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Offida, dove trovi un po’ di Abruzzo

E’ tempo di viaggi e spostamenti più o meno lunghi. Basta fare pochi chilometri, raggiungere le Marche e trovare un po’ del nostro Abruzzo anche lì. In provincia di Ascoli Piceno c’è Offida, un borgo medievale che dal  2008 fa parte del club dei più belli d’Italia.
LA VIA DEL TOMBOLO: E’ il paese del merletto a tombolo, proprio come l’Abruzzo con cui intreccia i fili di questa secolare tradizione. Ce lo racconta Anna Maria Paci, titolare di una  merceria a Piazza del Popolo. Un mondo incantato fatto di filato per tombolo e filati da ricamo da lasciare senza parole. “Non viviamo sotto i riflettori, ma esiste e non muore un silenzioso e continuo filare”. Sì è proprio così a Offida come all’Aquila, Scanno, Penne, Sulmona. Uno sferruzzare tutto femminile che è padrone incontrastato dell’antica arte del tombolo. 

Offida
 
Offida

CITTA’ DEL VINO: A Piazza del Popolo un nuovo Ristorante ha aperto da poco. Giovani intraprendenti che curano i particolari nel loro regno: Osteria Cantina Offida, che oltre a essere un luogo di ristoro con i prodotti tipici e degustazioni, è anche un punto vendita di vini. Il borgo, infatti,  è entrato ultimamente nel club Città del Vino. Sì, a questo paesino sulla roccia non manca proprio nulla. 

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TURISMO RELIGIOSO: Tra le chiese da visitare c’è in testa quella di Sant’Agostino dove si trovano le reliquie del miracolo eucaristico che secondo la tradizione sarebbe avvenuto nella città di Lanciano nel 1273. 

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TRADIZIONE – ‘Come la corrida’:  A differenza di quello aquilano qui il Carnevale è molto lungo si svolge ogni anno secondo un rituale fissato dalla tradizione: inizia ufficialmente il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, e termina il giorno delle Ceneri. La tradizione vuole “Lu bov fint”, vale a dire il bove finto, per le vie centrali del paese fino ad arrivare in piazza dove la folla, vestita con il guazzarò, una semplicissima veste bianca e larga una volta usata per i lavori di campagna, istiga il bove con urla e schiamazzi dando origine a movimenti che ricordano molto una corrida. Il caos originato dai cambi di direzione improvvisi, rincorse e urla della folla generano anche momenti di tensione e di panico in genere risolti con ilarità anche grazie all’altro ingrediente fondamentale della festa che è il vino rosso, copiosamente consumato da tutti i partecipanti. Con il buio la stanchezza e l’annebbiamento dettato dalle ripetute bevute, la festa ha termine con la simbolica uccisione del bove al quale vengono fatte toccare le corna su una colonna del palazzo municipale. L’atto finale è una processione del bove morto per le vie del paese cantando l’inno del carnevale offidano. 

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