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Il turismo delle occasioni perse

La regione più verde d’Europa  si piazza al diciottesimo posto in Italia per flusso di turisti. L’Abruzzo dei parchi, del mare e della montagna per quanto sia in alto nelle classifiche dei ‘luoghi dove si vive meglio’ non è tra le mete più gettonate per le vacanze. Siamo più in alto solo di Molise e Basilicata.  Alla vigilia dell’estate è  Confartigianato a lanciare l’allarme turismo per l’Abruzzo: “ il settore registra una battuta d’arresto, con dati estremamente negativi”. Secondo l’associazione “viene meno l’identità turistica del territorio”, a causa del calo della qualità e dei servizi.  Ma chi fa tappa in Abruzzo dove decide di andare? Su tutti vince il Parco Nazionale dell’Abruzzo che richiama la maggioranza dei turisti in visita alla regione (secondo l’Agenzia Nazionale del Turismo-Enit). Poi ci sono gli eventi che costituiscono un grande richiamo. Gli ultimi in ordine di tempo: Cantine Aperte a livello regionale e lo Street Food all’Aquila, che hanno registrato 40 mila presenze ciascuno. Ma le manifestazioni finiscono e si torna alla quotidianità fatta di un non turismo.

Partiamo dalla montagna. “E’ un prodotto da vendere, ma questo non è ancora possibile per mancanza di strumenti adatti” – afferma Luigi Faccia, direttore della scuola di Sci di Assergi. “Mancano i servizi, le infrastrutture per creare residenzialità. Se continuiamo ad accogliere il turismo del mordi e fuggi restiamo fermi. Due hotel non bastano, ci vuole molto di più”La montagna vissuta d’estate e d’inverno resta ancora un miraggio.

Tutti d’accordo negli anni a giocare anche la carta del turismo religioso, ma l’anno del Giubileo straordinario conferma che siamo ancora fuori strada. La Perdonanza poteva essere una chance da unire al discorso Giubileo, considerando anche la distanza di solo un’ora che separa L’Aquila dalla Capitale. Forse anche in questo caso è mancato un progetto serio e articolato.

Un’altra voce è quella di Pasquale Corriere, Presidente dell’Associazione Culturale San Pietro della Ienca, che si è battuto in tutti i modi per il Santuario intitolato a Giovanni Paolo II. E’il primo santuario in Italia dedicato a Wojtyła, eppure come spesso denunciato mancano i servizi elementari, come i bagni che sono ancora un cantiere aperto e in completo abbandono.  “Scarsa sensibilità e mancanza di capacità di accoglienza dei cittadini locali determina una minore propensione turistica rispetto ad altri contesti nazionali. Ritengo che il turismo naturalistico, culturale  e religioso rappresentino una grande potenzialità per il nostro territorio. Il polo del Borgo di San Pietro riceve decine di migliaia di visite nel corso dell’anno da parte di turisti e pellegrini, nonostante i ritardi del Comune nel definire i progetti già finanziati.”

Ai piedi del Gran Sasso, scavato nella montagna, c’è il laboratorio di fisica nucleare, ma se ne parla poco, forse non classificandolo tra le cose che fanno turismo a differenza dei musei della scienza, attrazione per milioni di visitatori. Il terremoto non ha aiutato di certo il capoluogo di regione, la battuta d’arresto dell’economia è stata pesante. E’ macabro dirlo, ma abbiamo visto, solo il ‘turismo dei selfie’ nei luoghi del dramma.

Sulla costa la situazione non è migliore. “La città più colpita è Pescara, cuore pulsante dell’economia abruzzese” – osserva Confartigianato. L’inquinamento del mare ha fatto la sua parte insieme ai conseguenti divieti di balneazione che non hanno contribuito ad una buona pubblicità per la costa adriatica. Non dimentichiamo l’aeroporto, quello D’Abruzzo, che perde Ryanair per tasse troppo alte. L’Abruzzo secondo gli studi dell’Enit, l’Agenzia Nazionale del Turismo, è al diciottesimo posto per arrivi e presenze di turisti stranieri, con una flessione pari al -7,7% nel primo caso e -11,2% nel secondo; la situazione è peggiore solo in Basilicata e in Molise. L’Abruzzo è insomma tra le regioni fanalino di coda del Paese.