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I pifferi di montagna andarono per suonare e rimasero ‘suonati’

Il Lamento della povera vedova

DON CHISCIOTTE ALLA RESA DEI CONTI SI CONFESSA

Signore, ho l’impressione che questa volta non siamo soli. Dietro l’angolo vedo un personaggio che ogni tanto fa la “cechetta”. Poi, si ritira. Forse si vergogna. Non ha il coraggio di presentarsi al tuo cospetto.

Carissima, non ti preoccupare, l’ora della resa dei conti, prima o poi, arriva per tutti. arriverà anche per colui che non osa palesarsi. Comunque, se vuoi, puoi anche incoraggiarlo. Rassicuralo pure. Certamente non lo mangio.

Signore mio, per correttezza, vorrei dirvi che conosco l’individuo nascosto dietro l’angolo. Per la verità mi ha chiesto di accompagnarlo presso di voi e di intercedere in suo favore, chiedendovi di non infierire troppo nei suoi confronti per quelle disavventure in cui si è cacciato.

Mia cara, sai benissimo che non puoi nascondermi nulla. Chiama il tuo Don Chisciotte. fallo avvicinare e sentiamo cosa vorrebbe dire.

Mio Signore, “ecce homo”. Come vedi appare piuttosto malconcio. Lo strattonano da tutte le parti. È vero che ha qualche difettuccio. Non è cattivo. Forse, se parlasse di meno, farebbe meno danni. Ma chi in questo mondo non ha difetti? Te lo affido. Ascoltalo. Io mi allontano per non creare imbarazzo. Poi, cortesemente, mi terrete al corrente dei fatti. Grazie e buon ascolto.

Caro ed egregio Don Chisciotte, quale buon vento ti mena da queste parti? È forse giunta l’ora della confessione? Non ti preoccupare. Mettiti pure a tuo agio. Ricorderai certamente quello che diceva a proposito il mio amico Orazio “Omnem crede diem tibi diluxisse supremum”, (fa come se ogni giorno sia il tuo ultimo). Perciò, non dimenticare nulla.

Signore, innanzitutto grazie per avermi ricevuto. Vorrei, poi, presentarvi le mie scuse, perché qualche volta non sono stato corretto nei vostri confronti, esprimendo dei giudizi condizionati dall’impeto. D’altra parte le vostre punzecchiature hanno colpito sempre nel segno. Mi hanno irritato e ho reagito con poca eleganza. Non ho detto mai nulla a nessuno. Vi ho temuto e rispettato intimamente, anche se, a volte, avete messo a nudo i miei difetti.

Carissimo e nobile Hidalgo, veniamo a noi. Di quali pesi vorresti liberare la tua anima?

Signore mio, un bastimento, meglio ancora una petroliera, non basterebbe a contenere i miei affanni. Vorrei citarvi quelli che mi creano peso e affanno. Vorrei cominciare con la metropolitana di superficie. Ho imboccato la strada sbagliata. È stato un errore grossolano. Vorrei rimediare. Ma come fare?

Egregio Don Chisciotte, esiste da anni un vecchio detto “Chi è causa del suo mal, pianga se stesso”. Adesso ti trovi in una situazione imbarazzante. Vorresti tornare indietro, ma non puoi per ovvie ragioni. Non puoi neppure sostenere la validità del progetto della metropolitana leggera da San Demetrio a Sassa, utilizzando il trenino dei parchi. Non è una idea sostenibile. Non è credibile. Non funziona. Non serve a nulla.

Mio caro Signore, mi costa molto in termini politici, sociali ed economici parlare dell’Aeroporto dei Parchi. Ho detto e scommesso che sarebbe stato il mezzo per far crescere L’Aquila e la Provincia. Non sono riuscito a trovare un passeggero, tranne quei consiglieri e quei quattro Sindaci che hanno approfittato dell’occasione per farsi un volo gratis. Non so più dove nascondere la faccia.

Nobile Cavaliere, al tuo posto non  mi preoccuperei più di tanto. Hai fatto di tutto per avere ragione. Hai tentato anche i voli “pindarici” per la Sardegna e quelli economici con la Lombardia. È andata male! Hai speso inutilmente tanti bei soldi che avresti potuto risparmiare e che avrebbero consentito di non aumentare la spesa per i rifiuti urbani. Comunque, non darti per vinto. Vedrai che, una volta ritirato dalla vita politica attiva, la cui data si avvicina rapidamente, ti potrai dedicare ad una bella attività che ti consentirà di avere ragione, senza ombra di dubbio. Potrai fare il traghettatore di anime per via aerea con una bella clientela e senza concorrenza, tanto Caronte naviga sempre in acque agitate, molto lentamente a forza di remi. Se, poi, non dovessi trovare utenti anche in questa attività, sappi che il nostro conterraneo Ovidio amava affermare che “Si rota defuerit, tu pede carpe viam” (Chi non ha carrozza, vada a piedi). Traduco solo per comodità. Non ti offendere. Conosco bene le tue capacità interpretative dei vocaboli, specialmente di quelli latini.

