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Mario Ranieri, dal dolore al sorriso

Basterebbe pronunciare nome e cognome per ottenere una infinità di immediate risposte: lo conosco perfettamente da anni; da quando prestava servizio di fisioterapia presso l’Ospedale San Salvatore. La conoscenza vera di questo grande uomo, però, si acquisisce frequentando la sua abitazione, in Via Argentina a Pettino. Un angolo di vita bello e riposante, carico di tranquillità. Di quella tranquillità che ti consente di mettere a proprio agio la mente e il corpo. Nell’entrare, sotto il portico, a sinistra dell’ingresso, è posizionato un grosso plastico, realizzato quasi tutto in legno, con il quale è stato riprodotto un angolo del centro storico di un vecchio borgo di Casamaina. Perfetto. In mezzo allo spazio verde laterale fa bella mostra di sé un antico frantoio, perfettamente funzionante, provvisto della barra laterale, alla quale veniva legato l’asino o il mulo per far ruotare due grosse granitiche macine per la prima spremitura delle olive. Da una caditoia metallica svasata l’olio veniva versato nella sottostante vasca di raccolta e di sedimentazione. Basta fermarsi un attimo ad osservare il frantoio per far scorrere nella mente i ricordi, attraverso i quali si rivedono tutti i fotogrammi della novembrina lavorazione delle olive: dalla raccolta, alla separazione delle foglie, alla spremitura, fino alla conservazione nelle vecchie cantine dentro recipienti di lucido metallo o nei contenitori di terracotta. Al suono del campanello, la porta si apre elettricamente consentendo l’accesso alla casa. Da un uscio di fronte appare una figura ieratica, imponente, anche se la statura dell’uomo è del tutto normale. Un camice bianco, lindo, ben stirato, impone una certa soggezione che scompare nel momento in cui questo distinto signore mi stende la mano per salutarmi, chiamandomi per nome. I convenevoli appaiono subito affabilmente familiari e, in men che non si dica, mi trovo a completo agio. Due parole per conoscerci meglio e, poi, si accomiata per lavarsi le mani. Lo sguardo gira veloce sulle pareti circostanti per poi tornare a soffermarsi su alcuni oggetti e fotografie che, opportunamente disposte con gusto, tappezzano le pareti. Si può trovare di tutto. Dalle lavandaie che torcevano i panni sul selciato della fontana delle Novantanove Cannelle, ad una vecchia fotografia del mercato delle erbe di Piazza Duomo. Ben allineate sull’angolo della parete di accesso allo studio sono posizionate le foto ricordo della eccezionale nevicata del 1956. Angoli caratteristici della nostra città ricolmi di neve, sulle cui anguste stradine erano stati scavati passaggi che consentivano il transito di due persone per volta. Si notano anche delle belle foto di aspetti del paese natio che, in un certo qual senso, vorrebbero immortalare le indelebili radici con il passato, con la provenienza, con la famiglia di origine. Al rientro di Mario, vengo invitato cortesemente a entrare nello studio. Un ambiente professionale. Pieno di specifiche attrezzature per effettuare tutti gli esercizi ai quali mi sottopone con molta decisione e professionalità. Non mancano, però, immagini di personaggi ai quali è molto legato, come Papa Giovanni XXIII, Papa Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta, con i quali si è incontrato personalmente più volte. Non difettano coppe, palloni da calcio e da rugby, medaglie e altre attrezzature atletiche appartenute ai giovani, e meno giovani, sportivi che, attraverso le sue cure, sono stati riportati alla normalità. A questo punto si fa sempre più incalzante la volontà di conoscere più a fondo Mario. Non saprei da dove cominciare e come iniziare il discorso. È presto fatto. Mario mi legge nel pensiero e mi toglie da ogni imbarazzo, cominciando a parlare delle sue origini. È nato a Lucoli, più precisamente a Casamaina, il 29 giugno 1945. All’età di undici anni ha subito un gravissimo incidente. Un getto di calce viva lo investe sugli occhi, privandolo completamente della vista. Il danno fu troppo grave e nessuna cura fu tanto efficace per consentire almeno il recupero parziale della vista. Il discorso viene svolto senza alcun tono drammatico. Proprio questo aspetto comincia a delineare la forza e la grandezza di questo uomo che, sebbene privato di uno dei più importanti sensi della vita, ha avuto la forza, il coraggio e la volontà di misurarsi negli studi, nella professione, nella vita sociale, formando una nutrita famiglia con tre meravigliosi figli e due nipoti. Tutti legati a lui che esercita la potestà patriarcale con dolcezza, comprensione, apertura mentale, senza far mancare, nei momenti decisionali, il peso della saggezza, dell’esperienza, del sapere. Ha studiato presso le strutture scolastiche per ciechi di Don Gnocchi a Roma e a Milano. Proprio in questo percorso scolastico ha cominciato a progettare il successivo corso di studi per specializzarsi in fisioterapia. Lo ha voluto fortemente. Ha perseguito fermamente l’idea fino a realizzarla e a trovare una definitiva sistemazione presso il