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E’ Brexit: possibile reazione a catena

E’ Brexit. Se ne parla ovunque, non solo in Inghilterra, non solo sui giornali, radio e tv, ma tra la gente. E’ il vortice di parole del giorno dopo che vede di nuovo schierati quelli del Remain e del Leave, anche a voto fatto. Cominciano a circolare le prime analisi sul referendum e si studiano i dati. Il 52 per cento degli elettori britannici ha deciso per l’uscita del Regno Unito. Età, istruzione, stipendio, sono stati i fattori determinanti oltre “ai diktat dell’Ue in questioni di politica interna”.
Gaetano Quagliariello, docente di storia britannica all’Università dell’Aquila negli anni passati, ha analizzato questo momento storico importante su Radio L’Aquila 1 in un’intervista di Vanni Biordi. “L’analisi nostrana non mi convinceva, mancava un po’ di passato e un po’ di futuro. L’Inghilterra non si è mai sentita europea, è stato un matrimonio a metà. Non ci dimentichiamo che il paese ha sempre guardato più a largo piuttosto che al continente. Lo sguardo rivolto verso gli Stati Uniti, ma dentro un continente da tutelare e da cui difendersi allo stesso tempo”.
“Un’Inghiterra sempre anglosassone, come diceva De Gaulle che non era favorevole all’ingresso degli inglesi in Unione Europea perché questa ostilità e differenza culturale la sentiva”.
Ma proprio alla fine della seconda guerra mondiale fu il Regno Unito, attraverso Winston Churchill, che invocò la creazione di “una struttura sotto la quale vivere in pace, in sicurezza e in libertà. Una specie di Stati Uniti d’Europa”. Una decina di anni dopo, lo stesso paese rifiutò di entrarci quando i suoi vicini europei cominciarono effettivamente a costruirla. “Questo è il secondo referendm – ricorda Quagliariello – prima ce n’era stato un altro vinto dagli Europeisti inglesi quando l’Unione Europea era ancora una speranza”. Ma l’Inghilterra entrò in Europa con una serie di limiti e precauzioni.
Il 23 giugno i giovani hanno votato per restare, gli oltre 60enni per uscire. Perché? “O l’Europa riconquista un po’ del suo fascino o ci sarà una reazione a catena nei paesi del continente. L’Europa dovrebbe parlare agli animi, non alle tasche!”