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La TARI della discordia

di Fulgo Graziosi

Occorre dare certezze alle vanesie affermazioni degli Amministratori.

I cittadini sono in fermento per l’inopportuno aumento della Tassa sui rifiuti urbani. Nel momento più difficile di una crisi economica generale, dalla quale il Paese non riesce ad uscire, forse, sarebbe stato opportuno, necessario e indifferibile trovare soluzioni alternative per risanare le casse comunali. In considerazione, oltretutto, della mancata erogazione a regime del servizio della raccolta rifiuti, che ha sempre provocato mirate proteste. Non può e non deve essere sottaciuto, inoltre, il collasso sociale ed economico subito dagli aquilani per effetto del sisma 2009, dal quale ancora non si riprendono del tutto. La ragione che ha fatto scattare la molla della protesta sta nel fatto che Sindaco e Assessore abbiamo motivato l’aumento del venti per cento della TARI a causa della mancata erogazione del finanziamento promesso dal Governo per il ripianamento del bilancio comunale. Lo hanno affermato pubblicamente Sindaco e Assessore. Non è stato frutto della fantasia dei cittadini.

Vale la pena sottolineare che proprio il Sindaco, prima della dipartita del manager a cui era stata affidata la gestione dell’Azienda Municipalizzata, ebbe ad affermare che “finalmente il bilancio della stessa Azienda era stato chiuso in pareggio”. A distanza di qualche mese quel pareggio era sprofondato nuovamente nel rosso più profondo. I contribuenti aquilani restano profondamente sconcertati. Non sanno più cosa credere. Si domandano, però, se in queste aziende partecipate del Comune esista ed operi oculatamente un Collegio dei Revisori dei Conti. Non hanno ancora avuto la fortuna e la possibilità di leggere una relazione del Collegio in proposito. Il secondo aspetto riguarda le inesattezze, meglio ancora la scarsa aderenza alla realtà, pronunciate in sede di approvazione della deliberazione di aumento della TARI.

Tutti avevano capito che sarebbe stata una soluzione provvisoria per far fronte alle esigenze di cassa, fino al momento della concreta acquisizione del contributo statale. Invece, cosa è avvenuto? La rimessa finanziaria del Governo è arrivata, oltretutto, in maniera più consistente. Diciannove milioni di euro, contro i sedici preannunciati dal Comune. In questo frangente cosa si è verificato? Anziché sospendere l’efficacia dell’aumento deliberato, il Comune ha dato immediate disposizioni di trasmettere ai cittadini le cartelle di pagamento. Alcune di queste cartelle sono pervenute agli interessati circa trenta giorni dopo la scadenza fissata.

Altri ordinativi di pagamento ancora non vengono recapitati. In tutto questo caos l’Assessore al Bilancio avvisa i cittadini, con deprecabile candore, che, non avendo ricevuto gli avvisi di pagamento, possono recarsi negli uffici comunali per ritirarli personalmente. La buona norma di gestione del servizio di riscossione vorrebbe che gli avvisi di pagamento vengano recapitati con congruo anticipo, in maniera da mettere i contribuenti nelle condizioni di presentare ricorso alle competenti istituzioni nei termini previsti dalla legge. Invece, non soltanto gli avvisi sono stati recapitati in ritardo, ma i cittadini saranno assoggettati al versamento della mora per ritardato pagamento.

L’ultima dichiarazione rilasciata dall’Assessore, in materia di aumento della tassa per disposizioni di legge, ha fortemente irritato l’opinione pubblica. I contribuenti protestano per queste facili e troppo disinvolte affermazioni degli Amministratori, perché sono fermamente convinti che, se la legge impone alle aziende partecipate di gestire il servizio con le proprie risorse, ciò non vuol dire che i “buchi neri” del bilancio, la irrazionale gestione aziendale, i mancati controlli, l’eccessiva sproporzione tra reale servizio e dimensionamento dell’organico, debbano far carico, solo ed esclusivamente, sulle tasche dei contribuenti. Forse, sarebbe necessario, sostengono i cittadini, che l’azienda faccia un profondo esame critico delle proprie disfunzioni per cercare di ristrutturare il servizio, al fine di ricondurre il medesimo nei corretti parametri della efficienza, della efficacia e della economia. Queste dovrebbero essere le riflessioni e le argomentazioni che il Consiglio Comunale dovrebbe affrontare, dibattere e risolvere nella prossima e imminente seduta di lunedì. I contribuenti vorrebbero conoscere l’esistenza del progetto con il quale il Comune ha fatto redigere un progetto di corretta e razionale ristrutturazione dell’azienda rifiuti. Le posizioni del Comune non sembrano rivolte alla revoca del provvedimento, perché si ha l’impressione che i diciannove milioni incassati dal Governo non siano sufficienti per ripianare il bilancio. A questo punto i cittadini vorrebbero conoscere la precisa situazione economico finanziaria in cui versano le casse comunali. È un loro sacrosanto diritto. Non può essere negato e ignorato dai responsabili della gestione pubblica.