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Il Supporters’ Trust: cara società, basta umiliazioni

Basta umiliazioni: il Supporters’ Trust L’Aquila mè, in una nota durissima, commenta la stagione disastrosa dell’Aquila Calcio terminata con la retrocessione. Si rivolge direttamente alla società, la cui gestione è risultata spesso “approssimativa e poco trasparente”, inducendo ormai ad un azzeramento totale della fiducia da parte dei tifosi.  Fare una profonda autocritica rispetto all’accaduto, azzerare l’attuale organigramma societario e dirigenziale e riprogrammare il futuro con serietà: questa la strada da percorrere secondo i tifosi.

La nota integrale

È dunque terminata con la retrocessione de L’Aquila Calcio in Serie D una stagione sportiva cominciata male, con le ripercussioni dello scandalo “Dirty Soccer” che ha pesantemente visto coinvolto l’ex responsabile dell’area tecnica rossoblù Ercole Di Nicola, e proseguita peggio.

La retrocessione è la conseguenza di una gestione societaria spesso risultata approssimativa e poco trasparente, caratteristiche di cui proprio la totale delega in bianco concessa a Di Nicola negli anni passati ha costituito uno dei segni più evidenti. Quanto all’attuale stagione, le avvisaglie di un ridimensionamento degli obiettivi della Società, tale da mettere a repentaglio la permanenza aquilana nel calcio professionistico soprattutto in previsione dell’attesa penalizzazione, si erano manifestate sin dalla scorsa estate, come lamentato dal Supporters’ Trust già nell’incontro avuto il 21 luglio 2015 con il Presidente Chiodi, il direttore generale Fabio Guido Aureli e alcuni soci del sodalizio rossoblù. Un mercato deludente e sviluppatosi per ragioni ancora da chiarire quasi esclusivamente sulla direttrice Pescara-L’Aquila, una gestione tecnica e dirigenziale purtroppo dimostratasi non all’altezza, una serie di scelte dettate più dalle pressioni del momento che da ragioni realmente meditate hanno fatto il resto, consegnando nuovamente L’Aquila Calcio al dilettantismo.

La fiducia nei confronti della Società, sempre più assottigliatasi nel corso dell’annata ormai terminata, è oggi completamente azzerata. Non a caso L’AQUILA ME’ aveva in più occasioni sollecitato i soci del club rossoblù a un cambio di marcia, che passasse anche dall’accoglimento dei quattro punti della ‘piattaforma’ proposta il 31 ottobre 2015 (fermo pronunciamento pubblico sulla vicenda dello Stadio di Acquasanta, adeguato rafforzamento della rosa in occasione del sessione invernale del calciomercato, presa di distanze netta e definitiva dal “sistema Di Nicola”, chiaro consenso a una presenza stabile e continua nel tempo del Supporters’ Trust in Società). Tali sollecitazioni, compresa la proposta formale di acquisto di quote del capitale sociale de L’Aquila Calcio 1927 avanzata dalla nostra associazione in data 19 febbraio 2016, sono sostanzialmente cadute nel vuoto.

Evidentemente sono mancate l’umiltà di ascoltare le legittime critiche della tifoseria, almeno quelle costruttive, e la capacità di mettersi in discussione, mentre si è preferito continuare a vantare l’esistenza di una “società modello” che – eccezion fatta per l’effettivo costante rispetto delle “scadenze federali” – a buona parte dei tifosi non è mai riuscita ad apparire come tale.

Al termine del campionato, dunque, è giunto il momento di tirare le somme. Quest’amarissima retrocessione costituisce un vero e proprio fallimento sportivo e gestionale: ne sono responsabili, ciascuno per la propria parte, i soci del sodalizio rossoblù, lo staff dirigenziale e tecnico, i calciatori. Un fallimento tanto più grave se si pensa che arriva in un annus horribilis per lo sport de L’Aquila, cioè di una città che – interessata da una ricostruzione miliardaria – dovrebbe veder pullulare attività sportive e sociali di rilievo e che sembra invece sprofondare a causa dell’ignavia della sua classe dirigente e imprenditoriale. Un giudizio ancora più severo, pertanto, va riservato a tutti gli operatori economici che potrebbero dare il loro contributo allo sport aquilano e che invece hanno finora preferito rimanere nell’ombra.

Quest’ultima considerazione, in ogni caso, non può costituire un alibi per gli imprenditori attualmente al timone della Società. Il rapporto con la ‘piazza’ aquilana è ormai completamente deteriorato ed occorre un chiaro segnale di rottura rispetto al passato. I tifosi della Valorosa, e in particolare quelli che fino alle battute finali della stagione sportiva hanno dimostrato il loro attaccamento alla gloriosa maglia rossoblù, non meritano ulteriori umiliazioni.

Gli attuali soci hanno di fronte a sé una strada molto chiara: fare una profonda autocritica rispetto all’accaduto, azzerare l’attuale organigramma societario e dirigenziale e riprogrammare il futuro con serietà, lungimiranza e trasparenza, impegnandosi a una pronta risalita nel calcio professionistico – o, in caso di ripescaggio, a perseguire obiettivi chiari e ambiziosi in ambito di Lega Pro – e a valorizzare le competenze e l’apporto dei tifosi. In caso contrario, se l’intenzione è quella di proseguire questo stillicidio, frutto di poca passione e tanta improvvisazione, si riconosca che un ciclo si è concluso e, dopo aver doverosamente risanato la situazione finanziaria del Club, si faccia un passo indietro, magari ricercando apertamente eventuali acquirenti che, all’insegna delle tre parole chiave citate in precedenza (serietà, lungimiranza e trasparenza), possano garantire un futuro più dignitoso al sodalizio calcistico del Capoluogo d’Abruzzo.