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Lupi e orsi salvati dalla furia della Regione

C’era una volta la Regione verde d’Europa, quella che faceva delle aree e delle specie protette un proprio vanto. Il camoscio, l’orso bruno, il lupo: simboli inequivocabili del lato più intatto della natura nella nostra regione.

Poi, forse, il brand non tirava più. E allora, con una decisione quantomeno discutibile e una velocità insolita per la Regione, è passata in consiglio ad inizio aprile la proposta di modifica della legge quadro sulle aree protette e, in particolare, delle attività cinofile. In sintesi, per “incrementare il turismo cinofilo, sono consentite le attività cinofile e cinotecniche nelle riserve regionali naturali guidate, controllate e speciali”. Insomma, cani nelle riserve, sia con gare sia privatamente, previa comunicazione di 15 giorni.

Ambientalisti, associazioni e riserve stesse hanno subito puntato il dito contro questa azione che è sembrato un colpo di coda della Regione: tanto attenta, da una parte, a tutelare orsi e pastori abruzzesi – con progetti di legge sposati da maggioranza e opposizione – altrettanto veloce, dall’altra, nell’aprire alla caccia territori dove ci sono specie a rischio di estinzione, in nome di un non ben precisato “turismo cinofilo”.

Ma se ad opporsi a una decisione del genere è anche il Governo, allora la portata del  no diventa molto più grande.

Sono arrivate poche ore fa le motivazioni che hanno indotto il Governo a impugnare di fronte alla Corte Costituzionale la legge regionale 11 del 13 aprile scorso: “la norma pone un serio pericolo per specie animali prioritarie quali, ad esempio, il lupo, l’orso bruno marsicano (specie minacciata di estinzione e presente nelle principali aree protette regionali) ed il camoscio appenninico (di recente reintrodotto all’interno del Parco naturale regionale Sirente-Velino) violando in tal modo l’articolo 117, comma 2, lettera s), della Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”, e l’articolo 117, comma 1, della Costituzione, che impone al legislatore, anche regionale, il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. ”

La legge, inoltre, è in totale contrasto con la direttiva 92/43/C EE relativa alla conservazione degli habitat, con la Convenzione di Berna e persino con la normativa sulla caccia, sottolineano le associazioni ambientaliste regionali Legambiente e WWF commentando le motivazioni del Governo.

‘Le manifestazioni cinofile – si legge ancora nelle motivazioni della impugnazione – possono arrecare un consistente disturbo, determinare catture o distruzione di nidi e creare altre situazioni di danno e disagio alla fauna selvatica. La presenza di cani liberi di vagare privi di guinzaglio nelle aree protette, spinge gli animali a spostarsi durante le fasi del corteggiamento e della cova, causando l’abbandono dei nidi e delle covate, esercitando un impatto negativo sulla sopravvivenza dei giovani limitando il successo riproduttivo’

Motivazioni condivise in pieno dalle associazioni che non esitano a bollare come figuraccia quella del consiglio regionale abruzzese.

Ora le strade sono due: o la stessa Regione dovrà fare un passo indietro, abrogando la legge, o aspetterà il pronunciamento della Corte Costituzionale, a questo punto abbastanza scontato. In ogni caso, la Regione non ci avrà fatto di certo una bella figura.