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L’Aquila, ospedale declassato

Cambia volto la sanità abruzzese. E’ stato illustrato questa mattina nella sede di Pescara della Regione Abruzzo il piano di riordino della rete ospedaliera regionale.

Ecco come cambia la rete ospedaliera: con la presenza di un presidio di secondo livello (con la connessione funzionale degli ospedali di Chieti e Pescara), di 2 presidi di primo livello ad alta specializzazione (L’Aquila e Teramo, nell’attesa dello studio di fattibilità per l’ospedale di secondo livello), di 3 presidi di primo livello standard (Lanciano, Vasto e Avezzano), di 4 ospedali di base (Giulianova, Sant’Omero, Atri, Sulmona) e di 2 ospedali di area disagiata (Penne e Castel di Sangro). Il presidio di Popoli sarà un centro di riabilitazione regionale e il presidio di Ortona rafforza una vocazione oncologica, sia come oncologia ginecologica, sia come Brest Unit per il trattamento del tumore della mammella e sarà anche punto di riferimento della dermatologia in Abruzzo e della procreazione medicalmente assistita. Il presidio di Atessa, con numeri al di sotto degli standard consentiti, verrà riqualificato in un presidio in grado di dare assistenza ai pazienti anziani e fragili. Per quanto riguarda le strutture di Tagliacozzo, Casoli, Pescina, Gissi e Guardiagrele, la nuova programmazione regionale ha implementato le loro attività, diventando ospedali di Comunità con una assistenza medica e infermieristica, con una rete di emergenza h24 e missioni diverse dalla chirurgia ambulatoriale alla riabilitazione territoriale.

Concentriamoci su L’Aquila. Da fonti interne, scopriamo che a dispetto della locuzione “ad alta specializzazione”, la maggior parte delle specialità del San Salvatore scompariranno in favore dei nosocomi di Chieti e Pescara. Il primo livello, quello dei futuri ospedali di Teramo e L’Aquila, è ad un gradino decisamente inferiore rispetto al secondo livello, quello di Chieti e Pescara. Alcune specialistiche previste per gli ospedali al di sopra dei 600mila abitanti andranno via dal capoluogo abruzzese, così come il reparto di Medicina Nucleare. Anche le specialistiche di otorino e quelle cardiologiche dovrebbero abbandonare il San Salvatore.

Ma, come spiegato stamani da Silvio Paolucci, assessore regionale alla sanità, si attende uno studio di fattibilità per fare in modo che Teramo e L’Aquila abbiano insieme un hub di secondo livello. Insieme vuol dire che i reparti sarebbero redistribuiti tra i due ospedali al di qua e al di là del Gran Sasso. Resta il fatto che al momento il San Salvatore viene penalizzato.

Con l’approvazione di tale piano (decreto 79/2016), comunque, ci saranno 3.255 posti letti per acuti nel pubblico, 9 in più rispetto alla precedente programmazione.

Nel settore privato, invece, il numero dei posti letti rimarrà invariato: 553 per acuti, 47 per la lungodegenza e 389 per la riabilitazione, per un totale di 989. (g.b.)