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Del Turco, 8 anni dopo la presa della Bastiglia

Era un lunedì il 14 luglio del 2008, il giorno che ha segnato per sempre la politica regionale. Alle prime luci dell’alba veniva arrestato Ottaviano Del Turco, allora presidente della Regione Abruzzo, con un’inchiesta che decapitò l’intera giunta di centrosinistra e che passò alle cronache come Sanitopoli.
Del Turco, già numero due della Cgil, poi ministro delle Finanze tra il 2000 e il 2001, fu arrestato da agenti della Guardia di Finanza e portato in isolamento per un mese nel supercarcere di Sulmona, in seguito alle indagini sulle cartolarizzazioni dei crediti vantati dalle case di cura private nei confronti delle Asl abruzzesi.
Il suo grande accusatore, Vincenzo Angelini, ex titolare della clinica Villa Pini che nel 2008, in sette interrogatori fiume, rivelò ai magistrati di aver pagato tangenti per un totale di 15 milioni di euro ad alcuni amministratori regionali. Lo stesso Angelini condannato, poi, per bancarotta fraudolenta dal tribunale di Chieti.
Accuse che, con il tempo e con i gradi di giudizio, si sono andate indebolendo sempre più.
L’allora Procuratore – corsi e ricorsi storici – è l’attuale vicesindaco del Comune dell’Aquila, Nicola Trifuoggi, che al tempo spiegò così il meccanismo delle tangenti: si prometteva all’imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini di adottare provvedimenti di giunta regionale a lui favorevoli nelle riunioni dell’esecutivo, ma tali provvedimenti venivano adottati parzialmente. Poi veniva spiegato all’imprenditore che c’erano state difficoltà e che si sarebbe provveduto la volta successiva. Tutto questo è andato avanti finché l’imprenditore ha deciso di non pagare più se non di fronte a qualcosa di concreto. Angelini, tra l’altro, si era munito di una presunta fotocamera e di un piccolo registratore con il quale ha registrato i colloqui avuti con alcuni degli indagati, che gli avrebbero garantito protezione nei confronti delle ispezioni della Asl, dalla Procura della Repubblica, dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri del Nas.

IL PRIMO GRADO
Il 22 luglio 2013 il primo giudizio, con pena di nove anni e sei mesi: 18 i capi d’imputazione per i quali viene condannato.
Piena zeppa, però, di contraddizioni. La famosa foto con le mele unite ai soldi che scattò Angelini viene giudicata attendibile sebbene delle perizie rivelino che non risale al 2 novembre 2007, data in cui ci sarebbe stata la dazione più importante di denaro da Angelini a Del Turco, ma al 2006.
I giorni in cui Angelini asserisce di essere stato a Collelongo per consegnare il denaro, uscendo al casello di Aielli, non corrispondono con i giorni in cui Del Turco era a casa. E poi i milioni di Angelini, il quale, dopo una settimana dall’arresto di Del Turco, il 20 luglio del 2008 deposita 3milioni di euro sulla cui provenienza non c’è stata attività di indagine.
“Abbiamo fatto un processo in cui un signore prende 6,2 milioni di euro in contanti e di questa somma non c’è segno, né di un euro né della traccia di un euro” dirà poi il difensore di Del Turco, Caiazza.

L’APPELLO
Quattro anni e due mesi in appello ma non per tutti i capi d’imputazione: anche la sentenza d’appello di fine 2015 lascia molti dubbi.
Del Turco, che in primo grado, il 22 luglio del 2013, era stato condannato dal tribunale di Pescara a nove anni e mezzo di reclusione per reati vari si è visto in sostanza dimezzare la pena dalla Corte d’appello che ha accolto e ridotto ulteriormente anche le richieste del Pg che aveva chiesto per Del Turco 6 anni e sei mesi di reclusione.
La condanna in appello è per associazione per delinquere per induzione indebita, ovvero la vecchia concussione così come rimodulata dalla legge Severino. La Corte, in particolare, ha contestato all’ex presidente di aver ricevuto sei dazioni di denaro da Angelini, e non le 26 che gli erano state contestate in primo grado.
L’ex governatore è stato condannato di fatto per 6 capi di imputazione rispetto ai 18 riconosciuti con la sentenza di primo grado. Nello specifico, Del Turco e’ stato assolto da 12 capi di imputazione riferiti ai reati scopo dell’associazione contestata per insussistenza dei fatti, nonche’ da tutti quelli relativi ai reati strumentali (abuso in atti di ufficio e falso ideologico).

IL RICORSO IN CASSAZIONE
Nel ricorso in Cassazione l’avvocato Caiazza parla sostanzialmente di carenze, contraddittorieta’ e illogicita’ della motivazione e di violazione della legge soprattutto rispetto alle norme che riguardano la verifica dell’attendibilita’ delle dichiarazioni rese da Angelini.
“nell’intero corpo della motivazione non vi e’ un solo passaggio che abbia esplicitato illegittimita’ di sorta nella amministrazione della Giunta Del Turco, sicche’ la asserita gestione illegale della materia sanitaria abruzzese resta completamente priva di sostegno motivazionale, ed anzi e’ irrimediabilmente smentita dalla stessa posizione assunta dalla Corte di Appello, che ha assolto tutti gli imputati appartenenti alla Giunta Del Turco, e lo stesso ricorrente, da tutti i reati (di falso ideologico ed abuso in atti di ufficio) che sia nel capo di imputazione che nella sentenza di primo grado erano stati formalmente qualificati come reati strumentali al perseguimento degli scopi della associazione per delinquere”.