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Cinque storici precari vittime dell’indifferenza

Davvero una grande riforma, questa delle Province, che all’Aquila lascia per strada operatori con anni di esperienza, riduce importanti servizi per gli agricoltori ed abbandona in una situazione drammatica persone non più giovani che avranno serie difficoltà a ricollocarsi nel peggiore mercato del lavoro del dopoguerra. Complimenti davvero agli scienziati che hanno portato a queste paradossali situazioni.
Parliamo ovviamente dei cinque precari storici  della Provincia dell’Aquila che hanno bussato inutilmente a tutte le porte, a partire da quella del direttore speciale nonché sindaco di Avezzano, Gianni Di Pangrazio. Poi hanno incontrato tutti i lorsignori della politica, a partire dall’altro Di Pangrazio, Peppe, presidente del Consiglio regionale, per finire al  Vice presidente della Giunta Lolli, eccetera, eccetera.  Ad oggi tante promesse e tanti impegni, tante prese in giro. Risultati nessuno …. così va l’Italia, nell’era dell’ottimismo obbligatorio sciorinato dal PD e dal Governo Renzi.

Eppure i cinque precari, oggi senza lavoro, svolgevano compiti importanti. La loro uscita forzata ha portato a ridurre o sospendere alcuni servizi all’agricoltura. Una situazione paradossale.  I cinque precari erano addetti all’Ufficio Utenti Motori Agricoli (UMA),  il loro contratto è scaduto il 30 aprile 2016 e l’intreccio assurdo tra riforma Delrio e Jobs Act (entrambi leggi del Governo Renzi) ne ha impedito il rinnovo. Il risultato delle “nuove” leggi di riforma è che i precari stanno a casa e gli uffici UMA non funzionano come dovrebbero, tra mille proteste degli agricoltori.  L’ufficio UMA dell’Aquila è stato chiuso, quello di Avezzano è fortemente sotto organico sia amministrativo che tecnico mentre l’ufficio di Sulmona ha un solo dipendente, e se si ammala o va in ferie il servizio è sospeso.

Servizi ridotti o sospesi, assunzioni congelate, trasferimenti di personale impossibili per via di norme contraddittorie ed inattuabili. Dopo l’abolizione, il mondo delle Province è in totale subbuglio, piombato nel caos e nell’emergenza finanziaria a causa delle norme contraddittorie che tra legge di Stabilità e la riforma di Delrio avrebbero dovuto regolare la riorganizzazione delle funzioni e il ricollocamento del personale. Sulla rete ancora impazza l’hashtag #achicompetelacultura, lanciato dai dipendenti senza più un ruolo dopo che le competenze su biblioteche, musei e tutto il resto sono state tolte alle Province ma non ancora riassegnante. Nessuna sorpresa dunque se la rabbia dei dipendenti esplode, insieme a quella dei cittadini sfortunati che per qualche motivo devono avere a che fare con gli “sportelli” delle Province.
La Riforma delle Province targata Delrio non piace a nessuno. E questo è un fatto. Non ha portato sinora sostanziali risparmi né miglioramenti dei servizi al cittadino, ed anzi da Torino a Caltanissetta sono molteplici gli esempi di malfunzionamenti e disorganizzazione, soprattutto su settori sensibili quali la manutenzione delle strade, il genio civile e l’assistenza all’agricoltura.

Ma soprattutto questa brutta riforma lascia tanta gente per strada. Migliaia di lavoratori “precari” ormai da anni ed anni, con famiglia e figli, anche vincitori di concorso, operanti in settori strategici delle “ex” Province si trovano in una sorta di “limbo giuridico” dove l’incrocio perverso del combinato disposto di diverse leggi impedisce il rinnovo dei loro contratti, e li getta nella cupa disperazione della disoccupazione in età matura.

E mentre i precari non vedono rinnovato il loro contratto di lavoro a causa di artifizi giuridici di difficile comprensione, molte Province sono costrette, dovendo assicurare in qualche modo i servizi, ad affidare ai privati la gestione della manutenzione stradale o dell’edilizia scolastica, capitoli importanti dei vecchi compiti delle Province.  Roba da pazzi.