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L’Aquila è… adesso e domani

image3 (1)image4Un Sabato qualunque, piazza Battaglione Alpini. Sono quasi le 20 e Marta scende veloce dall’auto del papà. I suo passi sono svelti, arriva all’imbocco del corso dove la attendono Laura, Silvia, Sara e Giorgia. Classe ’99, ancora ragazze ma già un po’ donne, vanno a scuola, fanno sport, teatro, pensano alle vacanze e all’anno scolastico che verrà. Insieme sia a scuola che fuori, come tutti gli adolescenti. Ma loro hanno un compito in più: ‘immaginare’ la città che rinasce sotto i loro occhi. E non è cosa da poco. Nelle loro abitudini è scomparsa l’idea del centro commerciale come luogo in cui passare i pomeriggi. E’ stato solo un incubo del primo periodo post sisma. Non li senti più parlare di ‘Aquilone’, ma di centro. Liberi dai filtri e dai legami che hanno gli adulti con la ‘vecchia’ L’Aquila, la generazione del 2000 ridisegna la mappa degli incontri nel centro città. I Portici? Per loro non solo quelli sul corso, non esistono le colonne. I Portici sono solo quelli di San Bernardino. I finestroni i punti in cui darsi appuntamento. Passano lì la maggior parte del sabato sera. E poi ci sono le nicchie sulla scalinata e Piazza Palazzo.  Non manca mai un salto in ‘terra universitaria’ a Piazza Chiarino e su Via Garibaldi. Qui si conclude il loro sabato sera, felice e spensierato. I ragazzi non vedono i puntellamenti, non provano malinconia di fronte un palazzo abbattuto e nemmeno una gioia incontenibile davanti a uno restaurato. Per loro L’Aquila è adesso e domaniimage5Fanno il Liceo Classico e non immaginano che si sono persi. La scuola in centro, sotto i portici, gli appuntamenti in una Piazza Palazzo stracolma di motorini prima e dopo le lezioni, la pizza di Trippitelli che già dalle aule del Liceo potevi sentire l’odore. Il mercato in Piazza Duomo, le voci, la musica,  il traffico, la gente, la vita. Ognuno con le sue piccole abitudini, ognuno con i suoi rituali come un caffè nel bar preferito, una sigaretta fumata di nascosto sulle scalette del vicolo del Rex. Ecco, questo significa restare incatenati ai ricordi.

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