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D’Alfonso l’intoccabile querela Lilli Mandara

di Piero Carducci
Tira una brutta aria in Abruzzo. Il Sindaco di Avezzano, Di Pangrazio, ha querelato la direttrice de Il Capoluogo, Roberta Galeotti, per gli articoli critici pubblicati dalla testata sull’Amministrazione comunale di Avezzano. (Di Pangrazio al pubblico ludibrio querela ilCapoluogo) Il Presidente della Regione, D’Alfonso, per non essere da meno ha querelato la giornalista Lilli Mandara, direttrice di un blog raffinato, brillante e satirico, Maperò. Tira una brutta aria in Abruzzo, ma anche in Italia, un Paese di Pulcinella che non a caso nella classifica della libertà di stampa (stilata da Reporter senza frontiere) perde ben quattro posizioni in un solo anno, scendendo dal 73° posto del 2015 al 77° (su un totale di 180 Paesi) del 2016. L’Italia è il fanalino di coda dell’Ue (che è comunque l’area in cui c’è maggiore tutela dei giornalisti), seguita soltanto da Cipro, Grecia e Bulgaria.. Meglio di noi stanno pure Burkina Faso e Botswana!
Fra le cause principali di questo sostanziale arretramento, guarda caso, i procedimenti giudiziari contro i giornalisti che fanno inchieste sull’intreccio perverso tra politica, corruzione e crimine organizzato. I politici, quando amministrano, si considerano sempre di più come dei monarchi assoluti che non vogliono rispondere a nessuno. Ed usano avvocati e querele, pagando tra l’altro i procedimenti con soldi pubblici, per tacitare le voci di dissenso.
Nel diritto romano imperiale, fu ritenuto colpevole di lesa maestà chiunque arrecasse oltraggio all’imperatore. A questa fattispecie giuridica devono essersi ispirati gli Amministratori che hanno querelato la Galeotti e la Mandara. E non diciamo certamente che i giornalisti siano intoccabili, ma intoccabili non devono essere i politici che si sentono sempre più imperatori. E più i politici sono grandi,come un Sindaco di una città o il Presidente della Regione, più hanno strumenti per difendersi, quindi ancora meno intoccabili devono essere.
Alle critiche di penna si risponde con la penna, non con le querele. Alle critiche anche pungenti dei giornalisti si risponde con la trasparenza amministrativa e con la verità dei fatti. Perché, alla fine, il lavoro dei giornalisti seri, come seri sono Lilli e Roberta, è solo questo: la ricerca della verità.
Ed è più facile dare una risposta, che presentare una querela. Ma le risposte evidentemente non si vogliono e non si possono dare. Troppi politici intendono l’Amministrazione come cosa propria, e non gradiscono “interferenze”. Alla base c’è una percezione distorta della democrazia. Pretendere rispetto “a priori”, solo per il fatto di ricoprire una carica, fa il paio con il Marchese del Grillo: “Mi dispiace per voi, ma Io so Io, e voi non siete un cazzo”.