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Flop Università, è tracollo di studenti

L’Anagrafe Nazionale del Miur ha pubblicato in questi giorni i dati relativi agli immatricolati e agli iscritti del sistema universitario italiano registrati nell’Anno Accademico 2015/2016.

“Il dato nazionale è, per il secondo anno consecutivo, di una, seppur piccola, crescita degli immatricolati alle lauree triennali e a ciclo unico. A fronte di questo L’Aquila risulta per il secondo anno consecutivo l’Ateneo con la più forte decrescita di immatricolati.” I dati, riportati in una nota dell’Udu dell’Aquila, non lasciano molto spazio alle interpretazioni.

“Un pesantissimo -18% nell’ultimo anno, un -50% nel biennio di applicazione delle politiche della governance Inverardi. Un tracollo pesantissimo, a fronte di una sostanziale crescita delle immatricolazioni in quasi tutti gli Atenei limitrofi, quelli con “bacino d’utenza potenziale” coincidente con quello aquilano.”

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“Scendono infatti nel biennio, seppur in misura molto inferiore dell’Aquila, solo le Università di Chieti, Cassino e Roma3, mentre crescono tutti gli Atenei marchigiani, cresce Perugia, crescono Viterbo, Sapienza, TorVergata, Foro Italico e Teramo, stabile l’ateneo molisano. Se nel 2013/2014 l’Università degli Studi dell’Aquila “attraeva” l’1,37% degli immatricolati complessivi del sistema universitario italiano, questa quota si è ridotta allo 0,66% del dato nazionale.” prosegue l’UDU.”

“Se ad incidere sul tracollo lo scorso anno fu l’introduzione del numero programmato in 4 corsi di laurea triennale, quest’anno non si registra alcun segno di ripresa. Gli iscritti scendono sia nelle aree con corsi a numero programmato, sia in altre aree didattiche. Pesantissimi sono i dati, che evidenziamo in una nostra elaborazione, sull’andamento degli iscritti ad Ingegneria, area storica dell’Ateneo aquilano, nei corsi dell’ex-Facoltà di Lettere, praticamente dimezzata dal presisma, e ad Informatica, l’area di provenienza della Rettrice Inverardi. L’Ateneo registra circa 18.000 iscritti, 6.000 in meno in 2 anni, una discesa che continuerà anche nei prossimi anni, a seguito dell’introduzione del numero programmato anche nella laurea magistrale in Psicologia, e che, evidentemente, è da ascrivere sia al numero programmato, sia ad una sostanziale e progressiva perdita di attrattività di aree storiche dell’Ateneo aquilano.”

“Ad oggi le politiche della governance Inverardi hanno influito negativamente su settori che erano in crescita (Biologia, Psicologia, Motorie, Economia), senza per questo frenare il crollo che prosegue inesorabile in alcune aree storiche (Ingegneria, Lettere, Informatica), che dal sisma ad oggi registrano una decrescita pressocchè lineare e continua. Altre aree che erano stabili, quali Biotecnologie, registrano una forte caduta nell’ultimo biennio, mentre dal presisma risulta fortemente in attivo solamente l’area giuridica, a seguito della convenzione con la GdF stipulata nell’immediato doposisma.” analizza l’Udu. “Serve una fortissima inversione di tendenza in politiche di orientamento, nella didattica, nelle strutture e nei servizi dell’Ateneo, che mettano al centro gli studenti.”

“Appare risibile la scelta dell’Ateneo di caratterizzare questo Luglio con proposte volte a “depotenziare” la scontistica sulle tasse per le fasce economicamente deboli e di promuovere una revisione dello Statuto che elimini i pochi poteri della rappresentanza studentesca. Di fronte al crollo dell’attrattività dell’Ateneo, evidentemente l’unico vero problema dell’Inverardi pare essere la voce libera e critica di chi continua ad evidenziare i limiti della sua governance.” conclude l’UDU