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I Grottoni di Calascio, viaggio di 80.000 anni

L’Associazione Italia Nostra, sezione dell’Aquila, ha organizzato degli incontri sull’insediamento dell’Homo Neanderthalensis a Calascio, il tutto alla guida generosa e competente dell’archeologo prof. Fulvio Giustizia. Argomento e meta degli eventi: I Grottoni di Calascio.
Il sito, un grande riparo sotto roccia, con una vasta caverna comunicante, esplorato e scoperto dallo stesso Fulvio Giustizia nel 1978, fu in seguito oggetto di una campagna di scavo della Università di Pisa. Migliaia di reperti vennero alla luce e furono esaminati dal prof. Antonio Mario Radmilli, ordinario della cattedra di Paleontologia dello stesso Ateneo.
I Grottoni di Calascio furono riconosciuti come depositi in grotta del Paoleolitico Medio in Abruzzo, afferenti ad un accampamento di caccia dell’uomo di Neanderthal. Dalla natura del terreno, dalla tipologia degli strumenti in selce, dall’avifauna, microfauna e macrofauna cacciata, si dedusse che i neanderthaliani si erano accampati nel sito, a più riprese, nelle stagioni estive, durante il primo freddo della ultima glaciazione Wurmiana, quando nel riparo, a quota 670 m, si toccavano temperature vicine a quelle attuali sui 1500 – 1600 m a Campo Imperatore.
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Il deposito archeologico, ricco di focolari sovrapposti, regalò un tesoro di selci lavorate e di ben 60.000 frammenti di ossa animali. Insieme a resti di camoscio, cervo, uro, cavallo selvaggio, iena e leopardo delle caverne, raccolti e catalogati, conservati oggi a Pisa, si rinvenne persino una testa di femore di un giovane Homo Neanderthalensis di circa 13-14 anni, il più antico in Abruzzo (forse investito dal crollo di una parte della tettoia rocciosa).
Domenica scorsa, la comitiva, con i soci di Italia Nostra, cui si sono aggiunti gli amici di Pro Natura L’Aquila e altri appassionati di storia e cultura, accompagnata da una splendida giornata di sole, alla guida del prof. Giustizia e del Presidente regionale di Italia Nostra, Paolo Muzi, si è agilmente arrampicata fino ai Grottoni di Calascio, accompagnata da un pungente profumo di timo, una moltitudine di fiori ed erbe, nonché frinire di grilli e cicale.
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Mentre all’ombra della spaziosa grotta si ascoltavano le interessanti parole della guida, incuriositi dagli sfiatatoi, da un catino naturale in cui l’acqua filtrava goccia a goccia, dall’atmosfera quasi sacra che si respirava, come se il tempo si fosse fermato per migliaia di anni, conservando intatto il sito, ha attirato l’attenzione di tutti una deliziosa piccola donnola, mustela nivalis che, dall’alto di 4 metri guardava indignata gli intrusi, timorosa per la sua nidiata.
Un regalo è stato la visita alla chiesa barocca di S. Maria delle Grazie appositamente aperta e al Convento Francescano, annesso, voluto da S. Giovanni da Capestrano. La chiesa, scrigno di pregevoli tele, tra cui quella fiamminga della Crocefissione, vanta, tra l’altro, la statua lignea di S. Antonio restituita al suo splendore. Si è aggiunta, come guida di supporto al prof. Fulvio, una giovane e valida studiosa, l’archeologa Lorella di Blasio.
Dopo avere ammirato i tesori della Chiesa, appena restaurata, si è fatta una passeggiata per Calascio, paese delizioso, uno dei borghi più belli d’Abruzzo, alla guida anche di Teresa Gentile.