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Parto indolore… nel punto nascita destinato a chiudere

di Eleonora Falci

Potrebbe sembrare un paradosso. Nel Punto Nascita di Sulmona, passato alle cronache degli ultimi mesi come uno dei punti nascita a dover chiudere a causa del numero di parti inferiore a 500 in un anno, è da poco disponibile un servizio come il parto in analgesia (conosciuto anche come parto indolore). Nella notte è nato Leonardo, figlio di una donna che ha scelto di partorire gestendo il proprio dolore con un intervento medico di anestesia.

Un paradosso? In realtà non lo è. Perché la decisione di offrire un servizio simile va nel tentativo di infondere fiducia nelle partorienti del Centro Abruzzo che, per dare alla luce le proprie creature, scelgono piuttosto L’Aquila, Pescara o Chieti. Una mossa che intende invertire la tendenza e cambiare una rotta che, stando alla prima versione del decreto Lorenzin, avrebbe sancito la chiusura del punto nascita. Potrebbe, in sintesi, questa scelta spostare decine di partorienti verso l’ospedale di Sulmona per usufruire di un servizio unico, così come accaduto negli anni per il punto nascita di Sant’Omero.

La nascita di Leonardo arriva pochi giorni dopo la deroga della Regione Abruzzo, che permette al punto nascita di Sulmona di continuare a rimanere aperto: ma prima di essere chiuso, devono essere attivati una serie di servizi sul territorio che al momento non sono presenti, sistemi e reti di emergenza in primis.

Dice la senatrice Stefania Pezzopane: “Il decreto Lorenzin ha stabilito che i punti nascita con meno di 500 parti l’anno dovessero chiudere entro dicembre. In seguito il limite del numero dei parti è stato cancellato, anche a seguito delle sollecitazioni dell’intergruppo parlamentare sulla montagna di cui faccio parte, per introdurre altri criteri quali l’efficienza e anche le caratteristiche del territorio. Il Punto Nascita di Sulmona è assolutamente necessario in Abruzzo, perché serve bene un territorio ampio e in gran parte montano come l’Alto Sangro, che non può essere abbandonato, anche per evitarne lo spopolamento. E’ dunque assolutamente necessario rivedere le decisioni della regione, per consentire a questa struttura di continuare un iter di rilancio che corrisponde in pieno alle esigenze del territorio.”

Venendo all’Aquila, fa riflettere comunque il fatto che l’epidurale sia un servizio a disposizione di ospedali per così dire “minori” come quello di Sulmona, mentre invece al San Salvatore, ospedale regionale, sia un servizio non solo a pagamento (oltre mille euro) ma anche fruibile a seconda della disponibilità di un anestesista: per cui, se si partorisce durante il fine settimana o di notte, anche se si è fatta la richiesta di parto indolore, questo non potrà essere effettuato.

E questo sì, che è un bel paradosso.