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La Regione arriva tardi: Powercrop fa ricorso

La Powercrop fa ricorso al Tar contro lo stop della Regione all’impianto di Borgo Incile: e le possibilità che il Tar possa accogliere le istanze dell’azienda sono, a quanto pare, piuttosto alte.

Ma non era stato decretato dalla Giunta regionale il Game over al progetto, utilizzando proprio un’espressione del sottosegretario Mazzocca? Non era arrivato lo stop alla centrale a biomasse, negandone l’autorizzazione, tanto da annunciarlo con giubilo in una conferenza stampa ad Avezzano alla quale parteciparono tutti, dai Di Pangrazio (Sindaco e Presidente del Consiglio regionale) ad esponenti della Provincia e della Regione?

A quanto pare no, visto che nel ricorso della Powercrop si smontano, uno ad uno, le motivazioni che hanno indotto la Regione a dare parere negativo lo scorso aprile. E non solo: nelle oltre 60 pagine di ricorso presentate dieci giorni fa al Tar, a firma dello studio legale Roversi-Monaco, Morello, Simoni di Bologna, i legali chiedono non solo l’annullamento della decisione della Regione ma anche la possibilità, con un provvedimento cautelare, di poter iniziare ad agire.

“Leggendo e chiedendo spiegazioni tecnico-legali” sottolinea Pierluigi Palladini , quel ricorso al Tar la disperazione rischia di provocarla nella Marsica, nel Fucino, ad Avezzano e soprattutto a Borgo Incile e a Luco dei Marsi. I legali bolognesi hanno ricostruito per filo e per segno tutto l’ultradecennale iter, corredato da atti, documenti e decisioni, evidenziando qua e là una serie di inesattezze e decisioni a dir poco avventurose che potrebbero aprire definitivamente, è il caso di dirlo, il campo alla Powercrop. Non solo. Alla inesattezze della Regione, si aggiunga il fatto che la legislazione nazionale concede a questo tipo di impianti i titoli di “strategici”, di “interesse nazionale” e di “interesse pubblico con priorità a carattere nazionale”. Insomma lo sviluppo di queste tecnologie è vitale per l’economia e il progresso della nazione. A questo, peraltro, si aggiungano una serie di contestazioni, tecnico-legali e procedurali oltre che strategiche, che evidenziano passaggi effettivamente quantomeno poco chiari nella strategia della Regione e, a seguire, delle altre istituzioni coinvolte.”

E dire che il Comitato Marsicano No Powercrop, insieme agli agricoltori del Fucino, come delle novelle Cassandre avevano detto più volte di tenere gli occhi ben aperti, perché mancava un passo fondamentale per dire, stavolta denifitivamente, no all’impianto Powercrop. Ovvero la chiusura, celere, del procedimento di ritiro in autotutela del parere favorevole VIA n. 1559 rilasciato dalla Regione il 7 settembre 2010, nonché l’approvazione con la massima sollecitudine della fascia contigua della Riserva del Salviano.

I provvedimenti adottati dopo quella data sono stati tardivi, evidentemente, contribuendo ad offrire una sponda pericolosamente accessibile per Powercrop.

Il prossimo 13 luglio c’è la prima seduta del Tar Abruzzo in sede di camera di consiglio: non è dato sapere ancora se verrà discussa la vicenda Powercrop. E la Regione, intanto, studia le carte e aspetta.

(red.)