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Lo sport a L’Aquila e…Giro d’Italia negli anni’50!

di Enrico Cavalli

Sospesa fra particolarismi e le partecipazioni statali agitate da poliedrici personaggi della vita pubblica, L’Aquila, manteneva fra i temi della sua identità civica, la espressione sportiva . Dal 1951, il  Panathlon  locale promuoveva l’olimpismo che stando agli accordi fra ceto municipale ed il  governo centrista, dovrebbe sbarcare agli impianti dell’ex Monterone, nel discorso dei giochi a cinque cerchi di Roma 1960. Il CONI, insomma, riconosce che il capoluogo di una regione in uscita dalla ruralità ed in raccordo ai circuiti nazionali, possiede carte da giocare sul piano sportivo. Le due consorelle maggiori dell’agonismo cittadino, AS.L’Aquila e Polisportiva Rugby, conoscono fasi diversissime,  in quanto la prima subisce il marchiano declino del ripescaggio in serie B del 1945-46, l’altra vive dell’encomio della Federazione per una ascesa che ha del sensazionale in un quindicennio.  Il comune venuta meno alle casse rossoblù la cosiddetta corporazione dei vinai alla D’Attoma e Coccia, concesse le provvidenze per sfidare in Quarta serie 1950-51, tutte le massime compagini abruzzesi. La presidenzialità di Cicchetti già socio della SS.Lazio, appaltava le trasferte alla ditta Ognivia e la panchina al duo Marino Bon-Alfredo Vivio, meditabondi al ritiro di Roio, del teorizzato catenaccio interista di quel Frossi ex rossoblù. Sono le fasi critiche del percorso mecenatistico di Cicchetti e discusse vendite di Di Bartolomeo all’AS.Lanerossi Vicenza ed alla FC.Juventus di Carota e poi da Caroli cronista al ”Tuttosport”di Casalbore. Al calare  della formula politica del periodo anche in sede calcistica, il sindaco Trecco e l’onorevole Mariani, sfidarono la Giunta Provinciale Amministrativa a ripristinare l’ addizionale  per un’AS.L’Aquila rafforzata dalla imprenditoria più rappresentativa della città, quella dei Barattelli, Del Fante e solo omaggiante il pionierismo sportivo di Adelchi Serena. Tale afflato coglieva la ristrutturazione del football italico e la capitale regionale tornò alla competivissima serie C nel 1958-59.

Accreditata patria formativa di quadri dirigenziali e tecnici di una disciplina, in area centrosud fin lì nei poli capitolini, partenopei ed etnei, L’Aquila,  rafforzando il proprio quindici  con elementi di vaglia e giunti a fare il militare in città,  contese i quartieri alti del torneo a dei sodalizi giovantesi perfino di proto sponsor. I campionati prevedevano dal 1956-57 quattro gironi in senso geografico, la pallaovale aquilana, se le vedeva con rivali napoletane e capitoline, assai temibili essendo sotto la egida di potentati ministeriali e politici gli stellati del Commiliter,Napoli e giallorossi del CSI.Frascati, dopodiché bisognò sbrigarsela con le avversarie del Nord e nelle stagioni 1957-58 e 1958-59, ecco le finalissime scudetto perse dinanzi ai favoritissimi in cremisi delle Fiamme Oro di Padova.

In generale i gerenti gli sport cosiddetti minori all’autopromozione, preferivano l’ordinaria gestione di tessere e contributi pubblici per una tensione in voga nei sodalizi teatini e teramani incameranti un milione di lire annuali però investiti nella cura dei vivai strapaesani. Il settore nuoto ruota attorno alla Rari Nantes beneficiata di appoggi da parte delle autorità Alleate, ricevendo un ulteriore spinta dai corsi regionali del CONI., indetti da Giuseppe Mori e dagli istruttori Bultrini, Antonetti e Jorio e che portano alla formazione di squadre in varie specialità in specie nei tuffi spiccano la Scipioni, Museo, Zia; le vasche al coperto della piscina comunale attraggono la pallanuoto azzurra dei Pedersoli  il futuro divo Bud Spencer del cinema, Carlo Perrone (avo dell’attuale tecnico rossoblù!) e Romani che vengono emulati dai ragazzi aquilani guidati da Coccia in serie B.

Nella disciplina regina degli sports, per merito di Giuseppe Mori L’Aquila subentra al patrocinio sulmonese della FIDAL, di Antonio Trinchini e dopo gli assoluti abruzzesi allo stadio comunale del 1947 vanta la Cellamare fra le prime istruttrici federali; pur legata alla polisportiva L’Aquilarugby e poi sotto i vessilli impegnativi della POL,Libertas di Leoni e De Felice, all’atletica locale sfugge la sede regionale a vantaggio di Pescara.

Le sequenze dell’Istituto Luce sul passaggio nel 1950 del Giro d’Italia nello stadio comunale che tributa l’encomio al ritornato, dopo il 1935, Bartali ed ai Coppi, Magni, Koblet ed al vincitore Astrua della squadra teramana di Franchi, danno smalto al ciclismo dei fratelli Parisse, D’Ettorre, Giordani, Marinacci che affiliano la società Aquila, ma, il ricambio dirigenziale non porta una rassegna di grido e continuativa al velodromo appetibile dai grandi corridori, mentre, a Pescara il trofeo ”Matteotti ”decantava solo politicamente la targa degli Acerbo.

Il puntello degli impresari fratelli Cidonio appaltatori della pista”Acerbo”,  finalmente, avviò il circuito di Collemaggio, circa tre chilometri e mezzo di saliscendi per il  Gran turismo italico e fino al 1958 avente un taglio internazionale sfrecciandovi vetture Lamborghini, Maserati, Ferrari, Lotus-Ford, Brabham, ovvero,  di un tirocinio per le Millemiglia e Formula 1 per piloti alla Taraschi, Brambilla, e Maria Teresa De Filippis. Questi aneliti  internazionali da parte di un motorismo sotteso al velleitarismo di una scuderia automobilistica aquilana, erano la risposta al clamore regionalmente suscitato dalla FIA., che scelse nel 1957, l’ex tracciato pescarese della Coppa Acerbo in sostituzione del Gran premio di Formula1 del Belgio. La vicenda dava di uno sport aquilano in generale negli anni a venire propositivo di propri riferimenti ideali senza però rinnovarli nei formati e/o a mantenerli entro aperture continentali.