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41 bis, sommergiamo di libri le carceri

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Da ottobre 2014 chi è sottoposto al regime 41bis dell’ordinamento penitenziario non può più ricevere libri né qualsiasi altra forma di stampa. Tutta la lettura è sottoposta a censura. E’ vietato leggere, studiare, tenere più di due libri in cella. Se non acquistandoli a caro prezzo tramite il carcere. Quest’ulteriore censura si aggiunge a un lungo elenco di gravi restrizioni, anche oggetto d’indagine della Commissione Diritti Umani del Senato.
In particolare, dall’’indagine conoscitiva sul 41 bis’ di quest’anno, emerge un quadro raccapricciante sulle condizioni detentive nella sezione femminile speciale del carcere dell’Aquila. “Un carcere femminile peggiore di Guantánamo e di Alcatraz”, lo definì Giulio Petrilli, “dove le detenute sono sepolte vive e in condizioni d’isolamento totale” e per di più in una Regione ancora priva di un garante dei detenuti. “Lontane dai propri affetti e dai propri figli, le 7 donne rinchiuse nel carcere dell’Aquila, soffrono più degli uomini di questa condizione di carcere duro” denuncia l’avvocata Fabiana Gubitoso.
Nel rapporto del Senato le donne rinchiuse alle Costarelle ci parlano di privazioni e afflizioni quotidiane del tutto gratuite ed esercitate al solo scopo di intimidazione e annichilimento, come la presenza continua di agenti durante le visite mediche, l’impedimento a svolgere attività creative, il limite al numero di libri, indumenti, foto ecc.
La lettura poi è di importanza vitale nelle sezioni di isolamento totale, impedirla è un accanimento che va oltre il 41 bis. Come altro vogliamo chiamarla questa se non tortura?
Diversi Magistrati di sorveglianza hanno accolto i reclami di prigionieri e prigioniere, tra cui la Lioce, contro questa circolare, in quanto anticostituzionale. La Cassazione invece, considerando le circolari ministeriali dei semplici provvedimenti amministrativi interni, non suscettibili di controllo di legittimità, l’ha di fatto legalizzata, rendendola così definitiva.
“La lettura è una porta sul mondo”, ha detto Mattarella, che molti non attraversano pur potendo e che invece è sprangata a vita per chi è recluso in 41bis. “Impedire che terze persone vengano a conoscenza dell’istituto di assegnazione dei detenuti” e “agevolare le operazioni di perquisizione ordinaria” sono le assurde motivazioni accampate per questa tortura bianca, esemplari del grado di inciviltà e di imbarbarimento di questo sistema.
Alla vigilia della giornata mondiale contro la tortura, Sabato 25 giugno a L’Aquila, h. 11 a Viale Gran Sasso, h. 14 sotto il carcere: manifestiamo contro la tortura! Per adesioni e info:mfpr.naz@gmail.comfemminismorivoluzionario.blogspot.it/.
Luigia De Biasi (MFPR – L’Aquila)

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