Signore caro, una promessa fatta agli aquilani e che, in sette anni, non sono riuscito a mantenere è la mancata approvazione, ma neppure una bozza di redazione, del Piano Regolatore. Arriverò alla fine del mandato elettorale e non avrò la possibilità di dire ai cittadini “Ho mantenuto almeno questa promessa”. Che fare?

Grande Hidalgo, dovresti dare maggiore attenzione ai saggi consigli dell’amico Cicerone: “Speremus quae volumus, sed quod acciderit feramus” (speriamo pure le cose che sono nel nostro desiderio, ma sopportiamo quelle che avvengono). Sarai in grado di sopportare l’effetto delle facili promesse non mantenute?

Signore mio, ho provato a captare l’attenzione della pubblica opinione presentando in anteprima il faraonico progetto del ponte che potrebbe collegare la galleria della Mausonia con Porta Napoli. Si è sollevato un vespaio incontenibile. La gente, forse, non ha tutti i torti. Ho fornito diverse versioni. La prima riguardava il collegamento diretto tra la galleria e Porta Napoli. La seconda, poco credibile, si abbassava di quota fino a raggiungere la vecchia cantina della Baffetta. La terza, improponibile, avrebbe dovuto raggiungere la quota più bassa, dove inizia la salita di Porta Napoli. Non ho fatto caso che con questa ipotesi si sarebbero dovute abbattere diverse case. Per la prima soluzione gli aquilani mi hanno detto che avrei voluto realizzare il “ponte dei sospiri” per l’Amministrazione. Qualche altro ha ipotizzato che avrebbe potuto essere il ponte dei suicidi della Giunta e della maggioranza consiliare. Quale potrebbe essere, secondo voi, la soluzione migliore?

Mio caro combattente contro i mulini a vento, ti riassumo in questa semplice frase il mio punto di vista “non sum propheta, et non sum filius prophetae, sed armentarius ego sum vellicans sicomoro”. Hai capito? No. Allora ti traduco il concetto: “non sono profeta, né figlio di profeta, ma pastore che s’accontenta di sicomori”. Hai capito adesso? Si. Allora adeguati.

Signore, ho alcune spine nel cuore. Ho peccato di presunzione e di invidia. Ho pensato di essere potente come te. Mi sono lasciato eccitare dal fatto di essere riuscito ad imporre alla Regione la nomina del manager sanitario dell’Aquila e mi sono illuso di poter fare ancora di più. Infatti, ho ironizzato sulla candidatura a Sindaco del Presidente del Consiglio, non ritenendolo “all’altezza” del ruolo. Dal suo “alto” scranno mi ha redarguito, mi ha atteso al varco e mi ha apostrofato pubblicamente, facendomi fare una brutta figura. Ho provato a tarpare le ali al mio vice per aver dato la sua disponibilità alla candidatura e mi ha presentato bruscamente tutta la sua dentatura, invitandomi a non tirarlo per la giacchetta. Ho preso di petto quell’aguzzino di De Matteis, pensando di ridurlo al silenzio e, invece, ogni volta mette a nudo le mie capacità e il mio intuito politico, facendomi apparire come giullare di corte del Governatore D’Alfonso. Voi che avete tanta saggezza, sapreste dirmi cosa dovrei o potrei fare?

Caro Don Chisciotte, potrei liquidare il discorso con due o tre citazioni di nostri comuni conoscenti, ma non credo di poter incontrare la tua approvazione. Comunque, te le ricordo ugualmente. Può darsi che ti possano illuminare la mente sulle vie del centro. Il tuo amico Siro diceva: “Mansueta tutiora sunt sed serviunt” (La strada umile è più sicura, ma è quella degli schiavi). È un concetto che tu rifiuti, anche se molti consiglieri comunali ritengono che tu sia schiavo del Governatore. Il nostro amato Cicerone insiste col dire “Quanto superiores sumus, tanto nos geramus submissius” (Quanto più siamo in alto, altrettanto dobbiamo abbassarci verso i nostri simili). Anche questo principio non ti si addice, visto che i tuoi simili li tratti molto male. Basta vedere quello che hai detto a proposito dell’aumento della tassa sui rifiuti: “Cittadini, dovreste dirci grazie”, come se avessi fatto loro un grande regalo aumentando le tasse non per lo scarso servizio reso, quanto per pagare l’affitto della onerosa residenza comunale del centro città. Saprai mettere a frutto almeno questi consigli? Ho i miei dubbi! Comunque, staremo a vedere. Per il momento non sei meritevole di assoluzione.

Signore, vi prego. Non potete liquidarmi in questo modo! Ho ancora bisogno di voi, della vostra assistenza, dei vostri consigli. Non lasciatemi andare alla deriva!

Hidalgo carissimo, per oggi basta così. Ti ho fornito materia sufficiente sulla quale riflettere. Torna dopo i primi risultati, positivi o negativi che siano, vedremo come poter andare avanti. Non perderti in chiacchiere e polemiche inutili. Se vuoi lasciare una bella impressione, datti da fare. Concludi qualcosa di buono, altrimenti la storia ti ignorerà.