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L’orto botanico rivive dopo un anno di letargo

di Eleonora Falci

E’ stata siglata nei giorni scorsi una convenzione tra la Provincia dell’Aquila e il Corpo Forestale dello Stato: oggetto la gestione dell‘orto botanico di Collemaggio e del Giardino della Transumanza, due gioielli aquilani all’ombra della Basilica. Gioielli nascosti ai più, tanto che nemmeno gli aquilani sanno che esistono: forse anche per la scarsa visibilità e per l’assenza di iniziative volte a farli conoscere.

La gestione dell’orto botanico e del Giardino della Transumanza è della Provincia dell’Aquila che, appunto, nelle scorse ore ha firmato un’intesa con il Corpo Forestale per dare “continuità alle attività intraprese dalla Provincia per la salvaguardia della struttura, caratterizzata da un patrimonio vegetale di altissimo valore biologico, culturale e scientifico”.

I cancelli sono rimasti chiusi per quasi un anno: a luglio del 2015, infatti, il contratto tra la Provincia e la cooperativa sociale che aveva in gestione da quasi 15 anni la manutenzione dell’area non era stato rinnovato, dopo mesi di aperture a singhiozzo. Il motivo? La mancanza di fondi, tanto che nel nuovo accordo si specifica che la gestione della Forestale sarà “senza oneri finanziari per le casse dell’ente”.

Un letargo durato un anno per l’orto botanico e per il giardino della transumanza: l’erba alta, visibile anche dalla strada, è solo il più lampante dei segnali di abbandono in cui giace questa area. Si pensi, ad esempio, alla mancata cura delle coltivazioni, alle mancate potature o interventi di manutenzione necessari a conservare quanto fatto in questi anni di studi, analisi e lavoro.

Bisogna pensare che la gestione di questo sito è estremamente delicata proprio per la sua eccezionalità: 645 specie coltivate, di cui 165 aliene e 480 autoctone, alcune estremamente rare. Ma non solo: l’obiettivo con il quale è stato istituito questo giardino era quello di conservare habitat naturali, specie vegetali e in pericolo di estinzione, rappresentando uno dei centri più importanti della biodiversità.  E’ riconosciuto come orto botanico di interesse regionale e inserito su importanti network nazionali dedicati a parchi e giardini.

Molte sono state le associazioni a lanciare, un anno fa, il grido d’allarme: fra queste il Co.N.Al.Pa. che aveva denunciato, nella persona di Alberto Colazilli, che “la mancanza di una manutenzione minuziosa delle collezioni potrebbe portare a una crescita incontrollata di erbacce con un degrado paesaggistico che sarà difficile da recuperare, con un ulteriore dispendio di forze, soldi ed energie per riqualificare il giardino”.

Annesso all’orto Botanico c’è anche il Giardino della Transumanza,  chiamato così in quanto anticamente costituiva il luogo di partenza del viaggio transumante verso la Puglia. Un pezzo di storia del nostro territorio che costeggia con vialetti e saliscendi la basilica di Collemaggio, sbucando nei pressi del laghetto del Parco del Sole, dal quale è separato da un altro cancello. Più volte, negli anni scorsi, sono stati segnalati atti di vandalismo e presenza di intrusi all’interno dei locali, abbandonati, del chiostro di Collemaggio che ricadono nel percorso del Giardino della Transumanza: la presenza di personale nelle ore diurne fungeva da deterrente per questi atti che, probabilmente, si sono continuati a perpetrare in questo anno.

L’assenza di azioni da parte della Provincia in questi dodici mesi è pesata e molto: ora non resta altro che rimboccarsi le maniche, cercare di rimediare ai danni causati dalla mancata manutenzione e pensare, ce lo auguriamo, ad una programmazione più costante e precisa di interventi volti alla valorizzazione dell’area.

A partire, magari, dall’aggiornamento dei dati delle specie sul sito, risalenti al 2013.

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