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Il Fondo Etico e L’Aquila… un secolo fa

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di Enrico Cavalli

   Nel settantesimo anniversario dell’ANCE L’Aquila (1945-2015),  fu annunciato il Fondo Etico di supporto alle attività culturali, ricreative, sportive nell’intero comune, nell’era della ricostruzione post sisma 2009 e che è, evidentemente, intrecciata alla riaggregazione civile.

   Già tempo addietro, il sindaco Massimo Cialente, ebbe a prospettare la destinazione di proventi del restyiling cittadino (lento secondo il TAR), per la ripresa della socialità aquilana. Sinora, alla bemenerita iniziativa, le adesioni  sono state esigue, a fronte del miliardo di movimentazione edilizia annuale; tuttavia, il presidente del civico collettore ANCE, Aldo Mancurti, conta di raggiungere maggiori introiti finanziari, invero, comprensibili, per una comunità generatrice del più alto Pil, d’Abruzzo.

  In attesa del suo rodaggio, il Fondo Etico, va detto che è nel solco di quanto escogitarono nel secolo scorso, in contesti diversissimi politicamente, il sindaco liberale Vincenzo Camerini sr e nel Ventennio il podestà Adelchi Serena.

   Infatti, ad inizio’900, il giolittismo locale e ministeriale di Vincenzo Camerini, Gennaro Manna, Michele Jacobucci jr, assecondato dai  socialrepubblicani, Berardino Marinucci e Emidio Lopardi, coltivarono una Aquila capitale della cultura, turismo, sport nell’Italia centrale; insomma, una “città giardino”, secondo la idea dell’urbanista Giovanni Tian e che fungesse da vetrina o esperimento, per qualsivoglia moda  nazionale che fosse l’opera lirica o il Giro d’Italia. Si creò un Comitato civico, programmatore di iniziative anche filantropiche, all’atto del sisma marsicano del 1915 e poi Grande Guerra; tale consesso, attingeva risorse da un capitolo extrabilancio, alimentabile da una ritenuta sulle locali transazioni commerciali. Il cosiddetto fondo “Pro Aquila”, riprese nella crisi del 1929 e il podestà Adelchi Serena, deliberò il prelievo dell’1% sui consumi di vario genere, effettuabili nel Grande comune sorto nel 1927, a favore di diverse intraprese municipali, tra queste, la  Polisportiva Aquila 1931, per inciso, calcisticamente salita in serie B, pure, per un azionariato interclassista.

   In era democratica e repubblicana e del Welfare State, sindaci come l’indipendente Carlo Chiarizia, il democristiano Federico Trecco, gli onorevoli socialisti Ubaldo Lopardi e Nello Mariani, sfidando le censure prefettizie,  idealmente, sottesero ai fondi extrabilancio; specie, per i sodalizi sportivi municipali, e, che in chiave pubblicistica si barcameneranno al pari della cultura e sociale, fra provvidenze del CONI-Totocalcio, e, quelle”a pioggia” per gli Enti Territoriali, almeno, sino alla spending rewiew imposta dai parametri Ue, dagli anni ’90 del secolo scorso.

   Dinanzi ai tagli periodici della spesa pubblica, l’aspettativa è di una erogazione di risorse del Fondo Etico, in modo trasparente e secondo criteri di efficacia, efficienza, economicità, verso enti e club, svolgenti la loro “mission”, teatrale, piuttosto che rugbystica, ma, certo, orientabile alla riaggregazione del tessuto sociale.

   La comunità locale che di un’opera culturale, sportiva viene ad usufruire, parrebbe di logico, che a tali intraprese civiche sia chiamata a contribuirvi, non solo moralmente. Di questa comunità, fanno parte, tanto quelle energie tese, ad esempio, alla veicolazione identitaria del messaggio calcistico, come il Supporters’ Trust Laquilame’, quanto, appunto, le imprenditorialità che ottengono di lavorare, con committenze del settore pubblico, nel “più grande cantiere d’Europa”.

   La recente triplice retrocessione sportiva del “Comitatus Aquilanus” (calcio rossoblù, amiternino, rugby neroverde), sarebbe addebitabile ai mancati introiti del”Fondo Etico”, in gran parte, a giudizio del primo cittadino e che per condurre L’Aquila far le prime 50 città d’Europa, punta ad imitare, tanto per restare in chiave agonistica, il modello del FC. Leicester (che però vanta 98 milioni di euro dalle pay tv, invece, il FC.Frosinone solo 22 in Italia, ma, forse, è un altro discorso). Situazione paradossale, filtrata da Palazzo Fibbioni, è che gli imprenditori aquilani, aggiudicatari di appalti in altre zone d’Italia, andrebbero a versare royalties a beneficio di questa o quella compagine del posto, in cui ottengono di lavorare, così, venendo a sottrarsi somme per la nuova socializzazione del capoluogo abruzzese.

  Alla ufficializzazione del Fondo Etico, il cui logo, è stato scelto, dopo un libero concorso fra gli studenti e brillanti per estro artistico, delle scuole cittadine, ebbene, erano presenti i massimi esponenti delle istituzioni ed economia locale, come i vertici delle società sportive, ad indicare di un’analogia, fra ruoli e funzioni del Pro Aquila e il recente collettore di risorse e progettualità, pro Ricostruzione post 2009, inevitabilmente, hic et nunc, da tradursi in fatti concreti e visibili.

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