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Carducci lascia. La scuderia dei Dipangrazio perde il cavallo di razza

di Roberta Galeotti

Ha suscitato curiosità ad Avezzano, e non solo, la notizia delle dimissioni di Piero Carducci dallo staff del Sindaco Gianni Di Pangrazio. Chiamato da tutti “il Professore”, Carducci aveva “confezionato” il Programma di mandato del Sindaco e successivamente era stato incaricato dall’Amministrazione del monitoraggio e dell’attuazione del Programma stesso.
Il Professore ha presentato da alcuni giorni le dimissioni che saranno operative dal primo luglio prossimo.

Restano ad oggi oscuri i motivi. Raggiunto telefonicamente, Carducci non ha voluto commentare le sue dimissioni limitandosi ad affermare che “dal primo luglio sarò un libero cittadino e continuerò come sempre, e senza alcun cedimento, il mio impegno professionale e politico affinché le aree interne della Regione possano poter contare in futuro su una classe dirigente adeguata”. Una dichiarazione sibillina che, però, lascia intendere che sentiremo parlare ancora del Professore.
Certo è che con l’uscita di Carducci la squadra del Sindaco perde un altro elemento di assoluto pregio, sul cui impegno il sindaco non potrà contare per la difficilissima riconferma che tenterà nelle elezioni comunali del 2017.

57 anni, docente universitario, ex dirigente Telecom e direttore della Reiss Romoli, collaboratore per anni di Romano Prodi, consulente di Ministri, manager di imprese pubbliche e private, giornalista con decine di pubblicazioni scientifiche e pubbliciste, il Professore ha un curriculum prestigioso e nettamente sovradimensionato rispetto agli incarichi che svolgeva ad Avezzano.
“Se mi sono impegnato per la Marsica – diceva spesso Carducci – è perché coltivo da sempre un sogno: quello di fare dell’aquilano, della Marsica e della Valle Peligna un macroterritorio integrato con una strategia di sviluppo differenziata, ma unica e condivisa. Sono le gelosie, le divisioni politiche e l’assoluta incapacità delle classi dirigenti attuali che penalizzano le aree interne in un Abruzzo sempre più costacentrico”.
Forse quel sogno non era possibile portarlo avanti con Gianni Di Pangrazio o forse Carducci non riteneva più possibile, a pochi mesi dal voto, l’attuazione di quel Programma sul quale tanto si era speso ed aveva messo la faccia. Meglio sganciarsi per tempo, prima di essere additato come corresponsabile del declino dell’Amministrazione.

Forse, sono solo elucubrazioni, ma sicuramente il Professore non è tipo da inseguire le temporanee opportunità.
Nelle dimissioni c’è un disegno, e questo, conoscendolo bene a noi sembra sicuro. Vedremo.