferenze patite che all’improvviso possono ricominciare. Per tutto quello che un essere umano riesce a dirsi fino in fondo.Per quella zona d’ombra,per quella linea d’ombra che ci fa stare all’erta ma che allo stesso tempo si proietta minacciosa su quello che potrebbe finalmente risplendere.

Rimane dentro la paura .Malgrado questo si è portati  a dare immediata solidarietà con le parole,i comportamenti , in sostanza i fatti. E allora la prima cosa che viene spontanea è quella, dove ce n’è possibilità,di accogliere  chi è rimasto senza casa, di alleviare questo disagio anche in altri modi. Che prevedono comunque  quasi tutti un allontanamento dal proprio ambiente seppure per il tempo di una sosta, di una pausa  a quel tipo di malessere, dalla stretta, dalla morsa del quotidiano.

Ebbene di fronte alla nobiltà di questi gesti io spero ci sia  da parte di chi  ha perso tutto una risposta altrettanto nobile  nella sua fermezza ,ovvero un rifiuto.

Perché dico questo. Perché  la memoria che è molte cose  e che le scienze mediche e sociali trasversalmente hanno ormai ben descritto è ,in sostanza,un impegno ad agire a comportarsi in un certo modo .La memoria  con il suo insegnamento che rimane fatta la tara di tutte le altre cose che  si definiscono memoria,è cambiamento . E’ proprio quindi dalla memoria  di avvenimenti vissuti e raccontati  verificatisi nelle stesse situazioni che  le persone  colpite dal terremoto, devono trovare la forza di rifiutare.

Dall’esperienza del terremoto aquilano  vengono le considerazioni che seguono.

Rimanete davanti alle vostre case fino a quando non saranno ricostruite. Non ha importanza se non potrete lavarvi i denti, se i vostri indumenti saranno sporchi ,esposti al freddo al sole e se dovrete dormire in un bidone di latta  messo in orizzontale. Non avvolgetevi nelle coperte  , serve a farvi perdere dignità; pretendete  vestititi, scarpe, cappelli ombrelli, anche se stracci .Non affidate agli ingegneri  la ricostruzione servitevene  solo dal punto di vista tecnico , non permettete loro  in nome di indiscriminate misure di  sicurezza di negare le vostre esigenze quotidiane. Dite ai politici che non bisogna ricominciare ogni volta da capo, che esistono esperienze nel territorio e che basta mettere in essere un buon coordinamento. Fate abbattere subito quello che sarà abbattuto  in un secondo momenti senza fare puntellamenti e usare risorse finanziare in questa pratica inutile. Se devono essere organizzate tendopoli fate in modo che il numero di tende per ogni punto di insediamento non superi il numero cinque  evitando estese  tendopoli gerarchizzate e militarizzate. Chiedete di avere immediatamente accesso alle cure sanitarie con  ambulatori diffusi sul territorio. Chiedete conto, attraverso la magistratura del perché le risorse disponibili per mettere in sicurezza scuole, ospedali, edilizia pubblica e privata siano state dirottate su altre voci nei bilanci di regione, provincia e comune. Non vi fate ingannare dagli ultimi  ritrovati  delle scienze delle costruzioni  come isolatori ed altre stupidaggini che servono solo per stupire o per lezioni universitarie  ,pretendete un modo di costruire ormai collaudato  da esperienze di ricostruzione  ormai acclarate.  Chiedete  prima di  garantire il lavoro, poi di ricostruire le  abitazioni ,i luoghi di aggregazione , gli edifici pubblici e infine le chiese .Domineddio non si cruccerà  aspettando che gli venga ridata una casa di cui spesso non sa che farsene.

Insomma tenete conto,per farla breve, di questo decalogo del terremotato e della terremotata consapevole redatto dal Collettivo 3,32 L’Aquila:

1) Non disperdetevi come comunità e non fatevi mettere gli uni contro gli altri;

2) Restate in sicurezza, ma non lasciatevi allontanare dalle vostre case e dalle vostre proprietà;

3) Non fatevi rinchiudere in campi recintati con la scusa di essere protetti;

4) Mantenete la vostra consapevolezza e autonomia;

5) Vi convinceranno che non siete autosufficienti e proveranno a ospedalizzarvi: non lo permette! Ogni gesto quotidiano deve restare vostro;

6) Non fatevi raccontare dai media quello che vi succede, siate protagonisti dell’informazione e diffondetela voi, i mezzi non mancano;

7) Chiedete da subito controllo e trasparenza sulla gestione di tutto quello che vi riguarda: solidarietà, aiuti, fondi ecc.

8) Fate che l’emergenza non diventi lungodegenza: ai commissari fa comodo, alla vostra comunità no;

9) Pretendete di partecipare da subito a ogni scelta sul vostro futuro;

10) Non lasciate devastare il vostro territorio con la scusa della ricostruzione.