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Castel del Monte, torna a nuova vita

di Fulgo Graziosi

Chi cambia paese non cambia cervello. Chi cambia luogo porta con sé il suo modo di pensare, i propri errori, rimpianti, angosce, manie, le essenze che lo tormentano e da cui cerca inutilmente di sfuggire. Il concetto si può ripercorrere a ritroso fino alla tradizione gnomica più antica, visto che addirittura a Biante, uno dei sette sapienti, si attribuiva la sentenza: “Cambiare luogo non fa diventare saggi né toglie la stupidità”. L’insegnamento è espresso con efficacia anche da un verso di Orazio: “Cambiano clima, non l’indole, quelli che si affrettano a traversare il mare”. Sono sempre veri e attuali questi principi. Infatti, quanti castellani si sono trasferiti in tutte le parti del mondo in cerca di lavoro e di una migliore fortuna. Si sono allontanati fisicamente. Mai mentalmente. Le radici restano sempre solidamente ancorate al territorio d’origine. Non hanno mai cambiato abitudini, “il cervello”, non hanno mai dimenticato i principi appresi dai genitori, nonni e parenti. Hanno talmente inculcato nella mente il concetto di appartenenza alla propria comunità, fino al punto di aver dato origine ad una particolare malattia incurabile: “La castellanità”. Con questi sentimenti tutti si sono stretti attorno alla municipalità. Hanno voluto manifestare una profonda solidarietà, sostenendo Sindaco e Amministrazione nella impegnativa battaglia contro la dilagante burocrazia. Grazie a questo sostegno il giovane Sindaco, Luciano Mucciante, anche se ha i capelli brizzolati, ha saputo combattere e destreggiarsi nell’interesse della comunità che ha amministrato e sta amministrando con oculata saggezza. È un uomo al quale non difettano i requisiti dell’accorto amministratore, sia per la specifica destinazione professionale, esperto nella redazione e controllo dei bilanci economici delle aziende amministrate e degli Enti sottoposti a revisione e controllo dei bilanci economici, sia come corretto e oculato amministratore comunale.

