IlCapoluogo.it - L'aquila News: notizie in tempo reale di Cronaca, Politica, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Pierpaolo Pietrucci,Collemaggio

Santa Croce: ‘Reperti sepolti, intervengano le associazioni’

Sarebbero di epoca romana alcuni dei reperti riaffiorati dagli scavi del cantiere di ricostruzione dei civici 6 e 8 del quartiere di Santa Croce, all’Aquila circa due mesi fa. Il “Coordinamento Santa Croce” interviene con una denuncia: “I reperti archeologici sepolti da colate di cemento, dove sono le associazioni?”

“Sepolti i reperti archeologici ritrovati sotto due condomini nel quartiere di Santa Croce, una colata di cemento ne farà perdere per sempre vista e memoria. Giustamente, le persone vengono prima delle pietre, e devono rientrare a casa. Restano però tanti interrogativi che pretendono risposte.

Quello che meraviglia è il silenzio delle associazioni. Ve le ricordate? Italia Nostra, Jemo ‘nnanzi, Archeoclub, tutto tace, spariti. Eppure avevano fatto barricate, firme, articoli sui giornali, social network, università, monsignore, conferenze, il tutto per una porta urbica sconosciuta ai più ma soprattutto inesistente (ed impedire così la ricostruzione di un singolo palazzo); ma ora che è stato scavato (e prontamente ricoperto) l’antico tracciato delle mura urbiche, nulla, né un articolo, né una conferenza, né una visita al nuovo sito archeologico.

Forse questi reperti non erano degni di attenzione? Eppure sembra siano venuti alla luce reperti “risalenti all’età romana“, come scritto sulla stampa, erano apparse foto, bastava passare e vedere le massicce murature proprio lì, sul ciglio della strada, altro che porta.

Nel quartiere di Santa Croce la ricostruzione procede sui generis: il piano unitario del Comune, che comprendeva tutti gli edifici della Via (e che è tuttora consultabile sul sito internet del Comune dell’Aquila) ha subito, come per magia, un cambiamento che, a dispetto delle vuote parole “trasparenza” o “condivisione” o ancora “partecipazione” (ma addò?), ha creato un sub quartiere di serie B – le case a ridosso delle mura – e un sub quartiere di serie A, le case situate verso l’interno, addossate alla Chiesa. In questa città dove tutto è diventato possibile e dove si susseguono proclami eclatanti sulle cifre della ricostruzione e su ipotetici “piani” di riqualificazione che un giorno, prima del Giudizio Universale, saranno – forse – perfezionati, c’è qualcosa che non torna: perché due condomini (di serie A) inclusi nel “Piano strategico” di Santa Croce sono stati, invece, “strategicamente” esclusi da un nuovo piano, appena avviato, e lasciati ricostruire indisturbati, mentre gli edifici fronteggianti (serie B) vengono ancora bloccati?

E queste case sono davvero di serie A, visto che saranno quelle riedificate su un suolo molto speciale: sui resti, ormai ricoperti, delle originarie mura urbiche e dell’antico convento, eaddossate alla Chiesa di Santa Croce, chiesa oggetto di fiumi di parole e tra poco anche di soldi, visto che ne è previsto di nuovo il restauro (dopo quello terminato nel 2008).

Ma soprattutto: perché il Comune dell’Aquila ricostruisce per sé, sui preziosi reperti, ben tre appartamenti (che diventeranno, incredibile ma vero, di proprietà comunale) anziché “diradare” come richiesto nel “piano”? E su questo perché le associazioni non dicono nulla? Dov’è il Fai? Perché ora nessun esponente ha mosso un dito per promuovere una raccolta di firme? Forse sono stati sepolti anche loro sotto la sabbia; siamo certi però che, al contrario dei reperti, saranno pronti a riaffiorare per nuove opportune crociate.

Il bisogno concreto di tornare a casa dovrebbe essere garantito a tutti. Se un piano unitario c’è bisogna avere la capacità di portarlo avanti tutto, senza serie A e B, e renderlo esecutivo in tempi ragionevoli, in modo tale da poterlo attuare in questa vita; se le persone che decidono le nostre sorti non sono all’altezza di portare avanti con competenza quello che resta solo un progetto nebuloso di cui proprio i residenti non sanno nulla, meglio lasciar perdere: per l’aldilà c’è Nostro Signore, e lui è sicuramente più capace a darci di nuovo una dimora”.