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Cialente a Lorenzin: sì a ospedale L’Aquila-Teramo

Un DEA (dipartimento di emergenza e accettazione) di II livello spalmato a 35 minuti di distanza, tra il San Salvatore dell’Aquila e il Mazzini di Teramo: è questa la proposta che il sindaco Massimo Cialente fa al ministro della salute Lorenzin, in una lettera inviata oggi a lei e per conoscenza anche ai vertici regionali e al sindaco del comune di Teramo Brucchi.

“Vi è una questione che, se risolta in accordo con Codesto Ministero, potrebbe evitare polemiche pesanti e drammatiche, delle quali stiamo già vivendo alcuni aspetti, per quanto riguarda l’identificazione di due DEA di II livello.” dice Cialente. “In una regione caratterizzata da campanilismi, poiché nessuno dei quattro nosocomi provinciali ha contemporaneamente la neurochirurgia e la cardiochirurgia, si corre il rischio che nessun ospedale possa avere il DEA di II livello. Infatti L’Aquila ha un’ottima neurochirurgia, a Teramo e Chieti vi sono un’ottima cardiochirurgia, l’altra neurochirurgia è a Pescara.
Questa distribuzione delle specialità sta creando oggettivamente una situazione di stallo, la cui soluzione appare ai miei occhi complessa e difficile.
La proposta che vorrei avanzare, verificandola con Codesto Ministero, sulla quale tra l’altro favorevolmente si è espresso il Consiglio Comunale dell’Aquila e lo stesso Sindaco di Teramo, sarebbe quella di “spalmare” il DEA di II livello su due nosocomi che distano tra loro non più di 30/35 minuti di autostrada e molto meno con l’eliambulanza: San Salvatore L’Aquila, Mazzini Teramo.
Tutto ciò anche considerando che, da decenni ormai, sui due nosocomi sono “spalmati” anche i reparti e servizi ospedalieri convenzionati con la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi dell’Aquila.
Stessa impostazione dovrebbe valere anche per i due ospedali di Chieti e Pescara, ancor meno distanti tra loro : 15/20 minuti con l’ambulanza.”

“Se ciò fosse possibile diverrebbe facile organizzare al meglio la rete ospedaliera” ragiona Cialente, “identificando in ciascun nosocomio, sulla base delle diverse vocazioni, una o massimo due eccellenze regionali” chiedendo, da un ultimo, un confronto con il Ministro.