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Manca D’Alfonso, maggioranza allo sbando

Più che una telenovela, sta diventando una tragedia. Le vicende legate alla sanità, in consiglio regionale, si ingarbugliano sempre più, rendendo difficile anche la cronaca di quanto accade tra i banchi di una giunta regionale sempre più fragile e orfana di Luciano D’Alfonso, assente anche oggi.

Dopo il secco schiaffo di mercoledì scorso, con il no alla riorganizzazione della rete sanitaria abruzzese così come prevista dal decreto 55 – con tanto di sgambetto alla maggioranza da parte del consigliere Di Nicola – i tentativi di ricucire lo strappo con i “ribelli” (Gerosolimo, Olivieri e Di Nicola su tutti) sono stati molteplici. Tra foto ufficiali e firme arrivate un po’ alla chetichella – come quella sul documento che condivide il Piano di riqualificazione del servizio sanitario regionale – la frattura aperta in consiglio regionale pareva risolta.

Ma l’apertura della seduta odierna fa ripiombare nel caos la maggioranza. Prima Domenico Pettinari e poi Mauro Febbo hanno sottolineato infatti che in Giunta – convocata in seduta straordinaria oggi prima del Consiglio peraltro in assenza del presidente D’Alfonso – è stato approvato sia il Decreto numero 55 sia il nuovo Decreto n. 79 del 21 luglio 2016 recante il Riordino della rete ospedaliera “calpestando di fatto la dignità dei Consiglieri regionali e la funzione del Consiglio che rappresenta anche tutti cittadini abruzzesi” dicono dal centro destra. “Un atto che butta nel cestino l’approvazione del nostro documento nel corso di un’assise regionale dove la maggioranza si è letteralmente disgregata e frammentata bocciando di fatto la politica sanitaria del duo D’Alfonso-Paolucci.”

Atto che getta ancora più confusione nell’Assise, visto che sul sito della Regione Abruzzo sabato scorso l’Assessore Paolucci aveva annunciato di aver recepito con delibera di Giunta l’intero pacchetto del decreto 55.
“E’ grave che l’Assessore abbia dichiarato il falso. E’ stata offesa la dignità del consiglio.” tuona Febbo “Faremo migliaia di emendamenti: è stato calpestato il senso civico del consiglio”. Tutto viene rimandato alla fine del Consiglio, in una conferenza dei Capigruppo che si annuncia infuocata.

Il Movimento Cinque Stelle incalza: “La sanità non è affare di pochi” dicono i consiglieri pentastellati con uno striscione che lasciano sui banchi della minoranza.

cinque stelle consiglio regionale

Altro momento di tensione quando chiedono l’anticipazione, nell’ordine del giorno, del punto riguardante l’elezione del Garante dei Detenuti. Non passa, con D’Alessandro che ironicamente dice: “Qua non si fa niente senza D’Alfonso”. Da notare il voto favorevole di Di Nicola: ancora una volta.

Si va avanti stancamente: approvato, non senza difficoltà, il provvedimento che vede uno stanziamento di 500mila euro per l’ARA, i cui agricoltori sono senza stipendio da quasi tre anni. Il finanziamento però è passato in Commissione Bilancio senza l’adeguata copertura finanziaria e l’opposizione grida all’incostituzionalità.

Sul provvedimento di legge europea la maggioranza è ancora una volta in difficoltà, vista l’assenza, sottolineata dall’opposizione in particolare, di alcuni componenti del centrosinistra: nessuno fa i nomi – nemmeno Mariani che, pur ammettendo le defezioni, evidenzia che pure nella minoranza i teramani sono spesso assenti.
Ma “Dove sta l’aquilano?” più volte detto da Febbo è di gran lunga esplicativo.

Alla fine la maggioranza porta a casa il risultato e con esso anche il malumore dell’Assessore Donato Di Matteo.

Dopo l’exploit della settimana scorsa del sottosegretario Mazzocca – “serve una verifica” aveva tuonato dopo la sconfitta della maggioranza nel voto sul piano sanitario – sul finale di questo consiglio è arrivato l’altolà dell’assessore a quanti, nella maggioranza di governo, non assicurano la loro presenza.

“Non è corretto che alcuni vadano via senza giustificazione. Voglio sapere dove stanno i colleghi della maggioranza che stanno con noi. Basta con questi atteggiamenti irresponsabili. Non è più un argomento che può essere procrastinato in questo contesto dell’Assemblea regionale.”

E si può essere certi che gli attriti non finiranno qui.

(e.f.)