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Balconi, i beni sequestrati tornano alle imprese

di Eleonora Falci

Una decisione clamorosa: ma per il Tribunale del Riesame il crollo dei balconi nelle new town non fu dovuto al materiale scadente con cui sono stati costruiti, bensì alla scarsa manutenzione. Una circostanza, questa, che potrebbe rivelarsi fondamentale per far cadere l’ipotesi di reato di truffa, con ciò che ne consegue anche per il processo che si sta configurando. Ricordiamo infatti che è di pochissimi giorni fa la notizia della richiesta di rinvio a giudizio per 29 persone per il crollo dei balconi nei progetto CASE.  (Crollo balconi, in 29 rischiano il processo)

Con la decisione presa nelle ultime ore, il Riesame ha deciso di sbloccare i beni sequestrati alle tre ditte campane che avevano costruito alcuni dei balconi crollati nel 2014: per la precisione, si parla di 18 milioni, sequestrati dalla Guardia di Finanza non più tardi di due mesi fa.

La somma sequestrata equivaleva al valore dell’appalto vinto da Futuraquila, società consortile costituita dalle tre imprese napoletane. Tra le motivazioni del Riesame ci sarebbe anche la considerazione che i beni sequestrati non sono il profitto ottenuto dalle aziende nell’appalto in questione.

Le ditte interessate sono Iter Gestione e Appalti Spa, Sled spa e Vitale Costruzioni srl.

Le indagini e con esse le strade processuali stanno dunque procedendo in due direzioni opposte: alla decisione del Tribunale del Riesame si contrappone infatti quella del sostituto procuratore della Repubblica de L’Aquila, Roberta D’Avolio che alla fine di maggio aveva chiesto il rinvio a giudizio per 29 indagati per il crollo di un balcone nella new town di Cese di Preturo, avvenuto il 2 settembre 2014.

La motivazione del sostituto procuratore era proprio legata al “materiale scadente e difetti strutturali nelle costruzioni”, come hanno poi accertato le perizie dopo un anno di indagini. A queste seguirono l’operazione di sequestro da parte degli agenti del Corpo forestale dello Stato de L’Aquila, del Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale (Nipaf) e della sezione di polizia Giudiziaria in servizio presso la procura, che portarono ad apporre i sigilli su 800 balconi in 494 appartamenti.

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