nosocomio aquilano, dove è stato apprezzato dai pazienti, dai medici e da tutto il personale sanitario per le sue alte doti umane e professionali. Chi ha la fortuna di frequentare lo studio di Mario gode di particolari privilegi, quasi simili alle indulgenze. Si torna a casa corroborati nell’aspetto fisico. Si cammina più dritti e abbastanza in linea. Scompaiono quei fastidiosi dolori quotidiani determinati da effetti traumatici per i giovani e da quelli reumatici per gli anziani. Il sollievo maggiore, però, lo riporta lo spirito. Già dopo la prima seduta mi sono sentito moralmente sollevato. Pronto ad affrontare le difficoltà motorie e mentali con maggiore e spontanea determinazione. Dopo qualche giorno ho cominciato a capire che esco da quello studio, da quella casa, arricchito mentalmente, spiritualmente e socialmente. Ho assaporato e metabolizzato gradualmente tutto ciò che ho potuto vedere e tutte le nozioni che mi sono state impartite con gradevole disinvoltura, ma con una forte penetrazione nell’anima e nel cuore. A distanza di qualche giorno mi accorgo di essere più comprensivo, più forte, più socievole, più disponibile, senza mai perdere il senso critico nell’esame degli eventi giornalieri. Viene spontaneo chiedere a Mario, non tanto per la voglia di sapere quanto per apprendere utili indicazioni, quale sia stato il giorno più bello della sua vita. Alla domanda il volto si è illuminato di una luce indescrivibile. Un leggero sorriso ha fatto muovere delicatamente le labbra. Con una affettuosa stretta della mano sulla mia spalla, ha detto con deciso slancio “il giorno del si. Il giorno in cui, sposando mia moglie, insieme abbiamo giurato di amarci per tutta la vita”. A questo punto sono stato ritenuto meritevole di conoscere alcuni altri importanti aspetti della vita di Mario. Così ho capito che è un virtuoso suonatore di fisarmonica. Sul divano di una vasta sala operativa, nella quale sono ammessi in pochi, ho potuto vedere ben quattro fisarmoniche di notevole rilievo tecnico. Dalle fisarmoniche il passo alla passione di compositore è stato breve. Le sue composizioni sono ben custodite presso la SIAE, da cui sicuramente usciranno per essere poste a disposizione degli amanti della musica. In questa stanza non si coltiva soltanto musica. È un campo di una fertilità unica. Si continuano a realizzare plastici di ogni grandezza, che rappresentano le varie attività artigianali che Mario ricorda. Dispone di una ricca collezione di “crocifissi”. Mi ha mostrato un piccolo crocifisso metallico a lui molto caro, perché, attraverso le curve e le spigolosità del metallo, percepisce le sofferenze patite dal povero Cristo. Non mancano libri, racconti e poesie scritte da Mario. Mi è stato donato, in quella circostanza, l’ultimo suo lavoro “La forza di sorridere”, sulla cui copertina è riportato il volto di una bambina dai lineamenti delicati e bellissimi che, in un certo qual senso dovrebbero ri produrre quelli della figlia Maria Chiara. Non è necessario leggere le vicende riportate nel volume, interamente dedicato agli aspetti drammatici,fisici e sociali, del disastroso terremoto del 6 aprile 2009, perché Mario mi fa ascoltare il contenuto del libro attraverso la bella e intonata lettura di Franco Narducci incisa sul CD, mentre le sue mani esplorano i miei fasci muscolari con gli impulsi elettromagnetici emessi dai polpastrelli. Non sbaglia mai diagnosi e, di conseguenza, neppure gli interventi manipolatori. Nel viaggio di ritorno risuonano ancora nella mente alcune frasi del libro anticipate da Mario e ripetute dall’amplificatore radio: “Vacilla il credo della propria esistenza, si cerca con affanno quel Dio che hai sempre amato. Sembra che non si riesca a trovarlo, pare che ci abbia abbandonato”. Spesso, questa considerazione viene fatta da ciascuno di noi, con particolare riferimento all’evento sismico che ha cambiato la vita degli aquilani. Nel capitolo “Senza peli sulla lingua” effettua una decisa analisi critica degli aspetti positivi e negativi delle istituzioni, dei rappresentanti politici e delle persone, senza particolari riferimenti, alle azioni e alle iniziative poste in essere nell’immediato post sisma. Il volume, comunque, contiene particolareggiate notizie storiche, ambientali, architettoniche sul patrimonio culturale della città. Sarebbe stato quanto mai opportuno che i settori responsabili del settore turistico avessero fatto uso dei suggerimenti offerti da Mario per inserire la città nei grandi canali dei flussi turistici nazionali e internazionali. Non sarebbe sbagliato, oltretutto, che i Dirigenti delle Scuole aquilane, di ogni ordine e grado, promuovessero una serie di incontri degli scolari, degli alunni e dei giovani con Mario Ranieri. Avrebbe molto da trasmettere alle nuove generazioni affinché, forti delle conoscenze acquisite, possano affrontare i disagi della vita con maggiore forza e convinzione. Approfittiamone tutti prima che si perda la “semina” di valori alti e importanti per il nostro tessuto sociale. Grazie Mario, uomo probo e umile. Grande Maestro di vita .
Fulgo Graziosi