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Gli abruzzesi al Ministero dei Lavori Pubblici nella storia

di Enrico Cavalli

In merito alla recente nomina di illustri professionalità abruzzesi, al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, si è sottolineato, da parte di taluni mass media regionali, come figure di corregionali, in questo specifico settore, mancassero da 150 anni. In tema, l’ultima volta, a parere di supremi reggitori abruzzesi, risalirebbe alla presenza, in quel consesso pubblico, nel 1875 di Silvio Spaventa.
Invero, costui, fratello del filosofo positivista Bertrando, (entrambi, di quel di Bomba, risorgimentalisti della prima ora e tutori del nipote Benedetto Croce), dopo la carriera di deputato, con il collega e marchese aquilano Giuseppe Pica, varando la repressione del brigantaggio postunitario, fu ministro dei Lavori pubblici nel 1873-76, e, da artefice della nazionalizzazione delle ferrovie, causò la fine della Destra storica. Silvio Spaventa, aveva ereditato la guida dei giganteschi uffici di via Nomentana, da un altro preminente politico abruzzese, il nativo di Notaresco, Giuseppe De Vincenzi, titolare nel 1867 e nel 1871-73, cui si dovette l’impostazione ferroviaria, di una regionalità mediana del Paese, fra i second comers della rivoluzione industriale. Il ruolo ai Lavori pubblici, svolto dalla politica abruzzese, ebbe prosecuzione nel sottosegretariato dal 1879 al 1881, del barone di Roccaraso Giuseppe Andrea Angeloni, volto a sfruttare le ferrate per risollevare la transumanza abruzzese.
Al decennio giolittiano, gli Abruzzi (allora, di fatto col Molise) vennero considerati dal “centro”, una “periferia”, non più bisognosa di grandi investimenti pubblici, reputandosi bastevoli le ferrovie ottocentesche, sicché, si dovrà attendere il 1923, col primo gabinetto Mussolini, per vedere un secondo barone e sulmonese,Alessandro Sardi, al sottosegretariato ai Lavori pubblici, in una logica di continuità solo formale; tale compito, assolverà diligentemente, dirottando fondi per opere importanti da Aquila (il palazzo delle Poste e Telegrafi) a Teramo, passando per Chieti, il politico ovidiense, che coinvolto negli scontri campanilistici, in seno al fascismo abruzzese nel 1926, così suscettivi della nascita del Pescarese, (siamo al novantennale, dunque, di quel rivoluzionamento amministrativo…!), lascerà le ambizioni ministeriali, accontentandosi, si fa per dire, di presiedere l’Istituto Luce.

Proprio colui che prevalse su Sardi, nella lotta per la supremazia politica nell’antico Abruzzo UlterioreII, Adelchi Serena, in ragione delle benemerenze acquisite nell’opzione urbanistico-turistica-sportiva della Grande Aquila, della vicesegreteria del PNF., dal 1934, sarà a sessantacinque anni di distanza da Spaventa, l’ennesimo abruzzese al vertice dei LL.PP., e, su un piano municipale, il secondo aquilano ministro nazionale, dopo la parentesi agli Esteri nel 1898, del sandemetrano Raffaele Cappelli (il fautore del famoso ed omonimo grano…). Serena, si rivelò capace di traghettare dal 1939 al 1940, uno scranno nevralgico fra autarchia e seconda guerra mondiale, e, in grado di sovraintendere a quello che sarà il secondo tempo delle realizzazioni urbanistiche del capoluogo abruzzese in veste burocratica (si pensi gli uffici periferici ai portici di San Bernardino), però, mancando l’obiettivo dell’allaccio diretto fra L’Aquila a Roma, un tema su cui non erano riusciti per opposti veti incrociati, personaggi di rango passati e futuri della politica regionale; il discreto operato al dicastero assorbente la maggiore parte della spesa pubblica, varrà a Serena, l’apertura di credito mussoliniana per la segreteria del PNF., all’inizio della parabola discendente dell’Italia fascista.

Il contributo abruzzese alla nascita della Repubblica democratica, è fattivo ed emblematico, nella figura del vastese Giuseppe Spataro, che assurge anche ai Lavori Pubblici, sebbene, per neanche un mese nell’VIII esecutivo di Alcide De Gasperi, quello sorto all’indomani della discussa legge elettorale col premio di maggioranza, per inciso, dal luglio all’agosto 1953.
Si stagliavano gli altri due dioscuri della democrazia cristiana abruzzese, a riflesso della divaricazione montana e costiera della regione, rispettivamente, il fiorentino di nascita, Lorenzo Natali e il chietino di Gissi, Remo Gaspari, ambedue a sviluppare due percorsi di crescita abruzzese, tramite le autostrade, la qualcosa sarà meglio congeniale al politico aquilano, che imposterà, per il traforo del Gran Sasso, la L’Aquila-Roma, grazie ai suoi uffici di ministro dei LL.PP., all’atto delle Presidenze del Consiglio di Giovanni Leone dal giugno al novembre 1968, e, di Mariano Rumor dall’agosto 1969 al febbraio 1970; senza contare che dall’alto suo ruolo di Commissario Europeo, Natali, non mancherà mai di fornire ogni sorta di appoggio morale e materiale alla sua città di adozione.

Per tornare alla contemporaneità, posto che diverse partizioni regionali, affermano di altre supreme dirigenze abruzzesi, dentro l’organo tecnico di supporto dell’attuale ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, l’auspicio è che cotante capacità, possano, nel pieno rispetto delle competenze e quadri normativi, assecondare le aspirazioni al progresso della popolazione abruzzese, cioè, acconsentire, all’inveramento di opere ed infrastrutture strategiche, dall’Adriatico al Gran Sasso, magari, traendo ispirazione da stagioni politiche lontane quanto critiche, che tuttavia, ancora, organizzano la storia regionale, forse, per ciò stessa, meritevole di maggiori approfondimenti, e, che è quello che modestamente, abbiamo tentato di fare, fuori da strumentalizzazioni di sorta.