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Ritardo mentale: quando e come intervenire

Il ritardo mentale è un deficit dello sviluppo delle funzioni intellettive e può essere suddiviso in quattro diversi gradi: lieve, con QI da 50-55 a 70; moderato, con QI da 35-40 a 50-55; grave, con QI da 20-25 a 35-40 e gravissimo, con QI inferiore 20-25.
Il ritardo più diffuso è quello lieve, ed è difficilmente evidenziabile nei primi anni di vita.
Il periodo iniziale in cui si comincia a notare il problema è quello dell’inserimento a scuola, quando possono sopraggiungere difficoltà nell’apprendimento.
Fino all’età di circa vent’anni i soggetti affetti dalla patologia necessitano di un sostegno nell’adattamento scolastico e sociale. Questi possono tranquillamente raggiungere un’autonomia sociale e lavorativa grazie ad un aiuto riabilitativo.
Il ritardo mentale medio o moderato ha solitamente cause organiche e gli individui affetti da tale patologia rimangono ad un’età mentale di 6/8 anni. Presentano discrete capacità comunicative e con aiuti specifici possono provvedere alla cura della propria persona e allo svolgimento dei lavori più semplici.
Il ritardo mentale grave ha origine organica e l’età mentale dell’individuo si ferma ai 4/6 anni. I livelli del linguaggio sono minimi o assenti, è presente l’olofrase, tipica del periodo senso-motorio. Se opportunamente supportato l’individuo può acquisire una competenza basilare della cura di sé e le capacità di svolgere attività lavorative molto semplici in ambienti protetti e in presenza di personale specializzato.
Il soggetto con ritardo mentale gravissimo non è in grado di svolgere le principali funzioni della vita quotidiana. La vita relazionale è per lo più ridotta. Il linguaggio è quasi assente o fortemente compromesso con non più di 10/20 parole comprensibili con difficoltà. Necessita di sostegno continuo.
Solitamente un bambino con ritardo mentale giunge all’osservazione di uno specialista poiché manifesta capacità più o meno gravi di problem solving, di adattamento e di autonomia personale rispetto a quelle tipiche dei coetanei, a seconda del livello del ritardo, in aree importanti (cura personale, abilità relazionali, autosufficienza, rendimento scolastico etc.).
Esistono svariati interventi che vengono articolati in un Progetto Terapeutico Integrato (PTI), il quale sarà personalizzato, dinamico (continuamente aggiornato e adattato alle nuove esigenze) e soprattutto multidisciplinare, che coinvolge cioè più figure professionali, come medici, terapisti e psicologi.
È bene sottolineare che un corretto progetto riabilitativo non può e non deve prescindere dalle relazioni del bambino con la famiglia. È sempre opportuno operare un training familiare che insegni alle persone più vicine al soggetto il modo migliore di presentargli la realtà. Il primo mondo con cui il bambino interagisce, infatti, è rappresentato dalla madre, i cui comportamenti sono in genere in perfetto equilibrio con le proposte del figlio, in modo naturale e spontaneo. Questa sintonia viene inevitabilmente alterata in caso di ritardo mentale, cosa che può turbare l’armonia del legame, aggravando la situazione già difficile del bambino. La famiglia deve dunque essere resa partecipe delle modalità di intervento terapeutico, dei mezzi di conoscenza e di interazione più opportuni con un bambino diverso dagli altri, allo scopo di preservare e, perché no, migliorare la qualità del rapporto. Esistono diversi interventi per questi pazienti, volti alla riduzione/eliminazione delle condotte disadattative e all’insegnamento di abilità sociali più funzionali.
La riabilitazione cognitiva riveste un’importanza fondamentale nel favorire il rafforzamento e in alcuni casi l’introduzione di quelle abilità che a causa della disabilità non si sono sviluppate e consolidate spontaneamente.
La maggior parte degli interventi della riabilitazione cognitiva nel ritardo mentale sono orientati allo sviluppo/ potenziamento delle seguenti funzioni:
Funzioni basali della vita di relazione: percezioni, motricità e linguaggio
Funzioni del pensiero: attenzione, memoria, rappresentazione
Nozioni culturali: strumentali (letto-scrittura e calcolo), storiche, letterarie, artistiche,
tecnologiche
Un’attenzione particolare è data anche all’insegnamento di abilità che favoriscano l’autonomia e l’integrazione sociale del paziente, quali l’uso del denaro e del telefono, la capacità di muoversi nell’ambiente esterno (abilità pedonali, uso dell’autobus pubblico, ecc.), le abilità domestiche le capacità lavorative.

roberta bernardi

di Roberta Bernardi per Psicologiamo.
35 anni, Psicologa Clinica e Psicoterapeuta, Roberta ha recentemente dato alla luce Azzurra ed Aurora. Attualmente impegnata in PhD presso l’Università degli Studi di L’Aquila, è specialista in psicopatologia infantile e adolescenziale con annesse problematiche familiari. BLOG: PSICOLOGIAMO