Oggi, ancora una volta dopo la fatidica notte del 6 aprile 2009, sono tornato nel mio paese per verificare l’andamento dei lavori. L’ultima volta, a primavera, nell’avvicinarmi al borgo, provai una stretta al cuore. Gran parte del centro storico appariva bendato, fasciato con una delicata garza per nascondere le scarniture apportate dagli infermieri muratori per mettere a nudo le ferite, allo scopo di medicarle nel migliore dei modi, onde riportare al pristino stato la struttura in maniera più ordinata, pulita, efficiente e razionale. Ho tratto un sospiro di sollievo quando ho potuto vedere che molte bende erano già state tolte. Le ferite, le lesioni, i vuoti, le brutture, erano state curate con saggezza, senza apportare la minima alterazione all’impianto d’origine. Tutto ciò grazie al lavoro coordinato dell’Amministrazione attiva, dell’Ufficio della ricostruzione presente sul posto, dell’Ufficio Tecnico comunale, della preziosa e fattiva collaborazione della Soprintendenza ai Monumenti, della continua e pressante professionalità dei Direttori dei Lavori. Non si può e non si deve sottacere anche l’apprezzabile disponibilità delle Imprese costruttrici che, con estrema capacità sono riuscite a soddisfare e coniugare le esigenze tecniche, l’osservanza alle normative vigenti, la scelta dei migliori prodotti impiegati per la ricostruzione e le aspettative dei cittadini. Ho avuto il piacere di incontrare il Sindaco, Luciano Mucciante, in giro per il centro storico per una quotidiana verifica dei lavori in corso. Ho chiesto al Sindaco notizie in ordine al programma dei lavori e alle disponibilità economiche per l’esecuzione delle opere. Con poche parole, come da sua consuetudine, mi ha comunicato che: “Grazie alla collaborazione offerta da professionisti di pregio di alcune Università, il Comune ha ottenuto l’approvazione del Piano di Ricostruzione in tempi abbastanza rapidi. Questo elemento, di conseguenza, ha consentito al Comune di ottenere un finanziamento globale di oltre 40 milioni di euro, oltre alla disponibilità economica per la realizzazione dei sottoservizi. Inoltre, sono stati posti a disposizione del Comune 20 milioni di euro, circa il 50 per cento del totale e nei prossimi giorni partiranno i lavori per diversi aggregati.” La mia curiosità mirava ad ottenere ulteriori informazioni. Ho chiesto a che punto sia il programma di sviluppo socio – economico – culturale e turistico del paese. “Non aspetteremo”, ha proseguito il Sindaco, “che siano ultimati i lavori di messa in sicurezza del paese. Ha preso già il via il progetto di sviluppo del territorio con la grande idea legata alla riscoperta e valorizzazione del Tratturo Magno che, naturalmente, coinvolgerà anche i centri viciniori. Penso e mi auguro che con la collaborazione dei cittadini, dotati di buona volontà, si possa procedere di pari passo con i lavori di riordino dell’intero paese”. La mia preoccupazione va oltre i limiti e, perciò, non esito a chiedere se tutto questo lavoro di ammodernamento, di tinteggiatura, di pulizia e di imbellettatura dei fabbricati, non faccia perdere quel fascino e quel sapore dell’antico. “Non credo”, ha detto il Sindaco, “perché la pulizia delle pareti e la tinteggiature delle stesse, con tinte pastello di sapore antico, manterranno inalterato l’aspetto originale del centro storico. Anzi, alcune emergenze architettoniche verranno messe in risalto maggiormente. Infatti, fino ad oggi, alcuni particolari si confondevano con lo sporco degli intonaci e delle pietre”. Abbiamo appreso, finalmente, che alcune superfetazioni verranno eliminate, o camuffate opportunamente, per evitare quegli stridori che si sono realizzati nel tempo per evidenti e palesi esigenze di spazio. Il sopralluogo è stato coronato dalla presenza casuale di uno dei Direttori dei Lavori, l’Ing. Giannino Sulli, che si apprestava ad effettuare alcune verifiche sull’aggregato in fase di ultimazione, compreso tra Via Duca degli Abruzzi e Via Centrale, uno dei punti nevralgici del centro storico. In questo complesso sono stati eseguiti lavori di un certo rilievo, che vanno dal consolidamento delle strutture, al recupero delle facciate in pietra, alla coibentazione dei tetti, alla messa in sicurezza di taluni immobili, alla restituzione della visibilità e fruibilità di alcuni particolari architettonici di notevole pregio. Alcune bifore sono state messe in bella evidenza. Non potevo non chiedere all’Ing. Giannino Sulli le difficoltà tecniche che ha incontrato in sede di progettazione e di direzione lavori. “Sono lavori come tanti altri”, ha commentato il Direttore dei Lavori. “Naturalmente, più complessi delle strutture in cemento armato. Lo stato di conservazione delle murature è stato abbastanza determinante. Non abbiamo dovuto effettuare interventi radicali e di particolare delicatezza. Naturalmente, è stato necessario approfondire le attenzioni in quei punti dove il consolidamento è stato necessario e indifferibile. Devo dire, inoltre, che abbiamo ricevuto la piena collaborazione del Comune, dell’Impresa, delle strutture tecniche comunali e dell’Ufficio preposto alla ricostruzione. Con la Soprintendenza, poi, abbiamo avuto contatti frequenti e costruttivi, tali da rendere fattibili i lavori che si possono ammirare”. Sul cantiere era presente anche il coordinatore dell’Impresa Cifolelli di Isernia, che sovraintende ai lavori in corso di esecuzione a L’Aquila e a Castel del Monte. Dal punto di vista esecutivo, ho chiesto al Geom. Biagio Chianese, quali difficoltà e quali problematiche siete stati chiamati a risolvere. “Per la verità”, ha detto il Geometra, “non abbiamo dovuto impegnarci più del solito. La nostra Impresa è particolarmente specializzata in lavori del genere, per cui abbiamo potuto procedere con speditezza, senza alcuna particolare difficoltà. L’unico fastidio, se così si può definire, è stato determinato dalle condizioni climatiche. In questo paese, a questa altitudine, fa veramente freddo nei mesi invernali. I lavori, pertanto, hanno subito una produttività limitata, certamente diversa da quella ottenibile ad altitudini più accettabili. Comunque, la stagione invernale di quest’anno è stata abbastanza mite, consentendo un maggiore sviluppo delle opere eseguite. Speriamo di restare in zona per lavorare, per mettere a disposizione di questa bella comunità tutta la nostra professionalità e per lasciare un segno indelebile dell’impresa nella riconfigurazione di Castel del Monte”. Il discorso, naturalmente, non si chiude qui, perché ho invitato il Sindaco ad effettuare altri sopralluoghi nei cantieri in corso e in quelli che prenderanno il via tra breve. Una sola raccomandazione vorrei rivolgere a Luciano Mucciante: cerchiamo di ricostruire, al più presto possibile, la vela del campanile della Chiesa Parrocchiale, dal momento che proprio questa torre racchiude in sé il significato completo della “castellanità”. Un campanile che si protende verso il cielo per portare sempre più in alto quei valori umani, sociali, storici, che i castellani vorrebbero diffondere in tutto il mondo e che possano essere visibili da ogni parte del globo.

Il piccolo Tibet riprende vita e splendore lanciandosi alla conquista di ampi spazi nell’etere dei grandi flussi turistici, offrendo storia, archeologia, ambiente, aria salubre, cultura, tipicità e accoglienza tipicamente “castellana”.